Ricorso contro green pass: perché non conviene

Giorgia Bonamoneta

06/08/2021

06/08/2021 - 22:38

condividi

L’obbligo sul green pass è incostituzionale? Secondo svariate sentenze italiane ed estere no, non lo è. Per questo, e altri motivi, non conviene fare ricorso contro la certificazione verde.

Ricorso contro green pass: perché non conviene

Questo green pass non s’ha da fare. Infatti non tutti i cittadini italiani sono contenti della presa di posizione del Governo in merito all’obbligatorietà del green pass e fanno riferimento ai diritti della Costituzione che regolano la libertà di circolazione (art. 16) e la non obbligatorietà dei trattamenti sanitari (art. 32) per rivendicare la loro posizione “no green pass”.

Di questo avviso erano anche i due avvocati che hanno presentato la domanda cautelare per l’annullamento del decreto green pass. In questo caso si sono visti respingere la domanda dal Tar del Lazio, ma non è l’unico esempio di questo genere.

Nel quadro attuale, quanto conviene provare a fare ricorso contro il green pass? Sappiamo che, in caso di assenza della certificazione verde nei luoghi e durante gli eventi stabiliti dal decreto di fine luglio (riconfermato e allargato nelle disposizioni dei limiti con il decreto di agosto), è prevista infatti una multa fino a 1.000 euro.

Ricorso contro il green pass: i precedenti dicono che è meglio di no

In tutta Europa continuano le proteste dei no green pass al grido di “terrorismo sanitario”, mente in Italia da oggi (6 agosto) sono attive le nuove disposizioni sull’obbligo di green pass. Non tutti sono d’accordo: da cittadini a imprenditori e proprio per questo sono stati fatti, in Italia e all’estero, tentativi di ricorso all’uso del green pass.

È successo in Francia, dove la Corte Costituzionale francese ha risposto alle proteste di piazza dichiarando che il green pass non “costituisce, in ogni caso, alcun obbligo di cura o obbligo di vaccinazione”, come cita la sentenza.

Allo stesso modo anche in Italia è stato fatto un tentativo. Gli avvocati Francesco Scifo e Linda Corrias hanno presentato una domanda cautelare per l’annullamento del decreto green pass per presunta violazione degli articoli 2, 3 e 13 della Carta Costituzionale.

La domanda di annullamento è stata corredata dalla motivazione che farebbe riferimento alla natura discriminatoria e “contraria alla dignità umana” della normativa varata dal Governo. Ma il Tar del Lazio non era d’accordo e ha respinto la domanda, motivando:

Il ricorso non evidenzia circostanze che consentano di stabilire se e quale pregiudizio irreparabile potrebbe subire parte ricorrente dal provvedimento impugnato.

Quindi il green pass non è incostituzionale?

No, il green pass non è incostituzionale e fare ricorso, con questi presupposti, non ha portato a nessun cambiamento delle circostanze di applicazione del decreto green pass.

A darci la sicurezza di questo è una sentenza della Corte Costituzionale del 2018, la quale prevede che un trattamento può essere obbligatorio in caso di:

  • preservare lo stato di salute dell’interessato
  • preservare lo stato di salute della popolazione

Senza green pass: multa fino a 1.000 euro

In caso si venga trovati all’interno di un locale o di una struttura senza green pass, sono previste delle sanzioni amministrative. Stiamo parlando di una multa, disposta dalle forze dell’ordine, che va da 400 a 1.000 euro.

Come succede già nel caso delle multe stradali o sui mezzi di trasporto pubblico, la sanzione può essere pagata con uno sconto del 30% entro 5 giorni lavorativi.

Va ricordato che la multa non è solo a carico del soggetto che è sprovvisto di green pass all’interno di una struttura. Finisce multato anche il proprietario del locale, il gestore del ristorante e il responsabile degli eventi dove è obbligatorio presentare il green pass. A spaventare maggiormente l’imprenditore di turno dovrebbe essere, più che la multa, la possibilità di sospensione dell’attività per un massimo di 10 giorni.

Argomenti

Iscriviti a Money.it