Renzi, più Alfano che Macron

Alessandro Cipolla

22 Febbraio 2021 - 09:52

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Matteo Renzi continua a guardare a Emmanuel Macron come “modello” tanto che a novembre la Leopolda sarà dedicata a Renew Europe: alle prossime elezioni però il leader di Italia Viva potrebbe fare come Angelino Alfano, che nel 2018 scelse di non presentarsi alle urne trovando poi un lavoro manageriale.

Renzi, più Alfano che Macron

Quando il 17 settembre 2019 Matteo Renzi ha annunciato la nascita di Italia Viva, dopo che il giorno prima aveva ufficializzato l’addio al Partito Democratico appena completata la squadra di governo del Conte-bis, subito era chiaro che il modello da seguire era quello di Emmanuel Macron.

Il Presidente francese infatti nel 2016, quando da indipendente era ministro dell’Economia del governo Hollande, con la benedizione di Obama e Renzi prese la decisione di fondare En Marche!.

Dopo appena un anno dalla sua scesa in campo in solitaria, Macron vinse le elezioni del 2017: prima del successo al ballottaggio contro Le Pen, al primo turno En Marche! prese il 24% vampirizzando così i Socialisti che crollarono dal 29 al 6%.

L’idea di Matteo Renzi così appariva essere simile: abbandonare un PD destinato al declino dopo l’accordo di governo con i 5 Stelle fondando un nuovo partito che, così come fatto da Macron in Francia con i Socialisti, potesse svuotare i dem.

Il progetto di Italia Viva però, nonostante i proclami della vigilia quando la doppia cifra veniva data come obiettivo minimo, non sembrerebbe essere ancora decollato: l’esordio alle Regionali è stato deludente, così come i sondaggi indicano il partito al 3% in bilico sulla soglia di sbarramento.

Renzi guarda a Macron

Con la nascita del governo Draghi, fortemente voluto e sponsorizzato dall’ex sindaco di Firenze, la speranza di Italia Viva è quella di riprendere quota per ritagliarsi anche in futuro un ruolo da protagonista.

Se la sinistra si coalizza intorno a LeU, Cinque Stelle e il PD immagino che i Socialisti europei potranno accogliere la neonata formazione - ha scritto nella sua ultima Enews Matteo Renzi - Noi di Italia Viva dovremo essere i promotori di quella che in Italia sarà la casa del buon senso, dei riformisti, di un mondo liberal-democratico che in Francia ha Emmanuel Macron, in Danimarca Margrethe Vestager, in Belgio Charles Michel, in Lussemburgo Xavier Bettel e tanti altri riferimenti nel mondo”.

Nonostante le voci di una sorta di progetto per rientrare nei ranghi del PD, prima però servirebbe la fine del regno di Nicola Zingaretti al Nazareno, IV potrebbe invece provare a proporsi come capofila dei riformatori come En Marche! in Francia, magari insieme ad altre forze moderate come +Europa, Azione e parte di Forza Italia.

Non sarebbe così un caso che la prossima Leopolda, la kermesse fiorentina simbolo del renzismo, sarà dedicata a Renew Europe, il gruppo parlamentare europeo dei Liberali che ha proprio in Emmanuel Macron la sua guida e dove è presente Nicola Danti, l’unico europarlamentare di Italia Viva.

Futuro alla Alfano?

Da tempo però si rincorrono per Matteo Renzi voci di una sorta di “piano B”, ovvero una sua personale exit strategy nel caso Italia Viva dovesse continuare a vivacchiare in una sorta di limbo politico.

L’ex Presidente del Consiglio così al termine di questa legislatura potrebbe decidere di non ripresentarsi, cercando poi magari un incarico di prestigio a livello internazionale, da tempo si parla della NATO, oppure dedicandosi a tempo pieno alla sua attività di conferenziere.

Si andrebbe così a ripetere la storia di Angelino Alfano che, dopo aver spaccato Forza Italia proprio per sostenere il governo Renzi fondando prima il NCD e poi Alternativa Popolare, alla fine scelse di non presentarsi alle ultime elezioni politiche del 2018.

Smessi i panni del ministro e del parlamentare, Alfano così è tornato prima a svolgere la sua attività da avvocato, per diventare poi nel luglio 2019 il presidente del Gruppo ospedaliero San Donato, probabilmente la più grande holding della sanità privata in Italia che gestisce anche il San Raffaele di Milano.

Se non dovessero migliorare le previsioni dei sondaggi, più che rischiare una clamorosa bocciatura alle urne Matteo Renzi potrebbe optare per un passo indietro un po’ come fatto nel 2018 da Angelino Alfano.

C’è però una questione di non poco conto. Durante questa crisi di governo, la forza di Renzi è stata quella di aver tenuto uniti i suoi nonostante il concreto rischio del voto anticipato. Appare così irreale pensare che questi deputati e senatori, alcuni anche di lungo corso, non abbiamo avuto precise garanzie di un progetto politico non a tempo al momento di votare o meno la fiducia al governo Conte.

Se Renzi quindi volesse veramente non candidarsi alle prossime elezioni, prima dovrebbe dare una collocazione ben precisa a Italia Viva, una nuova coalizione moderata o un ritorno con il PD, per garantire un futuro politico ai suoi.

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