Il Regno Unito affonda nel debito pubblico

Violetta Silvestri

22 Dicembre 2020 - 11:27

22 Dicembre 2020 - 15:12

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Regno Unito protagonista della scena economica: variante Covid, Brexit in bilico, recessione fanno sprofondare la nazione, con un debito pubblico sempre più alto.

Il Regno Unito affonda nel debito pubblico

Finale 2020 molto amaro per il Regno Unito, che sta sprofondando in una delle più cupe recessioni della sua storia.

Il debito pubblico aumenta di mese in mese e le previsioni per il 2021 non sono affatto incoraggianti, con lo stesso FMI che ha inquadrato scenari da tasse in aumento per la nazione inglese.

Senza più il “laccio” dell’Unione Europea, Londra potrebbe vivere altri drammatici momenti di isolamento e caos commerciale come quelli in scena in queste ore. Il nuovo anno all’insegna dell’affondo economico, appesantito da una pandemia imprevedibile, o di una ripresa trionfante senza i legami europei?

Intanto, il Regno Unito sta vivendo un incubo per i conti pubblici, rischiando di affondare nel suo debito record.

Debito pubblico senza fine per il Regno Unito

Che fosse l’anno dei record - negativi - per il Paese inglese lo si sapeva già, visto che il livello di indebitamento nazionale aveva raggiuntoil massimo assoluto da 300 anni tempo fa.

Nel frattempo, però, la situazione è cambiata, ma in peggio, con la variante Covid e lo strappo Brexit con l’UE a disegnare prospettive davvero nere. I dati resi pubblici proprio oggi, 22 dicembre 2020 lo dimostrano: il debito pubblico sale ancora e mette in apprensione il Governo.

L’indebitamento è salito a un record di 240,9 miliardi di sterline (323 miliardi di dollari) nei primi otto mesi dell’anno fiscale, riflettendo i danni inflitti a un’economia ora a rischio di ricadere in recessione.

Solo nel mese di novembre, la spesa ha superato le entrate fiscali di 31,6 miliardi di sterline a causa dell’aumento dei costi per il sostegno alle imprese e alle famiglie durante la pandemia, come hanno mostrato i dati dell’Ufficio per le statistiche nazionali. Lo Stato è di fronte al più grande deficit di bilancio mai raggiunto in tempo di pace.

Dati separati hanno confermato che l’economia ha registrato un forte rimbalzo nel terzo trimestre, con un +16% del Prodotto Interno Lordo. Ma è prevista una contrazione nel quarto trimestre e le speranze di ripresa all’inizio del prossimo anno stanno svanendo dopo che il Governo ha rafforzato le restrizioni per combattere un coronavirus mutato e diversi Paesi europei hanno vietato l’ingresso dal Regno Unito.

Nel frattempo, i colloqui in stallo su un accordo commerciale sulla Brexit si stanno dirigendo verso un precipizio con data 31 dicembre.

Secondo le stime, il deficit raggiungerà quasi i 400 miliardi di sterline nell’anno 2020/21, avvicinandosi alla soglia del 20% del PIL.

Come si salverà il Regno Unito?

Mentre tutti gli Stati UE - alle prese con debito pubblico in aumento - si aggrappano all’ancora di salvezza chiamata Next Generation EU, il Regno Unito come si riprenderà il prossimo anno?

Dal Governo, con le parole del ministro Sunak, la strategia è questa:

“[L’alto livello di spesa pubblica] è la cosa giusta da fare per proteggere vite e mezzi di sussistenza durante questa fase acuta della crisi...Quando la nostra economia si riprenderà, è giusto che prendiamo le misure necessarie per porre le finanze pubbliche su una base più sostenibile in modo da essere in grado di rispondere alle crisi future nel modo in cui abbiamo fatto quest’anno.”

Supportato dalla Bank of England, il Governo Johnson potrà ancora aspettare ad aumentare le imposte, che però vedranno inevitabilmente un rialzo il prossimo anno. D’altronde, anche il Fondo Monetario Internazionale lo ha predetto: per colmare un divario così profondo, il Regno Unito dovrà far pagare più tasse.

Il commento più provocatorio alla drammatica situazione inglese è arrivato dal commissario europeo al mercato interno, Thierry Breton: “se la Gran Bretagna fosse rimasta [in UE] avrebbe avuto oggi, come tutti gli altri Paesi europei, tra 30 e 50 miliardi di euro in aiuto grazie al fondo Next Generation EU”.

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