Referendum costituzionale: se vince il No Salini Impregilo lascia l’Italia? Ecco cosa spaventa le aziende

Referendum costituzionale: Salini Impregilo pronta a lasciare l’Italia in caso di vittoria del No. Ecco cosa temono le aziende italiane e internazionali.

In caso di vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre, Salini Impregilo potrebbe prendere in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia.

Ad affermarlo, in un’intervista al quotidiano economico britannico Financial Times, è Pietro Salini, amministratore delegato nonché principale azionista del gruppo italiano attivo nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria. L’ad del gruppo attualmente guidato da Alberto Giovannini ha spiegato:

“Siamo orgogliosi di portare la bandiera italiana nel mondo. Ma se la situazione politica si evolvesse nella direzione sbagliata, a quel punto con una grossa parte dell’industria che andrebbe altrove ci sarebbe una situazione da valutare seriamente”.

E per “direzione sbagliata”, Salini intende

“un modo che metterebbe l’Italia nell’impossibilità di avere un governo, di tenere elezioni, senza avere la possibilità di avere un nuovo governo sufficientemente affidabile”.

Referendum costituzionale: cosa temono le aziende

In sintesi, il rischio di una instabilità politica è il fattore che più di ogni altro turba i sonni delle imprese italiane e internazionali. Le preoccupazioni di Salini si aggiungono a quelle degli altri industriali del Belpaese.

Per il Centro Studi di Confindustria una vittoria del No ci porterebbe in una recessione che costerebbe 4 punti di Pil tra il 2017 e il 2019.

Hanno destato molte polemiche, inoltre, le affermazioni dell’ambasciatore americano in Italia John Phillips, secondo il quale una vittoria del No rappresenterebbe un “passo indietro” per attrarre gli investimenti stranieri nel nostro Paese.

Referendum costituzionale: Renzi punta agli indecisi

Ad ogni modo gli ultimi sondaggi politici sul referendum non sorridono a Renzi e al fronte del Sì. La rilevazione Ipsos a cura di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera dà il No in vantaggio di 4 punti percentuali sul Sì.

Divario che diventa enorme nelle regioni meridionali, dove il “partito” dei contrari alla riforma Renzi-Boschi supera il Sì di ben 16 punti.

La sfida, comunque, è ancora tutta da giocare. Il 50% degli italiani non ha ancora deciso da che parte stare ed è quella la parte di elettorato alla quale nei prossimi due mesi si rivolgerà Renzi. Stamattina, infatti, il premier ha affermato:

“I dati che vedo di tutti i sondaggi sono molto simili, si divide la torta in due. C’è una parte che ha già deciso e un’altra che è ancora indecisa. Il 50% di indecisi è pazzesco, quindi è ancora una partita aperta”.

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