Referendum costituzionale: ecco perché gli insegnanti voteranno No

Referendum costituzionale 2016: come voteranno gli insegnanti? La maggior parte sembra propendere per il No, ma intanto alcuni docenti hanno fondato il Comitato per il Sì.

Referendum Costituzionale 2016: come voteranno gli insegnanti?

Quando mancano circa 2 mesi al referendum sulla riforma costituzionale non c’è ancora chiarezza su come voteranno gli italiani. Infatti, come confermato dai sondaggi politici sul referendum, ad oggi il fronte degli indecisi è ancora molto alto. Il No al momento è in leggero vantaggio ma, visto questo clima di incertezza, la situazione potrebbe cambiare nelle prossime settimane.

Tuttavia, c’è una categoria di lavoratori italiani che ha già le idee chiare su cosa votare al referendum costituzionale di novembre. Si tratta degli insegnanti, i quali dovrebbero optare in massa per il No. Naturalmente ci saranno delle eccezioni, ma leggendo i commenti affidati ai social network sembra che questi approfitteranno del referendum sulla riforma costituzionale per sfogare il loro dissenso nei confronti delle ultime politiche di Matteo Renzi.

Tra i motivi per cui la maggior parte degli insegnanti voterà No al referendum c’è quello per cui sperano nelle dimissioni di Renzi da Presidente del Consiglio. Il Premier infatti ha legato il proprio destino politico al risultato del referendum, dichiarando che nel caso in cui vincesse il No sarebbe pronto a dimettersi.

Considerando che in Italia ci sono circa 800mila insegnanti, la maggior parte dei quali non approva le politiche adottate dal MIUR, per Renzi potrebbero esserci dei problemi seri.

Perché gli insegnanti hanno scelto di votare No al Referendum? Si tratta di una linea condivisa oppure alcuni docenti sono a favore del Sì? Facciamo chiarezza analizzando i fattori che potrebbero influenzare il voto dei docenti italiani.

Referendum Costituzionale, gli insegnanti votano No: ecco il perché

Da qualche mese l’Unione Sindacale di Base (USB Scuola) ha intrapreso una vera e propria battaglia contro la riforma della Costituzione messa in atto dal Ministro Boschi.

Secondo i portavoce di USB, l’approvazione della riforma rappresenterebbe un “passaggio chiave nella progressiva subordinazione dei diritti dei lavoratori al profitto privato”. Per questo motivo è molto importante che vinca il No, poiché la sconfitta di Renzi, sommata a quella delle ultime amministrative, potrebbe aprire “spazi di iniziativa politica nei quali le soggettività organizzate dei lavoratori potrebbero inserirsi con forza”.

La Riforma Costituzionale inoltre sposta il potere sull’esecutivo rispondendo alla stessa logica della Buona Scuola. Anche la legge 107/2015 infatti è caratterizzata da una torsione “esecutiva” delle istituzioni, come dimostrano alcune novità introdotte nella riforma:

  • chiamata diretta dei docenti con potere discrezionale dei dirigenti scolastici;
  • assegnazione di un premio agli insegnanti considerati meritevoli;
  • lavoro non pagato imposto agli studenti (alternanza scuola-lavoro).

Per manifestare il proprio dissenso riguardo a questi argomenti, dall’USB invitano gli insegnanti a prendere una presa di posizione ferma.

Non tutti i sindacati però sono d’accordo con questo punto di vista; ad esempio, la CISL è schierata in favore del Sì al referendum, mentre la CGIL, complice il legame storico con il PD, stanno tenendo un comportamento piuttosto ambiguo non schierandosi né per il Sì né per il No.

Per l’USB però non ci sono dubbi: la riforma costituzionale va fermata, poiché con la stabilizzazione dell’esecutivo si rischia un attacco ai diritti del lavoro. Il Governo infatti sta mettendo in moto delle politiche di “progressivo smantellamento” dei diritti dei lavoratori, poiché questi sono considerati da “intralcio per l’efficienza dei mercati”.

Infine, dall’USB ricordano che con la riforma ci sarebbe una riduzione della partecipazione democratica dei cittadini, al fine di “disegnare istituzioni ritagliate a uso e consumo delle oligarchie dominanti di turno”.

Referendum Costituzionale, come votano gli insegnanti? Nasce il Comitato per il Sì

Mentre il sindacato USB invita gli insegnanti a votare per il No, in Valle D’Aosta un gruppo di docenti ha promosso il Comitato per il Sì, convinti del fatto che la riforma sia molto importante in quanto eliminando il bicameralismo perfetto “concorre a creare presupposti di governabilità”.

L’obiettivo del Comitato è promuovere l’adesione degli insegnanti, sia precari che di ruolo, che condividono l’impostazione della riforma costituzionale, al fine di favorire “il dibattito e l’approfondimento sul suo significato”.

Ecco alcuni dei motivi per cui questi sono a favore del Sì:

  • perché con questa riforma non sono in gioco i destini del Governo, ma l’interesse di tutti i cittadini;
  • per velocizzare l’attività parlamentare superando il bicameralismo;
  • perché la riforma garantisce la solidità istituzionale di cui il Paese ha bisogno;
  • poiché, a differenza di come sostenuto da alcuni esperti, la riforma della Costituzione non modifica in alcun modo i principi fondamentali contenuti nella prima parte.

Quindi, all’interno della categoria degli insegnanti ci sono diversi punti di vista. In linea di massima comunque i voti a sfavore dovrebbero essere di più rispetto ai Sì; questo influirà anche sui risultati complessivi? Per scoprirlo dobbiamo attendere ancora qualche mese, quando per il Governo Renzi, ma soprattutto per la Riforma Costituzionale, arriverà il momento della verità.

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