Referendum 2020, Paganini: «meno parlamentari è un segnale, non un pericolo»

Pietro Paganini, presidente del Comitato Il Sì delle Libertà, nel corso del confronto sul referendum in esclusiva per Money.it ha spiegato le ragioni del Sì alle votazioni di settembre.

Mancano pochi giorni alle consultazioni sul referendum sul taglio dei parlamentari e il dibattito tra sostenitori del Sì e del No si fa sempre più acceso. A sostenere le ragioni del Sì al referendum, per un esclusivo dibattito per Money.it, è stato Pietro Paganini, professore alla John Cabot University e presidente del Comitato Il Sì delle Libertà. Nel corso del dibattito di confronto, svoltosi con Matteo Richetti che ha invece appoggiato le ragioni del No, Paganini ha motivato la scelta di sostenere il taglio del numero di poltrone.

Paganini ha messo in chiaro che votare Sì porterebbe ad effettuare un primo passo per riuscire poi a riformare la politica del nostro Paese e soprattutto le sue istituzioni. Per il professore non si tratta di un semplice risparmio economico, ma di modo per dare una scossa al mondo politico e soprattutto per riuscire a impostare delle riforme.

Pietro Paganini: la vittoria del Sì migliorerà la qualità

Il confronto sul referendum sul taglio dei parlamentari, svoltosi il 16 settembre sul canale YouTube di Money.iy, ha visto contrapporsi due visioni differenti. Matteo Richetti, senatore di Azione, ha messo in chiaro che il taglio non apporterà benefici, ma sarà il vero colpo di grazia per il Parlamento italiano.
Diversa l’opinione di Pietro Paganini, che ha chiarito come la vittoria del Sì potrebbe essere il punto di partenza per un cambiamento del nostro Paese, che non comporterà riduzione della rappresentanza o indebolimento del Parlamento.

Noi dobbiamo guardare a quello che c’è oggi e oggi c’è la possibilità di fare una riforma.

La riforma, secondo Paganini, potrà dare un segnale forte ai cittadini, che chiedono un segnale di cambiamento, dal momento che la politica ha mancato di rispondere ai propri bisogni. «Il taglio dei parlamentari non è un taglio populista, ma un segnale di cambiamento» da cui però si dovranno far derivare tante altre modifiche. Per il presidente del Comitato Il Sì delle Libertà è quindi questo un primo passo verso una serie di modifiche che dovranno essere apportate al mondo politico.

La diminuzione dei parlamentari non comporterà inoltre una perdita di rappresentanza per i cittadini, dato che comunque l’Italia, anche con il taglio ai parlamentari, riuscirà comunque ad essere nella media europea. La vittoria del Sì quindi non comporterebbe un indebolimento del Parlamento, come sostenuto dal fronte del No.
Si deve inoltre pensare che l’Italia non ha solo il proprio Parlamento, ma anche quello europeo che porta al nostro Paese il «75% di ciò che fa il Parlamento italiano».
Il Parlamento dello stivale riesce però ad avere il record in Europa, superando anche la Grecia, per il cattivo e ritardato recepimento delle direttive europee. Proprio per sostenere questa sua affermazione Paganini ricorda come la direttiva europea per la gestione dei rifiuti sia costata all’Italia ben 800 milioni in 15 anni, costi che il Parlamento ha aggiunto ai cittadini.

L’argomento, proposto dal Movimento 5 Stelle, che mira a ridurre i costi mostrando i risparmi derivanti dal taglio delle poltrone che comporteranno una diminuzione degli stipendi da pagare, secondo il professore è però secondario. Per Pietro Paganini ci si deve invece focalizzare di più su come il Parlamento ha mal gestito le risorse dei cittadini.

Noi crediamo che meno parlamentari sia un segnale, non un pericolo per la democrazia, ma un miglioramento della qualità.

Questo tipo di riforma, continua poi il professore della John Cabot, è stata voluta nel tempo da tutti gli schieramenti, siano essi di destra o di sinistra. Ad oggi i partiti che si sono schierati contro lo hanno fatto sperando di poter mandare a casa il Governo, una motivazione sbagliata secondo Paganini.

Oggi c’è questa possibilità, è un segnale, è un punto da cui partire, di riforma, di cambiamento e di miglioramento di funzionamento del Parlamento.

Nella visione del presidente del Comitato il Sì delle Libertà la vittoria del referendum sarà un primo passo per riuscire a modificare un sistema che non funziona e che non piace ai cittadini.

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