Reddito di cittadinanza: quando si rischia il sequestro del conto

Giorgia Bonamoneta

23 Novembre 2021 - 18:04

condividi

Il Reddito di Cittadinanza è una misura con molti paletti. Nel caso non si rispettino le regole e i doveri si rischia di vedersi sequestrato il conto. Ecco perché potrebbe accadere.

Reddito di cittadinanza: quando si rischia il sequestro del conto

Il Reddito di Cittadinanza non è per sempre. In alcune situazioni, specificate al momento della sottoscrizione del patto, si può incappare nella perdita del sostegno. La variazione del reddito o la variazione dei membri sono due delle motivazioni, spesso congiunte, per le quali si perde il Reddito di Cittadinanza.

Oltre a perdere il sostegno alla povertà si può, a seconda della motivazione e della gravità di questa, rischiare il sequestro del conto o la detenzione fino a tre anni.

Ignorare o dimenticare i propri “doveri” non viene considerata un’attenuante e una sentenza della Corte di Cassazione ha da poco condannato una donna al sequestro di somme dal conto corrente per omessa dichiarazione della variazione dei redditi. Quali sono i casi nel quale si rischia una condanna simile? Vediamo insieme le motivazioni della Cassazione e gli altri rischi per chi non dichiara variazioni di qualsiasi natura.

Reddito di Cittadinanza: chi rischia il sequestro del conto

Non si può “dimenticare” di comunicare le variazioni sul proprio reddito o sul proprio nucleo famigliare. Pena: il blocco del conto corrente, con tanto di sequestro della somma.

Questa la sentenza della Corte di Cassazione nei confronti di una donna che percepiva il Reddito di Cittadinanza e altri sussidi per la famiglia non dichiarati. Queste due forme di sostegno sono entrate in contrasto e, non dichiarandole, alla donna è stato sequestrato il conto.

La sentenza n. 41183/2021 specifica che “la confisca viene eseguita sui soldi presenti nel patrimonio fino alla concorrenza del valore del profitto illecitamente percepito”. Anche se, nello specifico di questo caso, i profitti derivano da aiuti percepitiper la nascita, la maternità e i lavoratori in difficoltà disposti e pagati dall’INPS, non illeciti quindi.

Reddito di Cittadinanza: il caso della “dimenticanza”

Il caso finisce, al momento almeno, con il sequestro preventivo di una somma pari a 6.973,25 euro. La motivazione è contenuta nella legge n. 26/2019 e recita:

L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11, è punita con la reclusione da uno a tre anni.

La donna ha cercato di ricorrere alla sentenza della Cassazione, spiegando che quanto accreditato sul suo conto postale sono somme percepite per la maternità e la nascita della figlia tramite i sostegni leciti da parte dell’INPS. In teoria i sussidi in favore della maternità sono impignorabili, ma il tribunale ha precisato che se il profitto è in denaro la confisca viene eseguita fino al risarcimento della somma dovuta.

Reddito di Cittadinanza: gli altri casi di blocco o sequestro

Secondo quanto previsto dal patto per il Reddito di Cittadinanza, la decadenza di questo è previsto quando un membro del nucleo famigliare (non per forza il solo richiedente):

  • non effettua la dichiarazione d’immediata disponibilità al lavoro;
  • non sottoscrive il Patto per il lavoro ovvero il Patto per l’inclusione sociale;
  • non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
  • non aderisce ai progetti utili alla collettività, nel caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti;
  • non accetta almeno una di tre offerte di lavoro congrue (ristrette a due) oppure, in caso di rinnovo, non accetta la prima offerta di lavoro congrua;
  • non comunica l’eventuale variazione della condizione occupazionale oppure effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del Reddito di cittadinanza maggiore;
  • non presenta una DSU aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare;
  • venga trovato, nel corso delle attività ispettive svolte dalle competenti autorità, intento a svolgere attività di lavoro dipendente, ovvero attività di lavoro autonomo o di impresa, senza averlo comunicato.

Come si legge sulla pagina del Reddito di Cittadinanza, oltre alla decadimento di questo, esiste la possibilità di essere puniti in maniera più pesante, come per esempio con la reclusione. Da due a sei anni per chi presenta dichiarazioni, documenti o attestati falsi, oppure ometta volontariamente informazioni necessarie. Mentre, per chi non comunica la variazione del reddito o del patrimonio il rischio è la detenzione da uno a tre anni.

In entrambi i casi, la punizione si accompagna con il decadimento del sostegno alla povertà e alla restituzione di quanto percepito.

Reddito di Cittadinanza: nuovi e più controlli

Governo e comitato tecnico hanno discusso a lungo del Reddito di Cittadinanza, finendo anche ad alzare i toni su alcune problematiche (vedi la lite tra Giorgetti e Patuanelli), o presunte tali e su come gestire i “furbetti”. Su una cosa però sono tutti d’accorso: il Reddito di Cittadinanza deve essere sottoposto a controlli più rigidi.

Il Reddito di Cittadinanza ha rischiato di essere cancellato diverse volte, non tanto per le intenzioni del Governo, quanto nelle dichiarazioni di alcuni esponenti dei partiti di maggioranza e non. Alla fine, per ovviare ai problemi concreti del RdC - come appunto i cosiddetti “furbetti” che lo percepiscono senza averne il diritto - il Governo ha stabilito non la cancellazione, ma una rimodulazione della misura.

Tra le novità anche un maggior numero di verifiche e controlli sul patrimonio, sulle condizioni di rispetto dell’impegno presso i centri per l’impiego e altri casi sospetti.

Iscriviti a Money.it