Reddito di Cittadinanza: adesso si perde al primo rifiuto di un lavoro

Reddito di Cittadinanza: chi lo ha rinnovato deve accettare già la prima offerta di lavoro (che può arrivare da tutta Italia), pena la decadenza del sostegno.

Reddito di Cittadinanza: adesso si perde al primo rifiuto di un lavoro

Tempi duri per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza: d’ora in avanti chi rifiuta anche una sola offerta di lavoro perderà il diritto al sostegno e non potrà fare una nuova domanda per il successivo anno e mezzo.

Non si tratta di una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2021, con la quale sono state comunque aumentate le risorse per far fronte ad un possibile incremento dei beneficiari, bensì di una disposizione già contenuta nel testo del decreto 4/2019 con cui il Reddito di Cittadinanza è stato introdotto. Tuttavia, solamente adesso questa disposizione è diventata attuale in quanto per molti beneficiari ha avuto inizio il secondo periodo di fruizione.

Come noto, a settembre scorso circa il 30% dei beneficiari ha perso il diritto al RdC in quanto trascorsi i 18 mesi; la maggior parte di questi - circa il 75% - ha presentato domanda di rinnovo e per loro la scorsa settimana c’è stato il pagamento della prima mensilità. Ad ottobre il Reddito di Cittadinanza è stato invece tolto a chi lo percepisce senza interruzioni da maggio 2019, mentre questo mese lo perde chi lo prende da giugno 2019; in ogni caso, questi potranno fare domanda di rinnovo per far partire un secondo periodo di fruizione della durata di altrettanti 18 mesi (limite massimo).

Con l’avvio di questo secondo periodo, però, ci sono delle novità, come appunto l’inasprimento delle regole relative all’offerta di lavoro. Come anticipato, infatti, viene meno la possibilità di due rifiuti prima della decadenza del Reddito; nel secondo periodo questo verrà tolto anche al rifiuto della prima offerta di lavoro.

Reddito di Cittadinanza: la sanzione scatta al rifiuto della prima offerta di lavoro

Per tutti quelli per cui sono iniziati altri 18 mesi di fruizione del Reddito di Cittadinanza cambiano le regole riguardanti l’accettazione delle offerte di lavoro congrue.

Infatti, mentre nel primo periodo è prevista una soglia di tolleranza, in quanto viene semplicemente detto che bisogna accettare almeno una delle tre offerte congrue presentate dal Centro per l’Impiego, nel secondo periodo non è così.

Con il rinnovo, infatti, entra in vigore la disposizione che stabilisce che solamente per chi è iniziato il secondo periodo di fruizione il Reddito di Cittadinanza decade già al rifiuto della prima offerta di lavoro. E non è tutto: nei confronti di coloro per i quali si applica questa sanzione, è previsto anche il divieto di presentare una nuova domanda per i 18 mesi successivi alla data in cui risulta rifiutata l’offerta di lavoro.

Attenzione: questa regola vale per tutti i componenti del nucleo familiare, non è sufficiente, quindi, cambiare il richiedente.

L’unica eccezione è rappresentata da quei nuclei familiari in cui è presente un minore o un disabile grave: in quel caso la domanda può essere presentata anche dopo il 6° mese dalla data di decadenza.

Non solo decadenza al primo rifiuto: l’offerta congrua arriva da tutta Italia

C’è un altro aspetto che spaventa i beneficiari che hanno appena rinnovato il Reddito di Cittadinanza: la distanza da cui può arrivare l’offerta di lavoro.

Nel primo periodo di fruizione, infatti, la prima offerta era considerata congrua solo quando la sede di lavoro era entro i 100 chilometri dalla residenza. Dalla seconda offerta, poi, l’arco territoriale si allargava a 250 chilometri. Solo al secondo rifiuto questo aumentava ulteriormente, con l’offerta di lavoro che poteva arrivare da ogni parte d’Italia.

Ebbene, nel secondo periodo di fruizione tutte le offerte di lavoro sono considerate congrue, indipendentemente da dove queste arrivano. C’è quindi, l’obbligo di trasferirsi per lavoro in ogni parte d’Italia, pena la decadenza immediata del Reddito di Cittadinanza.

Anche in questo caso abbiamo l’eccezione dei nuclei familiari con minori o disabili a carico: per loro, infatti, le offerte di lavoro non possono comunque superare i 250 chilometri di distanza.

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