Reddito di Cittadinanza: nessun obbligo per chi lo prende, lo chiede la Corte dei Conti

Antonio Cosenza

13 Aprile 2021 - 17:15

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Reddito di Cittadinanza, la Corte dei Conti ne chiede una revisione: la politica attiva va slegata dal beneficio, ma solo una volta conclusa la pandemia.

Reddito di Cittadinanza: nessun obbligo per chi lo prende, lo chiede la Corte dei Conti

Il Reddito di Cittadinanza va slegato dalla politica attiva: in sostanza, sarà importante riconoscere il beneficio indipendentemente dalla partecipazione ad un programma di politica attiva che possa portare, si spera, ad un ricollocamento nel mondo del lavoro. Questa richiesta arriva dalla Corte dei Conti, nelle memorie sul Decreto Sostegni (con il quale, ricordiamo, il Reddito di Cittadinanza è stato finanziato di un altro miliardo di euro).

Fin da quando è stato introdotto, il Reddito di Cittadinanza ha generato non poche polemiche: in particolare si è discusso dell’utilità di riconoscere un sostegno economico che in qualche modo potrebbe disincentivare le persone ad attivarsi per cercare un nuovo lavoro. Ragion per cui il Movimento 5 Stelle - il quale assicurò che “nessuno verrà pagato per stare sul divano” - collegò la percezione del Reddito di Cittadinanza ad una politica attiva del lavoro, con la quale il beneficiario è soggetto ad una serie di condizionalità.

Chi l’avrebbe mai detto che dopo due anni sarebbe stato proprio questo meccanismo a far discutere: in molti, infatti, non hanno mancato occasione per mettere in risalto gli scarsi risultati raggiunti dalla politica attiva, non tenendo conto dell’impatto della pandemia sul mercato del lavoro.

Due anni dopo quasi nessuno mette in discussione l’utilità del Reddito di Cittadinanza come sostegno economico per quelle famiglie in difficoltà, ma la maggior parte degli esperti ritiene che questa debba essere totalmente slegata dalla politica attiva. Bisognerà arrivare, dunque, a ciò che si temeva il Reddito di Cittadinanza potesse diventare, ossia un sostegno economico privo di condizionalità.

La Corte dei Conti chiede di rivedere il Reddito di Cittadinanza

Nelle memorie sul Decreto Sostegni, la Corte dei Conti è ritornata su un tema di cui si è discusso anche nei mesi scorsi: l’indipendenza del Reddito di Cittadinanza da ogni misura di politica attiva per il lavoro.

Le politiche attive servono al Paese, ma non è utile riservarle ad una categoria che, nella maggior parte dei casi, è molto difficile da ricollocare visto lo scarso livello di formazione e la mancanza di professionalità.

Nel dettaglio, la Corte dei Conti - commentando il finanziamento di un ulteriore miliardo di euro per il Reddito di Cittadinanza, utile per far fronte all’aumento delle domande - ha “registrato” la rilevanza esercitata da un tale strumento nella “mitigazione del disagio socio-economico”. Uno strumento che, insieme al Reddito di emergenza (anche questo rinnovato con il Decreto Sostegni) è stato importante per far fronte alla crisi economica scaturita dalla pandemia.

Ma la Corte dei Conti ha ricordato al Governo l’importanza di riformare il Reddito di Cittadinanza, ma solamente una volta che la pandemia sarà conclusa. In particolare, questa chiede di correggere uno dei punti di “palesata debolezza”, provvedendo a separare “la componente di strumento di contrasto della povertà da quello di strumento di politica attiva del lavoro”.

Niente obbligo del Patto per il Lavoro, quindi, per chi prende il Reddito di Cittadinanza, nessun Navigator a dar loro supporto per la ricerca del lavoro (i quali verrebbero così utilizzati per altre esigenze e - soprattutto - per una platea più ampia di beneficiari). Questo il piano della Corte dei Conti, vedremo quale sarà l’intenzione del Governo Draghi a riguardo.

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