Reddito di Cittadinanza, l’INPS rafforza i controlli: i furbetti sono avvisati

Antonio Cosenza

01/12/2020

23/03/2021 - 16:15

condividi

Reddito di Cittadinanza: l’INPS ottiene l’autorizzazione a consultare i dati in possesso di altre amministrazioni. Al via la lotta ai furbetti.

Reddito di Cittadinanza, l'INPS rafforza i controlli: i furbetti sono avvisati

Reddito di Cittadinanza, tempi duri per i furbetti: il Garante della privacy ha approvato uno schema dell’INPS con il quale è autorizzato lo scambio di dati e informazioni tra diverse amministrazioni. In questo modo l’INPS potrà effettuare controlli più efficienti ed efficaci così da verificare che effettivamente chi richiede il Reddito di Cittadinanza non abbia omesso qualche informazione che avrebbe compromesso l’erogazione del beneficio.

Ad oggi, si sono occupati di scovare i furbetti del Reddito di Cittadinanza tanto l’INPS quanto la Guardia di Finanza. L’Istituto, però, ha sempre lamentato una procedura troppo macchinosa motivata anche dalla difficoltà di analizzare i dati in possesso di altre amministrazioni.

D’ora in avanti, però, l’INPS avrà a disposizione tutti i dati di cui necessita per controllare la veridicità delle informazioni comunicate dal nucleo familiare al momento della domanda. L’Autorità Garante della privacy, pur pretendendo adeguate misure di sicurezza per garantire la riservatezza dei soggetti interessati, ha infatti approvato lo schema che autorizza le diverse amministrazioni - quali Anagrafe tributaria, PRA, Comuni e Regioni - a scambiarsi i dati utili ai fini dei controlli del Reddito di Cittadinanza.

Chi ha mentito, quindi, è avvisato: presto l’INPS effettuerà controlli incrociati utilizzando anche le banche dati in possesso di altre amministrazioni. E qualora dovesse accertare qualche incongruenza applicherà le sanzioni previste dalla normativa che - vi anticipiamo - non comportano solamente la decadenza del Reddito di Cittadinanza.

Reddito di Cittadinanza, INPS autorizzato ad effettuare controlli incrociati

Il Garante della privacy ha quindi autorizzato lo scambio di dati tra diverse amministrazioni, purché limitato alle sole informazioni necessarie per effettuare controlli sui percettori del Reddito di Cittadinanza con l’obiettivo di verificare se questi effettivamente sono in possesso dei requisiti indicati dalla normativa per beneficiare del sostegno economico.

Diverse le amministrazioni coinvolte; d’altronde i requisiti previsti dalla normativa toccano più ambiti. A tal proposito, ecco quali informazioni l’INPS potrà verificare con semplicità grazie all’autorizzazione del Garante della privacy.

  • ACI: l’INPS potrà fornire i codici fiscali dei componenti maggiorenni del nucleo familiare, chiedendo all’ACI di verificare se questi rispettano o meno il requisito indicato dalla normativa riguardante il non possesso di “autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui e’ prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità”. Eventuali trasgressori saranno comunicati all’INPS il quale applica le sanzioni previste dalla normativa;
  • Agenzia delle Entrate: l’Anagrafe tributaria verrà utilizzata per verificare se i componenti del nucleo familiare soddisfano il requisito legato al patrimonio immobiliare. La normativa, infatti, autorizza la richiesta del RdC solamente a coloro che non superano - escludendo la prima casa - un patrimonio immobiliare di 30.000,00€;
  • Ministero della Giustizia: grazie a questa banca dati l’INPS potrà verificare se qualcuno dei componenti familiari è sottoposto a misure cautelari personali, ad uno stato detentivo oppure ha riportato condanne definitive per i reati indicati dalla legge nei 10 anni precedenti alla richiesta del beneficio.
  • Regioni: queste saranno utili per la verifica del requisito riguardante il ricovero in Istituti di cura di lunga degenza o in altre strutture residenziali a carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica. Ricordiamo, infatti, che una tale informazione deve essere comunicata dal richiedente al momento della domanda, oppure utilizzando il modello Esteso nel caso in cui sopraggiunga nel periodo di fruizione del beneficio.
  • Comuni: infine, le banche dati del Comune saranno utilizzate per verificare il possesso dei requisiti concernenti la residenza.

Attenzione: i tempi di conservazione dei dati non possono superare i 10 anni. Il termine è di 5 anni in caso di domande non accolte.

Reddito di Cittadinanza: cosa rischiano i furbetti

I furbetti accertati grazie all’incrocio dei dati saranno soggetti alle sanzioni indicate dall’articolo 7 del decreto 4/2019, precisamente dai primi due commi. Qui, si legge che:

  • chiunque al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni, è punito con la reclusione da due a sei anni;
  • l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio intervenute nel corso del periodo di fruizione del RdC, se non comunicate sono punite con la reclusione da uno a tre anni.

In entrambi i casi, inoltre, scatta la decadenza del beneficio e la restituzione di quanto indebitamente percepito.

Iscriviti a Money.it