Rating della Russia a livello «spazzatura» per Standard & Poor’s: l’inizio di una guerra fredda finanziaria?

Simone Casavecchia

27 Gennaio 2015 - 08:59

I guai della Russia non conoscono fine: dopo il calo del prezzo del petrolio e il crollo del rublo arriva il declassamento di S&P. Una decisione da imputare alla ripresa delle ostilità in Ucraina?

Rating della Russia a livello «spazzatura» per Standard & Poor’s: l’inizio di una guerra fredda finanziaria?

Che la Russia navigasse in cattive acque da almeno un paio di mesi era già di dominio pubblico: erano stati il crollo del prezzo del petrolio, all’indomani della riunione dell’Opec del 27 Novembre, e il quasi contemporaneo crollo del rublo a portare sul terreno finanziario quel malessere e quell’incertezza che già alcuni mesi prima si era concretizzata sullo scenario geopolitico.

E anche stavolta sembra che realtà e finanza siano correlate in maniera più stretta di quanto non possa sembrare a prima vista: alla ripresa delle agitazioni in Ucraina, dove i separatisti filo russi hanno ripreso a muovere contro l’esercito ucraino, hanno fatto seguito prima le minaccie di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti e poi la doccia fredda di Standard & Poor’s che ha declassato il debito sovrano russo a livello junk (spazzatura) abbassandolo da BBB- a BB+.

Si tratta di una decisione già anticipata da indiscrezioni di stampa nelle scorse settimane, che appare molto più impegnativa rispetto a quelle prese, dello stesso tenore, prese da Fitch e Moody’s, dal momento che con tale decisione Standard & Poor’s porta il debito russo sotto la soglia dell’investment grade e arrivando così a considerare gli investimenti in Russia come speculazione; al declassamento del debito sovrano russo viene anche associato l’outlook negativo.

Gli effetti del giudizio di Standard & Poor’s sono stati rapidi e netti: la Russia diventa l’unico Paese tra i Brics il cui debito sovrano è valutato al di sotto dell’investment grade, il rublo dopo il lieve rialzo che era seguito all’innalzamento dei tassi messo in campo dalla banca centrale sovietica, è tornato ai minimi del mese scorso, toccando quota 67 contro il dollaro (67 rubli per 1 dollaro); il costo per assicurare il debito russo contro la possibilità di default diviene, invece, il quinto più elevato al mondo e arriva a 589 punti base, segnando un rialzo di 113 punti.

Al di là della tempistica che fa quasi coincidere le minacce di nuove sanzioni con il giudizio di S&P, la decisione dell’agenzia di rating va motivata, tuttavia, in altro modo: le sanzioni mantenute in vigore dagli Stati Uniti, unitamente al calo del prezzo del petrolio, stanno, infatti, iniziando a produrre i primi effetti sull’economia reale; ciò fa sì che le entrate statali, in un arco temporale molto breve, inizieranno a diminuire: è questo che fa credere alle agenzie di rating che la Russia avrà sempre più difficoltà a risarcire i debito contratti con le nazioni estere, elemento questo di cui c’è non poco da preoccuparsi, dal momento che nel 2015 la Russia dovrà restituire 100 miliardi di dollari in scadenza.

La decisione di S&P contribuirà anche ad alimentare un circolo vizioso già ben avviato, dal momento che, a seguito della sua decisione banche e imprese di stato russe avranno sempre maggiori difficoltà a rifinanzianrsi sui mercati stranieri dei capitali, dal momento che la retrocessione implicherà un sensibile aumento dei costi di rifinanziamento.

Come ha spiegato S&P, la decisione di declassare il rating del debito sovrano russi

«riflette la nostra convinzione che la flessibilità della politica monetaria russa si sia ridotta, e le sue prospettive economiche indebolite. Consideriamo inoltre aumentato il rischio di deterioramento dei cuscinetti fiscali, a causa dell’aumento delle pressioni esterne e dell’accresciuto sostegno del governo all’economia»

Come aveva preventivato già lo scorso mese, il ministro dell’Economia Aleksej Uljukaev, l’effetto del declassamento decretato da Standard & Poor’s potrebbe tradursi in danno economico quantificabili tra i 20 e i 30 miliardi di dollari. Danno che va a sommarsi al costo delle sanzioni che, al momento hanno prodotto perdite tra i 40 e i 60 miliardi e ai 180 miliardi di dollari persi a causa del calo del prezzo del petrolio.

In seguito alla decisione di S&P Vladimir Putin, ha annunciato che il Governo Russo appronterà un piano anticrisi caratterizzato da una razionalizzazione della spesa pubblica che, però, secondo la stampa russa dovrà essere finanziato con una spesa di circa 21 miliardi, da attingere dai due fondi sovrani russi, appena declassati da S&P.