La ragione inconfessabile per cui il bond decennale turco al 20% non fa notizia

Mauro Bottarelli

20 Ottobre 2021 - 06:30

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Debito in orbita e lira al minimo storico sul dollaro ma nessuno pare preoccuparsi. Forse perché Erdogan ha appena implementato i controlli sul capitale, utilizzando il bando su Bitcoin come leva?

La ragione inconfessabile per cui il bond decennale turco al 20% non fa notizia

A dare il via al festival del non-sense ci aveva pensato l’altro giorno il capo dello staff della Casa Bianca, Ron Klain, a detta del quale molti dei problemi legati all’economia di cui stiamo discutendo in questi giorni, come supply chain e inflazione, rappresentano high-class problems. A rincarare la dose ci ha pensato la portavoce del presidente, Jen Psaki, la quale nel corso di un’intervista con Jake Tapper della Cnn ha sostenuto come gli scaffali vuoti e i prezzi aumentati sono riconducibili a un trend positivo dovuto a una crescita della domanda. Insomma, l’inflazione non è solo transitoria ma anche materia da upper class e indicatore di salute economica.

In compenso, questi due grafici

Andamento del rendimento dei bond emergenti in valuta locale Andamento del rendimento dei bond emergenti in valuta locale Fonte: Bloomberg
Trend di rendimento del bond sovrano turco a 10 anni Trend di rendimento del bond sovrano turco a 10 anni Fonte: Bloomberg

ci mostrano come a riportare il mondo sui binari del buon senso ci pensino i Paesi emergenti, gli stessi che nel 2013 pagarono lo scotto al taper tantrum innescato da Ben Bernanke e oggi stanno soffrendo e non poco le criticità legate a prezzi e forniture. Se il rendimento medio in valuta domestica dei bond delle economie in via di sviluppo, infatti, ha toccato il 4,3%, il massimo da due anni e ben al di sopra del picco registrato nel marzo 2020, la seconda immagine fotografa alla perfezione la situazione che sta vivendo il poster-boy storico della lotta contro il caro-vita. Il decennale della Turchia sconta infatti un rendimento del 20%, livello non certo nuovo per la carta di Ankara ma che non si toccava dal maggio 2019. Nemmeno a dirlo, poi, in concomitanza con la lira turca che ha toccato il suo minimo storico sul dollaro.

Perché la notizia non suscita preoccupazione? Forse perché la Turchia ha abituato il mercato a cicliche crisi valutarie, sempre risolte con l’intervento di qualche swap in arrivo dall’alleato geopolitico di turno e in grado di gonfiare artificialmente le riserve estere? Probabile. Ma questa volta c’è di più e vale la pena di sottolinearlo, nel giorno del debutto dell’Etf che tratta i futures di Bitcoin sul circuito regolamentato. Dopo aver messo al bando le criptivalute lo scorso aprile, scomodando come giustificazione i danni irreparabili e i rischi per le transazioni che queste ponevano, Ankara ha appena deciso una nuova stretta. Se fino all’altro giorno i cambia-valuta e i money-transfers erano obbligati a richiedere le generalità solo per operazioni superiori ai 3.000 dollari di controvalore, oggi quel limite è stato eliminato. Le generalità devono essere richieste e pretese da tutti, a prescindere dal valore della transazione, il tutto per ridurre il tasso di informalità imperante nell’industria del cambio, aumentarne il livello di istituzionalizzazione e allineare la legislazione interna agli standard internazionali.

Di fatto, a fronte di una lira che precipita, Ankara ha appena imposto un controllo sui capitali dei propri cittadini pressoché assoluto. E questi due grafici

Andamento del tasso di cambio lira turca-dollaro Usa Andamento del tasso di cambio lira turca-dollaro Usa Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Volumi di utilizzo settimanale di criptovalute in Turchia Volumi di utilizzo settimanale di criptovalute in Turchia Fonte: Coin.dance

mostrano quanto stia accadendo: non solo dopo il bando sulle criptovalute e il folle taglio dei tassi del 23 settembre la lira è entrata in una spirale di crollo senza fine ma ecco che i piccoli esercizi - come parrucchieri e drogherie - dalla sera alla mattina si sono visti vietare i pagamenti in Bitcoin che avevano cominciato ad accettare. Detto fatto, ulteriore ribasso della lira e circolo da iperinflazione innescato. Insomma, la Turchia sta operando da stress test non solo del livello di accettazione popolare di misure restrittive sulle finanze private ma anche sul potenziale di reazione alla messa al bando reale - e non sostanzialmente nominalistica come appare ancora quella cinese - delle criptovalute, dopo averne reso possibile l’accettazione come moneta alternativa nel tessuto dell’economie reale del Paese.

Sarà per questo ruolo da laboratorio del dottor Frankenstein del controllo di capitale che la Turchia, per ora, sta attraversando senza particolari clamori o tensioni la sua ennesima crisi valutaria, nonostante i livelli record che aggiorna quotidianamente? Fa pensare. Perché proprio oggi il gruppo dei Democratici al Senato Usa ha ritirato la sua proposta di tracciamento e sorveglianza dei conti correnti dei cittadini Usa per tutte le transazioni superiori ai 600 dollari. Avete letto bene, 600 dollari. Follia passeggera e rientrata? Si ma dalla finestra, dopo essere ufficialmente uscita dalla porta. In seno alla riforma dell’Internal Revenue Service (IRS) contenuta nel piano Build Back Better dell’amministrazione Biden, infatti, i senatori hanno ripresentato la proposta di controllo per tutte le operazioni di deposito o prelievo superiori ai 10.000 dollari l’anno che non siano legate allo stipendio del cittadino.

Certo, la rivolta scattata dopo la presentazione della proposta originaria ha fatto recedere i Democratici ma la nuova politica di controllo resta. E quel tentativo, forse, a sua volta rappresentava uno stress test per valutare la reazione dell’opinione pubblica e gettare il sasso nello stagno, tanto per preparare tutti a eventuali colpi di mano. Sarà per questo che nessuno sembra preoccupato dalla situazione turca e dal suo decennale al 20% di rendimento? Se sì, stante anche quanto sta accedendo negli Usa, quanto ci metterà l’Ue ad accodarsi, magari utilizzando il sempreverde alibi della lotta all’evasione?

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