Quota 100 va abolita? Un rapporto Ocse spiega perché

Teresa Maddonni

28 Novembre 2019 - 12:33

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Quota 100 va abolita e bisognerebbe andare in pensione più tardi. Il perché spiegato in un rapporto Ocse. L’Italia si conferma sotto la media europea.

Quota 100 va abolita secondo il rapporto Ocse Pensions at a Glance 2019. Perché?

L’Italia è uno dei Paesi europei in cui si va in pensione molto presto, specie dopo l’introduzione di Quota 100.

Il rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si riferisce al 2018, quando ancora Quota 100 non era stata introdotta.

L’Ocse ha tuttavia sempre dimostrato la sua contrarietà alla riforma delle pensioni che ha introdotto Quota 100 esprimendo forti perplessità che, come quelle del rapporto appena pubblicato, potrebbero essere confermate anche nei prossimi anni.

Intanto Quota 100 dovrebbe essere garantita anche il prossimo anno e per il triennio 2019-2021 come dimostra la Legge di Bilancio 2020 ancora in fase di discussione e ancora da approvare. Vediamo perché secondo l’Ocse Quota 100 va abolita.

Per l’Ocse Quota 100 va abolita: ecco perché

Sin dalla sua introduzione Quota 100 per l’Ocse va abolita. Il rapporto appena reso noto riferito al 2018, quando la riforma del pensionamento anticipato non era ancora stato introdotta, ma sembra comunque confermare le perplessità dell’Organizzazione. Vediamo perché.

Quota 100 è una delle riforme, insieme a Opzione donna e Ape social che permette di andare in pensione anticipata. Un lavoratore che abbia 38 anni di contributi e 62 anni di età può congedarsi prima dal mondo del lavoro. Una riforma che va contro l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni congelata per gli uomini che hanno 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le donne) almeno fino al 2026.

Per l’Ocse in Italia si deve andare in pensione più tardi adeguando realmente l’età pensionabile alle aspettative di vita, opzione questa bloccata fino al 2021.

A rischio vi è la sostenibilità del sistema macroeconomico e ciò che in Italia andrebbe fatto secondo il rapporto è assicurare “adeguate prestazioni di vecchiaia limitando la pressione nel breve, medio e lungo periodo”.

Aumentare l’età pensionabile “limitando indebiti sussidi di prepensionamento”. Alla luce di ciò vi rientrerebbe anche Quota 100 senza contare che la ministra Nunzia Catalfo ha annunciato un superamento della legge Fornero per abbassare ulteriormente l’età pensionabile.

Non solo, Quota 100 insieme alle altre misure è uno dei sistemi di prepensionamento che andrebbe abolito secondo Ocse perché il rischio è che la politica previdenziale diventi solo “uno strumento per un guadagno politico di breve termine”. Vediamo come si posiziona l’Italia di Quota 100 rispetto agli altri Paesi Ocse.

Con Quota 100 in pensione prima: differenza tra Italia e altri Paesi Ocse

In Italia con Quota 100 si va in pensione prima anche se l’età regolare di pensionamento in base alle aspettative di vita è di 67 anni, la media dell’età effettiva in cui si accede alla pensione è di 62 anni (e Quota 100 lo dimostra).

Anche Norvegia, Israele e Islanda si attestano a 67 anni. Sempre secondo il rapporto un giovane che in Italia abbia iniziato a lavorare nel 2018 con effetto della legge Fornero può sperare di andare in pensione a 71 anni. Età prevista anche per Olanda ed Estonia, la Danimarca la sta aumentando a 74 anni, mentre la media nei Paesi Ocse è di circa 64 anni ma è destinata a salire.

Nonostante queste indicazioni in italia si va in pensione a 62 anni, 63 e poco più per gli uomini e 61 per le donne. In Europa invece, per gli altri paesi Ocse, si attesta a poco più di 65 per gli uomoni e 63 per le donne.

Senza contare poi quei Paesi come la Corea dove si va in pensione a 72 anni, ma quella regolamentare è nettamente inferiore. In quest’ottica Quota 100 non fa che confermare i dati. Per un’ulteriore quadro della differenza tra Italia ed Europa sulle pensioni rimandiamo a un articolo di Money.it

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