Dalla Liguria alla Puglia: è la Popolare di Bari il prossimo caso bancario

Neanche il tempo di archiviare le polemiche che hanno fatto da corollario al salvataggio di Carige, che subito arriva un altro caso bancario. La Popolare di Bari, riportano i ben informati, si starebbe preparando a varare un piano di rafforzamento patrimoniale da 500 milioni di euro.

Dalla Liguria alla Puglia: è la Popolare di Bari il prossimo caso bancario

La banca popolare di Bari verso un passaggio cruciale: è in arrivo un rafforzamento patrimoniale da 500 milioni di euro.

L’operazione dovrebbe prevedere due passaggi: un aumento di capitale da 300 milioni di euro e l’emissione di bond per altri 200, con relativo passaggio al modello di società per azioni (insieme alla Popolare di Sondrio, l’istituto pugliese ha finora ha resistito al decreto Renzi sulla trasformazione in Spa).

Il Gruppo ha precisato che il Consiglio di amministrazione convocato per la fine del mese corrente “esaminerà e delibererà in merito al nuovo Piano industriale e al conseguente piano di rafforzamento patrimoniale” e che quindi “ogni indiscrezione antecedente al passaggio consiliare, non può ritenersi supportata da dati veritieri”.

Soci puntano al recesso

Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il piano dell’istituto potrebbe prevedere una particolarità: le nuove azioni non dovrebbero essere offerte agli attuali soci che, inevitabilmente, vedrebbero il valore del loro investimento pesantemente diluito.

Per non incorrere nel rischio di veder azzerata la quota, gran parte dei circa 70 mila azionisti potrebbe optare per il recesso (che però il decreto Renzi limitava proprio per evitare una forte riduzione del patrimonio).

Le azioni della Popolare di Bari, che quasi due anni fa valevano 7,5 euro, sono state svalutate a 2,38 euro, mentre il subordinato della banca con scadenza 2021 quota a 64.

Rosso di 139 milioni nei primi sei mesi

L’istituto pugliese ha chiuso il primo semestre 2018 con un rosso di 139 milioni di euro e nel bilancio 2017 ha riscontrato “difficoltà” a reperire risorse finanziarie sul mercato.

Al 30 giugno i crediti deteriorati ammontavano a circa un quarto del totale. Il tasso di copertura si attestava al 39,1% e le sofferenze presentavano una copertura al 58,9%.

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