Prescrizione contributi pensione INPS non versati: come funziona?

Vincenzo Delli Priscoli

19 Agosto 2021 - 16:49

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I contributi previdenziali dovuti all’INPS sono soggetti a prescrizione. Qual è il termine entro il quale devono essere richiesti?

Prescrizione contributi pensione INPS non versati: come funziona?

Entro quanto tempo si prescrivono i contributi previdenziali dell’INPS?
Il versamento dei contributi previdenziali è un obbligo al quale devono adempiere sia i datori di lavoro, nei confronti dei dipendenti e dei collaboratori, sia i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoltori, liberi professionisti).
Tuttavia anche per i contributi previdenziali non versati esiste un termine di prescrizione decorso il quale i contributi non possono essere più richiesti né dall’INPS, né dal contribuente.

Contributi previdenziali da lavoro dipendente: dopo quanto tempo si prescrivono?

I contributi obbligatori dei lavoratori dipendenti si prescrivono dopo 5 anni dalla data in cui sarebbero dovuti essere versati.
Se, tuttavia, il lavoratore o i suoi eredi denunciano all’INPS il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il termine di prescrizione è di 10 anni, ma solo in favore della persona che ha presentato la denuncia, e non anche a favore di collaboratori e dipendenti, cosicché l’INPS ha la facoltà di procedere al recupero degli stessi entro 10 anni dall’omesso versamento, cioè dal termine entro il quale i contributi sarebbero dovuti essere versati.

Una volta che i contributi previdenziali sono caduti in prescrizione non solo l’INPS non può più richiederli, ma il debitore non può nemmeno versarli spontaneamente, in quanto non è possibile rinunciare alla prescrizione.

Se i contributi previdenziali cadono in prescrizione, il dipendente ha diritto al risarcimento dei danni da parte del datore di lavoro che ha omesso di versarli.
Il risarcimento può avvenire attraverso un generico risarcimento dei danni, così come disciplinato dall’articolo 1223 del codice civile, oppure può avvenire attraverso un risarcimento del danno in forma specifica, tramite la costituzione di una rendita vitalizia reversibile, ossia una prestazione che ha la funzione di compensare la pensione che sarebbe spettata al dipendente in base ai contributi che non gli sono stati versati.

Contributi previdenziali da lavoro dipendente: come si interrompe la prescrizione?

Il termine di prescrizione può essere interrotto da eventi che, una volta verificatisi, fanno ripartire nuovamente da capo il conteggio dei termini.

Per interrompere la prescrizione dei contributi previdenziali da lavoro dipendente, gli atti notificati devono avere i seguenti requisiti:

  • provenire esclusivamente dall’INPS, non avendo efficacia interruttiva gli atti provenienti dall’Ispettorato del lavoro, né le denunce del lavoratore;
  • riportare i dati anagrafici del lavoratore che denuncia;
  • riportare l’ammontare dei contributi non versati e il periodo al quale si riferisce il mancato versamento;
  • riportare le sanzioni irrogabili per la violazione;
  • riportare gli estremi della denuncia.

Contributi previdenziali dei lavoratori autonomi: dopo quanto tempo si prescrivono?

Per quanto concerne i contributi dovuti dagli artigiani, dai commercianti e dai lavoratori autonomi (iscritti alla gestione separata dell’INPS), la prescrizione è sempre di 5 anni.

L’INPS, con le circolari nn. 104/1996 e 69/2005, con riferimento alla categoria degli artigiani e dei commercianti, ha ribadito il principio secondo il quale per la contribuzione dovuta sulla quota di reddito eccedente il minimale imponibile, la prescrizione inizia a decorrere dalla data in cui l’Agenzia delle Entrate provvede a comunicare all’INPS il reddito prodotto dal soggetto tenuto al pagamento della relativa contribuzione previdenziale.

Conseguentemente il termine prescrizionale decorre dal giorno in cui i suddetti contributi dovevano essere corrisposti secondo la normativa vigente e, quindi, dal giorno in cui doveva essere versato il saldo risultante dalla dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento.

Dunque, il termine di partenza del calcolo è la scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi, quindi il 30 settembre dell’anno successivo cui i contributi si riferiscono.
Ad esempio, per contributi relativi all’anno 2012, il termine di prescrizione di 5 anni è cominciato a decorrere dal 30 settembre 2013, quindi la richiesta di pagamento da parte dell’INPS, contenuta nell’avviso di addebito, deve essere notificata entro il 30 settembre 2018.

Contributi previdenziali INPS: dopo quanto tempo si prescrive la cartella esattoriale?

Dopo la notifica dell’avviso di addebito da parte dell’INPS, per non incorrere nella prescrizione dei contributi previdenziali, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha sempre 5 anni di tempo per notificare al debitore una cartella esattoriale con la richiesta di pagamento del contributo previdenziale non versato, con la maggiorazione di sanzioni e interessi.

Anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza numero 23397 del 17 novembre 2016 ha precisato che la prescrizione di una cartella esattoriale contenente la richiesta di pagamento di contributi previdenziale si prescrive in 5 anni, non in 10 anni.

Infatti, la mancata impugnazione di un atto di riscossione non determina l’effetto di allungamento del termine di prescrizione da breve a ordinario; ciò vale quando si parla di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi a entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché crediti delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative.

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