Poste Italiane: chiudono oltre 455 sportelli, lo annuncia l’AD Francesco Caio

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Poste Italiane ha confermato al Senato la chiusura di 455 sportelli. L’amministratore delegato Francesco Caio sostiene che non ci saranno ripercussioni sul servizio

L’amministratore delegato di Poste Italiane Francesco Caio ha confermato, nel documento in audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato, la volontà di ridurre il numero degli sportelli presenti sul territorio.

Il programma di riordino delle sedi, incluso nel piano industriale 2015-2020, prevede “1064 interventi” di cui 455 chiusure e 609 “razionalizzazioni” che porteranno nel prossimo triennio il numero degli sportelli a quota 13mila.

Le chiusure interesseranno il territorio nazionale in maniera diversa: le regioni più colpite saranno Toscana e Umbria, in cui sono previste 80 chiusure, mentre Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia vedranno chiudere 75 sedi in totale. Seguono Lombardia con 65 uffici chiusi e Piemonte, Liguria e Val d’Aosta con altri 62 mentre Emilia Romagna e Marche ne perderanno 59. Infine Campania e Calabria avranno 43 sportelli in meno mentre Lazio, Abruzzo e Sardegna perderanno 35 sedi.

Il documento presentato al Senato tende a ribadire che non vi saranno ripercussioni rilevanti sul servizio: il 90% dei Comuni che saranno coinvolti nel piano di chiusura degli uffici già usufruisce del “postino telematico”, il progetto che permette di svolgere a domicilio alcune delle funzioni dello sportello.

Ciò significa che nelle zone interessate solo l’8% dei pagamenti delle pensioni viene ancora effettuato allo sportello e che i pensionati che utilizzano le sedi in via di chiusura sono in totale 3.800 quindi meno di 10 pensionati per ogni ufficio.

Verrà inoltre rispettato l’obbligo di copertura, fissato al 97,5%, della popolazione che usufruisce di un punto di accesso alla rete postale entro i sei chilometri che dopo il piano di “razionalizzazione” sarà del 98,65 per cento.

Tuttavia Piero Fassino e Massimo Castelli, rispettivamente presidente e coordinatore dei Piccoli Comuni dell’Anci, hanno espresso una certa preoccupazione riguardo un’ulteriore riduzione del servizio postale in una lettera indirizzata a Caio e al ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi.

I due esponenti dell’associazione hanno richiesto a Caio un incontro per “fare il punto su quanto fino ad oggi avvenuto e sui risultati raggiunti a livello regionale” al fine di evitare che la riduzione di “ulteriori servizi ‘dello Stato’” in “territori già disagiati” possa rivelarsi “controproducente per l’intero sistema”.

Al contrario secondo l’amministratore delegato di Poste italiane il piano di chiusura degli sportelli rappresenta una strategia necessaria per evitare di “mandare in perdita tutto il gruppo”. Senza i suddetti interventi infatti Poste Italiane stima per il 2019 un ebit (margine operativo) negativo per 1,5 miliardi di euro (stima inerziale) nel “segmento postale e commerciale”, ovvero nel settore del servizio postale vero e proprio.

Inoltre Caio ha sostenuto che la fine del monopolio di Poste sulla consegna delle multe e degli altri atti giudiziari, attraverso l’apertura del mercato di tali recapiti stabilita dal ddl Concorrenza, “avrà un impatto negativo sulla redditivià” del gruppo e lo spingerà sempre più verso «penalizzanti dinamiche concorrenziali».

 

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