Poste Italiane riapre l’Opas su TIM. Quota oltre il 67%, ora l’obiettivo è il 90% per lo squeeze-out

Ufficio Studi Money.it

23 Settembre 2026 - 12:18

Questa settimana si gioca la coda dell’offerta di Poste Italiane su TIM: dopo aver già raggiunto il 66,627% del capitale a fine prima fase, il gruppo guidato da Matteo Del Fante punta ora alla soglia che permetterebbe di far uscire TIM da Piazza Affari.

Poste Italiane riapre l’Opas su TIM. Quota oltre il 67%, ora l’obiettivo è il 90% per lo squeeze-out

Poste Italiane ha riaperto per cinque giorni di Borsa, dal 21 al 25 settembre 2026, i termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata su Telecom Italia (TIM). È l’ultima finestra utile per gli azionisti TIM che non hanno ancora aderito: chi lo farà entro venerdì riceverà lo stesso corrispettivo già incassato dagli altri, con pagamento fissato per il 2 ottobre.

Poste Italiane e l’Opas su TIM fino ad oggi

Nella prima fase dell’offerta, durata dal 20 luglio all’11 settembre, sono state portate in adesione 993.596.322 azioni TIM, pari al 46,523% del capitale e al 58,229% dei titoli oggetto dell’offerta. Sommata alla partecipazione che Poste già deteneva (20,104%), la quota complessiva del gruppo guidato da Del Fante è salita al 66,627% del capitale TIM, come confermato dallo stesso comunicato ufficiale di Poste Italiane.

Il primo giorno della riapertura, il 21 settembre, ha portato adesioni aggiuntive per 8,58 milioni di azioni (circa lo 0,4% del capitale), sufficienti a spingere la quota di Poste appena sopra il 67%.

Il corrispettivo attualmente in vigore - 0,218 azioni Poste di nuova emissione più 1,97 euro in contanti per ogni azione TIM conferita - è il risultato di un rilancio deciso dal consiglio di amministrazione di Poste il 7 settembre, che ha aumentato la componente cash di 30 centesimi (da 1,67 a 1,97 euro) per, si legge nel comunicato ufficiale, «confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta». Poste ha rinunciato alla condizione di soglia minima del 66,67%, impegnandosi ad acquistare comunque tutte le azioni portate in adesione, indipendentemente dal risultato finale.

L’obiettivo dichiarato: il 90% per lo squeeze-out

Diverse fonti giornalistiche individuano nel 90% del capitale la soglia che Poste punta a superare: oltre quel livello scatterebbe per legge il diritto di acquisto forzoso delle azioni residue (squeeze-out) e la conseguente uscita di TIM da Euronext Milan. Si tratta di un meccanismo previsto dal Testo Unico della Finanza per le società quotate italiane, non di una previsione specifica di Poste in un documento ufficiale che questa redazione abbia potuto verificare direttamente.

Ad ogni modo la direzione è chiara nelle parole dell’amministratore delegato Matteo Del Fante, che il 14 settembre ha dichiarato al Tg Poste: «Al termine dell’Opas ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende», aggiungendo che il mercato ha capito come non convenga più restare azionisti di minoranza di «un’azienda che non paga il dividendo» e che è «una frazione di Poste Italiane».

Per chi detiene ancora azioni TIM, la scelta nei prossimi giorni è tra due strade: aderire ora, monetizzando con certezza al corrispettivo misto azioni-cassa, oppure restare azionista di una società che - se Poste avvicinerà il 90% - avrà un flottante sempre più ridotto e una liquidità di Borsa in calo, con il rischio concreto di un delisting a breve termine.

Per gli azionisti Poste, invece, il tema è la diluizione legata alla nuova emissione di azioni a fronte di un’operazione che il gruppo stesso presenta come generatrice di un impatto positivo sull’utile per azione dal 2027, a doppia cifra nel 2028.