Pignoramento, quali beni sono esclusi?

Isabella Policarpio

18/09/2019

29/05/2020 - 09:55

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Non tutti i beni possono essere pignorati. Ecco l’elenco dei beni e dei crediti non pignorabili e cosa succede se il debitore è nullatenente.

Pignoramento, quali beni sono esclusi?

Quali beni sono esclusi dal pignoramento?

Nonostante l’insolvenza del debitore, alcuni beni o crediti non possono mai essere pignorati e poi espropriati. Tutti gli altri, invece, dopo il pignoramento vengono consegnati all’Istituto Vendite giudiziarie con lo scopo di pagare il creditore con i proventi della vendita.

In questo articolo forniremo la lista completa di quei beni che non possono mai essere toccati dalla pretesa creditoria, tra i più comuni ci sono le fedi nuziali, gli animali domestici e tutti quelli con valore affettivo o religioso.

Pignoramento, quali beni non possono essere pignorati

Il pignoramento di beni mobili è l’atto con il quale si dà inizio all’espropriazione forzata dei beni di proprietà del debitore insolvente; ha lo scopo di recuperare la somma dovuta al creditore attraverso la vendita dei mobili pignorati.

Il pignoramento di questi beni (come anche il pignoramento dei beni immobiliari) ha due presupposti fondamentali:

  • il titolo esecutivo, emesso dal giudice dopo aver accertato in giudizio l’esistenza del credito;
  • l’atto di precetto inviato al debitore con l’intimazione di pagamento.

Dopo la ricezione dell’atto di precetto, il debitore ha 10 giorni di tempo per pagare il debito, altrimenti verrà predisposto il pignoramento dei beni nei 90 giorni successivi. Possono essere pignorati tutti i beni mobili in possesso del debitore, come i mobili d’arredo, i soldi che si trovano in casa, i gioielli, i quadri e così via.

Nonostante ciò, ci sono dei beni che non possono essere mai pignorati perché fondamentali per lo svolgimento della vita del debitore o perché dotati di valore affettivo o religioso. In particolare sono impignorabili per legge:

  • le cose sacre o che servono per i riti di culto;
  • gli anelli nuziali, la biancheria intima, i letti, i tavoli e le sedie necessari per consumare i pasti, il frigorifero, le stufe e i fornelli da cucina e altri utensili di casa;
  • i beni commestibili e combustibili necessari al mantenimento del debitore e della sua famiglia per un mese;
  • le armi e le altre cose che il debitore ha l’obbligo di detenere per ragioni di pubblico servizio;
  • le lettere, i registri e gli scritti di famiglia con valore affettivo;
  • gli animali da compagnia tenuti in casa o in altri luoghi di proprietà del debitore (e non anche gli animali con fini produttivi, alimentari o commerciali);
  • gli animali utilizzati a fini terapeutici o di assistenza per il debitore o per i suoi familiari, per esempio i cani addestrati per accudire le persone non vedenti.

Invece sono parzialmente impignorabili i beni indispensabili per l’esercizio della professione dal debitore. Questi beni possono essere pignorati solo nel limite di ⅕ e solo se il valore degli altri beni appare non sufficiente a soddisfare il credito.

Mentre per quanto riguarda i crediti, quelli non pignorabili sono:

  • crediti alimentari (tranne per causa di alimenti e sempre con l’autorizzazione del Presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo stabilita);
  • crediti aventi a oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri o sussidi dovuti per maternità, malattia o funerali da enti vari;
  • quanto agli stipendi, salari e altre indennità dovuti da privati per rapporto di lavoro, sono pignorabili;
  • per alimenti nella misura fissata dal Presidente del Tribunale o da un giudice da lui delegato;
  • per ogni altro credito, nella misura massima di un quinto;
  • se concorrono più cause simultanee il pignoramento non può estendersi oltre la metà.

I beni relativamente non pignorabili

Fin qui si è parlato di beni assolutamente non pignorabili, che dunque non sono soggetti a espropriazione forzata; vi sono però dei beni che sono cosiddetti «relativamente pignorabili» che possono essere soggetti al pignoramento a particolari condizioni:

  • gli oggetti adibiti al servizio e alla coltivazione del fondo (che possono essere sottoposti ad espropriazione forzata solo in mancanza di altri beni mobili su cui soddisfarsi);
  • i frutti raccolti o separati dal suolo (che possono essere pignorati separatamente dall’immobile al quale accedono soltanto nelle ultime 6 settimane precedenti alla naturale maturazione degli stessi e i bachi da seta che si trovino sui rami a formare il bozzolo);
  • nei limiti di un quinto, gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore, soltanto allorchè il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito (il limite non si applica per i debitori costituiti in forma societaria e in ogni caso se nelle attivita’ del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro).

Cosa succede se il debitore è un nullatenente?

Può accadere che il debitore sia un nullatenente e quindi che non ci siano beni mobili o immobili pignorabili. In questa circostanza il creditore non può attuare alcuna misura alternativa contro il debitore e quindi è destinato a non avere indietro i suoi soldi.

Ciò non toglie che le cose possono mutare con il passare del tempo: se il debitore diventa proprietario di beni mobili o di redditi di altro tipo questi potranno essere sottoposti a pignoramento.

Tuttavia ciò è possibile fino a che il titolo esecutivo non cade non in prescrizione, cioè entro 10 anni dalla sua emissione. Se il debitore nullatenente muore, il creditore può far pignorare i beni mobili dei suoi eredi, sempre che questi abbiano accettato l’eredità.

Gli effetti del pignoramento

Come abbiamo già detto, il pignoramento di beni mobiliari ha lo scopo di recuperare i soldi che spettano al creditore con la vendita per esecuzione forzata.

Ciò significa che, in linea generale, i beni mobili del debitore non passano fisicamente nella disponibilità del creditore ma devono essere venduti a terzi. Tuttavia il creditore può chiedere al giudice di procedere con l’assegnazione diretta anziché con la vendita per esecuzione forzata ma solo quando i beni del debitore hanno un valore economico determinato e corrispondente all’ammontare del debito.

Dopo il pignoramento, il debitore mantiene la proprietà dei beni mobili mentre il possesso passa all’Istituto vendite giudiziarie o al professionista delegato per la vendita. Se il bene viene venduto, il ricavato andrà a soddisfare la pretesa del creditore, nel caso contrario il bene mobile torna nella disponibilità del debitore e il creditore resta insoddisfatto.

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