Petrolio verso quota 50 dollari al barile, ai massimi da marzo

Pierandrea Ferrari

25 Novembre 2020 - 17:30

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In attesa del vertice OPEC+ della prossima settimana, il prezzo del greggio continua a salire e punta quota 50 dollari al barile.

Petrolio verso quota 50 dollari al barile, ai massimi da marzo

Il prezzo del petrolio continua a salire e punta ora i 50 dollari al barile. La quotazione attuale è la più alta da marzo, quando la pandemia in corso non aveva ancora iniziato ad affossare il mercato del greggio.

Sullo sfondo il vertice della prossima settimana di OPEC+, la versione allargata dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, occasione in cui si discuterà del futuro dei tagli alla produzione.

Il petrolio corre verso quota 50 dollari al barile

Il petrolio, considerato tradizionalmente un asset finanziario ad alta affidabilità, è stato protagonista quest’anno di performance altalenanti, con la crisi sanitaria che ha influito pesantemente sulla sua quotazione.

D’altronde, le misure restrittive implementate quest’anno – che si sono sommate ad alcuni trend negativi pre-esistenti – hanno ridotto la domanda mondiale di greggio, portando il prezzo del barile a muoversi persino in territorio negativo la scorsa primavera.

Ma mentre gli analisti si arrovellano sul prezzo del petrolio nel 2021, la quotazione dell’oro nero ha ripreso a correre, arrivando a toccare i livelli più alti dall’inizio della pandemia. Nello specifico, il petrolio Wti del Texas viene scambiato ora a 45,33 dollari al barile, per una variazione percentuale positiva – negli ultimi sette giorni – che sfiora il 9%.

Ancora più in alto la quotazione del Brent del mare del Nord – un benchmark nel mercato del greggio europeo – che si muove ora sui 48,18 dollari al barile, in rialzo rispetto ad una settimana fa del 8,67%.

Il trend positivo del petrolio Brent – che dal 9 novembre ha registrato un incremento del prezzo superiore al 20% - si è riflesso sui principali titoli del settore, da Eni a Saipem. Rimane, tuttavia, una sostanziale prudenza degli analisti sulle prospettive del greggio il prossimo anno, con le proiezioni che vedono il petrolio Brent non oltre i 53,5 dollari al barile nell’ultimo trimestre 2021 (inferiore ai livelli pre-pandemia).

Si avvicina il vertice OPEC+

Nei primi due giorni della prossima settimana si terrà il vertice di OPEC+, in cui saranno presenti gli esportatori di petrolio facenti parte dell’Organizzazione unitamente ad alcuni Paesi esterni.

Nell’occasione si discuterà se prolungare o meno il taglio della produzione deciso ad aprile. Un’operazione, questa, il cui esito fino a pochi giorni fa sembrava scontato: una proroga – tra i tre e i sei mesi – delle quote attuali per far fronte al calo della domanda di greggio e alle nuove restrizioni implementate per contenere la seconda ondata.

Ma il rialzo della quotazione del petrolio potrebbe cambiare ora le carte in tavola: alcuni malumori, infatti, già serpeggiano tra gli stessi produttori dell’Organizzazione. A pesare, sullo sfondo, anche le tensioni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi, con gli emiratini che – secondo Bloomberg – potrebbero decidere di lasciare l’OPEC.

Sebbene la notizia sia stata smentita dal ministro dell’Energia degli Emirati, Suhail al-Mazrouei, le tensioni in seno all’OPEC sono ben note e di fatto si inseriscono in un quadro già particolarmente destabilizzante per il mercato del greggio, fiaccato in questo 2020 dalla guerra dei prezzi tra russi e sauditi e dal crollo della domanda globale di petrolio.

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