Petrolio in rialzo sui mercati internazionali: sale a 99,31 dollari (+38 cent). Il brent è quotato 111,55 dollari (+13 cent).
I futures con consegna a luglio a sono saliti fino all’1,2 per cento, recuperando da un 1,6%, dopo la caduta di ieri. «Il petrolio segue gli eventi macroeconomici», ha dichiarato Andrey Kryuchenkov, analista di VTB Capital a Londra. «Con volumi piuttosto bassi siamo probabilmente costretti a rimanere all’interno di un trading range stretto, limitato a circa 114 dollari per il Brent». Il mercato del petrolio è un mercato globale e la variazione della domanda di greggio in una parte del Pianeta ha immediate ripercussioni sul prezzo di tutti i benchmark, indipendentemente dalla zona di produzione e di scambio.
Il margine che i raffinatori realizzano dalla contemporanea vendita dei prodotti ottenuti dalla affinazione di un barile di petrolio e dall’acquisto del medesimo barile (crack spread), è destinato a rimanere a circa 18 dollari al barile per tutta l’estate dopo essere precipitato del 24 per cento nelle ultime sei settimane.
La scarsità di prodotti raffinati e i prezzi elevati cominciano a determinate scelte che potrebbero essere definite «autarchiche» con grandi ripercussioni a livello globale.La Cina sta razionando l’energia elettrica. Secondo l’International Energy Agency la domanda di diesel in Cina potrebbe aumentare del 6,5 per cento quest’anno a 3.35 milioni di barili al giorno poichè i produttori utilizzano il carburante nei generatori. Pechino ha sospeso a tempo indeterminato le esportazioni di combustibile diesel per contribuire a soddisfare la domanda interna di energia, specie in vista della stagione estiva, caratterizata dallo smodato uso dei condizionatori, senza che la produzione industriali registri sinificative riduzioni di ourput e quindi di consumo energetico. La mossa, pensata per tenere bassi i prezzi dell’energia nazionale ed evitare i problemi affrontati durante i precedenti picchi del prezzo del petrolio e conseguenza della caduta delle forniture dal Giappone, prosciugatesi per i danni provocati dallo tsunami alle raffinerie, ha suscitato preoccupazioni per possibili effetti a catena in tutta l’Asia.
A tre settimane dal vertice dell’Opec, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) lancia un appello affiché i produttori accrescano le forniture di petrolio, per arginare i danni che il prezzo eccessivo del barile sta già arrecando all’economia globale. L’agenzia dell’Ocse in passato ha più volte esortato all’azione il Cartello, che nonostante il rally del greggio non modifica i tetti di produzione da dicembre 2008.
Con un comunicato ufficiale, emesso al termine di una riunione del Governing Board, l’Aie si dice «pronta a considerare l’uso di tutti gli strumenti a disposizione dei suoi Paesi membri». Il riferimento, secondo alcuni analisti, è alla possibilità di un rilascio delle scorte strategiche, anche se le regole dell’Agenzia prevedono che la misura debba essere attivata solo in caso di reali emergenze e non con il semplice obiettivo di raffreddare i prezzi.
«C’è un chiaro e urgente bisogno di foniture supplementari» in vista dell’aumento stagionale della domanda di greggio, tra maggio e agosto. Il Board si dice «seriamente preoccupato dai segnali crescenti che mostrano come la salita dei prezzi da settembre a oggi stia compromettendo la ripresa. Ulteriori rincari in questa fase del ciclo ecomomico rischierebbero di deragliare la ripresa e non sarebbero nell’interesse dei consumatori né dei produttori».
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