Petrolio a $80 al barile nel 2021? La previsione

Pierandrea Ferrari

12 Marzo 2021 - 19:45

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Secondo l’analista Pierre Andurand il petrolio potrebbe rompere quota 80 dollari nel secondo semestre del 2021. Dietro la previsione i tagli alla produzione ordinati da OPEC+ e quella ripresa economica suggerita dalla campagna vaccinale e dagli stimoli fiscali targati Biden.

Petrolio a $80 al barile nel 2021? La previsione

Il petrolio continuerà ad allungare fino a rompere quota 80 dollari al barile nel secondo semestre del 2021. A dirlo Pierre Andurand, analista e guru del campo petrolifero, che vede un pump del prezzo del greggio sull’onda dei tagli alla produzione di OPEC+ e delle stime sulla crescita del Pil globale diffuse dall’OCSE lo scorso lunedì.

La previsione si abbatte su una settimana che ha visto il Brent, petrolio del Mare del Nord, sfondare quota 70 dollari, punto apicale di un rally che perdura da inizio gennaio e che si è rafforzato con l’ultimo attacco dei ribelli yemeniti ad uno dei principali siti di produzione di Saudi Aramco.

Ma tanto il Brent quanto il texano Wti hanno finito poi per indietreggiare. Sotto la lente l’irrigidimento della curva dei tassi del Treasury a dieci anni che ha smorzato la propensione al rischio degli investitori e rafforzato il dollaro, mettendo in pausa un rally che - giurano gli analisti - è destinato a riprendere forza.

Petrolio a $80 al barile?

Se la campagna vaccinale in Europa non decolla, tra le schermaglie sull’asse Bruxelles-Big Pharma e i lotti AstraZeneca sequestrati, Regno Unito e Stati Uniti continuano a passo spedito sul fronte delle immunizzazioni e potrebbero finire per frenare la proliferazione del virus prima del tempo.

Per questo, l’OCSE ha rivisto al rialzo le sue stime sulla crescita del Pil globale nel 2021 e nel 2022, aprendo la strada ad un ritorno verso gli standard pre-Covid già a partire dal secondo semestre. Così, sotto la lente finisce il petrolio, che apprezza la prospettiva di un prossimo scardinamento della stay-at-home-economy imposta da dodici mesi di pandemia, quest’ultima favorita anche dai 1.900 miliardi di dollari che Washington si prapara ad iniettare nel sistema USA.

Ma gli 80 dollari al barile suggeriti da Andurand fanno leva soprattutto sull’orientamento che OPEC+ deciderà di mantere sul fronte della produzione. “Sono i produttori ad avere in mano il mercato”, ha chiosato l’analista francese, ed è probabile che il rimbalzo della domanda non sarà accompagnato da un ritocco sincronizzato dell’offerta, visto che il cartello petrolifero potrebbe finire per sottovalute la forza della ripresa post-Covid.

Anche per il mese di aprile, del resto, OPEC+ ha deciso di continuare a battere la strada dei tagli, confermando i volumi di produzione ad eccezione di Russia e Kazakistan, che alzeranno la barra. Ancora sforbiciate volontarie, invece, per l’Arabia Saudita, che ha esteso il suo taglio unilaterale di 1 milione di barili al giorno.

Domanda di petrolio in crescita nel Q3

Questo disallineamento tra domanda e offerta, che favorisce il pump del prezzo del greggio, si farà evidente già durante la prossima estate, la driving season europea e statunitense: presupponendo una campagna vaccinale senza intoppi – almeno nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma si attendono accelerazioni anche sul fronte UE – la bella stagione potrebbe vedere un’esplosione della domanda repressa di carburanti, forse la più marcata degli ultimi dieci anni secondo gli analisti di RBC Capital.

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