Permessi per lutto: a chi spettano, per quanti giorni ed entro quando usufruirne

Simone Micocci

5 Luglio 2022 - 13:06

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Permessi per lutto, la guida completa: ecco quanti giorni spettano, per quali familiari e conviventi ed entro quando bisogna richiederli al datore di lavoro.

Permessi per lutto: a chi spettano, per quanti giorni ed entro quando usufruirne

La morte di un familiare può essere motivo di astensione giustificata dal lavoro: la normativa, infatti, riconosce al lavoratore dipendente la possibilità di godere di alcuni giorni di permesso in caso di lutto.

Al pari di quanto già accade per altri tipi di permesso retribuito, anche in caso di lutto di un parente, più o meno vicino, ci sono dei limiti da non superare.

Per i permessi per lutto il limite non si applica per il singolo evento, bensì su ogni singolo anno di lavoro. Spieghiamoci meglio: in caso di morte di un familiare, convivente o parente (successivamente vedremo entro che grado), si può godere di uno o più giorni di permesso retribuito, a patto di non superare i tre giorni l’anno. Quindi, in caso di più di un lutto in un anno, i giorni di permesso restano comunque tre: ciò significa che se per il primo lutto si fruisce già dei tre giorni limite, per quelli successivi non si potrà disporre di altri permessi.

Bisogna sempre tenere in mente questo limite, dunque, se non si vuole rischiare, nella peggiore delle ipotesi, di non poter godere di altri permessi per lutto nel corso dell’anno.

Di seguito ci concentreremo sui dettagli di questo strumento, facendo chiarezza in particolar modo su quali sono le persone per le quali si può godere dei permessi per lutto, come pure su quali sono i passaggi da completare per la richiesta al datore di lavoro.

Permessi per lutto: cosa sono e come vengono retribuiti

I permessi per lutto sono previsti dalla legge n. 53/2000 all’articolo 4 e dal relativo Regolamento di attuazione D.M. 21.07.2000 n. 278. Qui è stabilito che:

“La lavoratrice e il lavoratore hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica.”

Tali permessi sono regolarmente retribuiti e, pertanto, chi ne usufruisce non noterà variazioni in busta paga. Tuttavia al rientro in ufficio/azienda si dovrà giustificare l’assenza con il certificato di morte del parente.

Possono chiedere i permessi per lutto tutti i dipendenti: a contratto determinato, indeterminato, part-time e apprendistato, in smart working e non.

È importante, dunque, sottolineare che i permessi in oggetto non spettano solamente in caso di decesso; se ne può godere, infatti, anche in caso d’improvvisa grave infermità.

Quanti giorni spettano?

Come anticipato, i giorni di permesso per lutto a cui un dipendente ha diritto nell’arco di un anno sono tre. Nel computo del limite non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.

Dall’1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno, dunque, al dipendente vengono riconosciuti potenzialmente tre giorni di permesso, il cui diritto si acquisisce automaticamente al primo lutto. In quell’occasione sarà il dipendente a decidere se fruire interamente dei tre giorni oppure se lasciarsene qualcuno così da poterne godere nel malaugurato caso di un secondo lutto nel corso dello stesso anno.

Come richiederlo

Il lavoratore che è costretto ad assentarsi a causa del decesso di un familiare ha l’obbligo di avvertire tempestivamente il datore di lavoro. Nella comunicazione vanno indicati i giorni di permesso che si vogliono utilizzare.

Una volta rientrato a lavoro, il dipendente deve consegnare al datore di lavoro la documentazione relativa al decesso del parente, la quale deve essere corredata da un’autocertificazione o dalla certificazione rilasciata dal Comune.

Per quali familiari spettano i permessi per lutto?

I giorni di astensione dal lavoro spettano in caso di morte o grave infermità di un parente stretto, quindi entro il secondo grado:

  • figli
  • genitori
  • fratelli
  • sorelle
  • nipoti
  • nonni

I permessi retribuiti spettano anche in caso di morte o grave infermità del coniuge o del convivente stabile (a condizione che la convivenza risulti da certificazione anagrafica).

Parenti di secondo grado e permessi per lutto

I dipendenti del settore privato non hanno diritto a usufruire dei permessi per lutto nel caso di morte di parente oltre il secondo grado. Dunque sono esclusi, ad esempio, zii, cugini e nipoti a meno che il Ccnl di categoria non preveda diversamente.

In caso contrario, il lavoratore può usufruire dei permessi per motivi personali o dei giorni di ferie.

Mentre per i parenti fino al secondo grado i tre giorni di permesso non possono essere negati.

Anche per il suocero o la suocera?

Di norma non si possono chiedere permessi per lutto se il defunto è il suocero o la suocera, non essendo parenti entro il secondo grado. Tuttavia esistono alcuni Ccnl che ammettono questa possibilità, estendendo i permessi agli affini entro il primo grado, quindi anche a suocero o suocera del titolare figlio o figlia del coniuge.

A prevederlo, ad esempio, sono alcuni contratti collettivi dei dipendenti pubblici, come il comparto Ministeri, Regioni e autonomie locali e il comparto sanità.

Quando non spetta

Salvo diverse disposizioni da parte del Ccnl, dunque, non spetta alcun permesso per lutto nel caso di morte o grave infermità di:

  • bisnonno o bisnonna;
  • uno zio o una zia;
  • suocero e suocera;
  • cugino o cugina;
  • fidanzato o fidanzata;
  • amico o amica;
  • nuovo compagno o nuova compagna di un genitore.

Se ne può godere, invece, quando le suddette persone rientrano nella categoria dei conviventi stabili.

Entro quando vanno usufruiti i permessi per lutto

I permessi retribuiti per lutto devono essere usufruiti entro sette giorni dal decesso del familiare. Non è possibile, dunque, prendere un giorno di permesso per la morte di un parente e poi richiedere gli altri due dopo qualche mese, salvo il caso in cui non dovesse esserci un nuovo lutto.

Permessi per lutto dipendenti pubblici

Anche al settore pubblico si applica la normativa nazionale sui permessi per lutto. I giorni spettanti sono tre e, in molti casi, si può richiedere per un novero di familiari più ampio rispetto ai lavoratori del settore privato.

Ad esempio nel Ccnl Scuola, Ministero ed Enti locali è previsto che i giorni di astensione lavorativa spettino per la perdita di coniuge, parenti entro il secondo grado, del soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente stabile e di affini di primo grado.

Quindi: coniuge, genitori, figli naturali, adottivi, affiliati, nonni, fratelli/sorelle, nipote di nonni naturali, suocero/a, nuore/generi o persona convivente purché la stabile convivenza risulti da certificazione anagrafica.

Scuola: come funzionano i permessi per lutto per insegnanti

Per insegnanti e personale ATA, si applica la disciplina ordinaria: spettano tre giorni di permesso retribuiti per la perdita del coniuge, dei parenti entro il secondo grado, di soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente stabile e di affini di primo grado.

Il docente colpito dal lutto deve comunicare i giorni di permesso al dirigente scolastico con congruo anticipo (ove possibile) attraverso una richiesta formale che non può essere respinta. Tale richiesta, se necessario, può essere formalizzata anche al rientro.

In ogni caso occorre produrre e consegnare il certificato di morte del parente o congiunto.

Permessi per lutto Covid

Per quanto riguarda i decessi legati al Covid-19 non ci sono disposizioni particolari. Spettano tre giorni nell’arco dell’anno, regolarmente retribuiti in busta paga, per coniuge e parenti fino al secondo grado - nel settore privato - e per coniuge, parenti entro il secondo grado, persona componente la famiglia anagrafica/convivente stabile e affini di primo grado.

Permessi per lutto durante le ferie: che succede?

I permessi per lutto possono coincidere con le ferie e, in tal caso, interrompono la fruizione delle stesse, anche se questa ipotesi non è espressamente disciplina nella normativa nazionale (la legge n. 53 del 2000).

Questo diritto è stato riconosciuto dalla Corte di cassazione poiché la fruizione dei permessi per lutto risulterebbe incompatibile con la funzione delle ferie, ovvero il recupero psicofisico del dipendente.

Quindi i giorni di ferie che coincidono con i permessi per lutto possono essere recuperati in un momento successivo, e non si perdono.

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