Lo shale oil può riequilibrare il mercato del petrolio, ecco perché

Fiammetta Rubini

24 Febbraio 2016 - 17:49

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La produzione di shale oil negli Stati Uniti può essere un fattore importante per riequilibrare il mercato del petrolio. Vediamo perché.

Lo shale oil potrebbe riequilibrare i prezzi delle materie prime mondiali, con il settore che sembra lasciarsi alle spalle un paio di anni difficili, ha detto alla CNBC Keith Cochrane, amministratore delegato del Weird Group, società leader del settore oil&gas con sede in Scozia.

“Il mercato tornerà in sesto, ma è difficile sapere quando questo accadrà”, ha detto Cochrane.
“I tempi in cui il petrolio costava 100$ al barile sono ormai andati, siamo tornati alla semplice equazione matematica tra domanda e offerta”.

Spiega l’AD di Weird Group:

«Abbiamo una risorsa esauribile, la produzione sta diminuendo, la domanda è in crescita e ci deve esserci un prezzo nel mercato che possa sostenere gli investimenti in corso e la realtà è che lo shale oil sarà la leva necessaria per una ripresa perché può reagire rapidamente ed è relativamente poco costoso data la riduzione dei costi».

Cochrane ha aggiunto che l’industria dello shale oil ha “sostanzialmente” portato i suoi costi al punto di pareggio così da diventare più competitivo:
“Per questo ha un ruolo in questo processo di riequilibrio, ma quando esattamente raggiungeremo questo riequilibrio ancora non lo sappiamo”.

Le parole di Cochrane giungono in un momento di preoccupazione persistente per chi lavora nel settore petrolifero. I prezzi sono scesi da un massimo di 114$ al barile nel mese di giugno 2014 agli attuali minimi che si aggirano intorno ai 30$, in quanto la domanda non è riuscita a tenere il passo dell’offerta in eccesso.

Molti danno la colpa di questo eccesso ai 12 membri dell’OPEC, che hanno deciso di non tagliare la produzione nel tentativo di mantenere la loro quota di mercato rispetto a quella dei rivali non-OPEC, come appunto l’industria statunitense dello shale oil.

Finora questa strategia ha funzionato, portando molti produttori di shale oil a chiudere impianti e a cancellare progetti. I dati più recenti di Baker Hughes mostrano che sono 796 le strutture petrolifere che hanno chiuso i battenti da febbraio 2015.

Cochrane ritiene che i produttori USA di shale oil, che sono stati costretti a tagliare drasticamente i costi, siano diventate delle imprese più solide negli ultimi mesi.

“Abbiamo notato un ulteriore calo nel numero di impianti petroliferi nei primi mesi di quest’anno, ma ciò fa parte del piano di riequilibrio del mercato stesso, e dal nostro punto di vista continuiamo a credere che lo shale oil USA sia una presenza importante nel quadro energetico mondiale”.

La scorsa settimana i prezzi del petrolio hanno mostrato un breve rimbalzo, dovuto alla speranza che i Paesi OPEC e i produttori non-OPEC (come la Russia) avrebbero potuto finalmente trovare un accordo sul taglio della produzione. Ma queste speranze sono state deluse martedì, quando il Ministro del petrolio dell’Arabia Saudita Ali bin Ibrahim Al-Naimi ha annunciato che non sarebbe stato fatto alcun taglio alla produzione per contrastare il problema dell’eccesso di offerta mondiale di petrolio.

In un intervento durante la CERAWeek di Houston, il ministro Naimi ha detto che non “non ci sarà alcun taglio dal momento che alcuni Paesi, anche se dicono che taglieranno la produzione, non rispetteranno l’accordo. Quindi non ha senso sprecare tempo sforzandoci di tagliare la produzione.”

In seguito a queste considerazioni, martedì il prezzo del petrolio negli Stati Uniti è sceso del 5%. Mercoledì mattina i future del petrolio del Brent sono scesi di 0,48$, ovvero dell’1,44%, a 32,79$ al barile. I future del greggio USA sono scesi di 0,76$, ovvero del 2,38%, a 31,12$ al barile.

Ma Cochrane ha detto che il commento di Naimi deve essere considerato nell’ottica di un miglioramento delle prospettive economiche del petrolio, perché sia i Paesi dell’OPEC sia l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) hanno segnalato un rallentamento nella crescita dell’offerta e un aumento della domanda, il che potrebbe aiutare a ribilanciare i mercati.

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