Perché l’Italia è in crisi? La guida semplice che tutti dovrebbero leggere

Flavia Provenzani

25 Febbraio 2017 - 18:00

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La guida alla crisi italiana che tutti dovrebbero leggere: dal peggioramento dell’economia degli ultimi anni agli interventi senza senso del governo.

L’Italia diventa ogni giorno di più un rischio per se stessa.
Il Belpaese sembra ormai aver passato il punto di non ritorno in termini di governo, crollo demografico e impegno in cambiamenti a dir poco inutili.

Per come è impostato il contesto italiano al momento, la goccia che farà traboccare il vaso sta lentamente cadendo giù dal rubinetto.
Non sono solo parole: di seguito analizziamo la situazione italiana e vediamo i motivi per cui l’Italia è in crisi e perché non farà altro che peggiorare.

Perché l’Italia è in crisi

Mentre l’euro potrebbe benissimo sopravvivere ad una uscita della Grecia, di certo non potrebbe mantenere la sua forma attuale qualora l’Italia venisse sopraffatta da una crisi economica e finanziaria in piena regola che la costringerebbero a dichiarare default sul proprio debito pubblico.

Tra i motivi per cui ci dovremmo preoccupare molto più di una crisi in Italia piuttosto che una in Grecia, troviamo un semplice fatto: l’Italia ha un’economia molto più grande. Essendo la terza più grande economia della zona euro, quella italiana è circa 10 volte la dimensione dell’economia di Atene.

Altrettanto preoccupante è il fatto che l’Italia ha un mercato di titoli sovrani (titoli di Stato, Btp, bond governativi - parliamo sempre della stessa cosa) che è il terzo più grande al mondo con il debito pubblico di oltre di oltre 2.000 miliardi di euro. Gran parte di questo debito è detenuto dal sistema bancario in crisi in Europa, che aumenta il rischio che un default del debito sovrano italiano possa colpire il sistema finanziario globale al cuore.

Il pietoso andamento economico italiano

La performance economica del paese dal 2008 è un’agonia. Infatti, il tenore di vita degli italiani ad oggi è circa il 10 per cento al di sotto di dove era 10 anni fa. Nel frattempo, il sistema bancario in Italia è diventato molto nervoso e il suo debito pubblico in percentuale rispetto al prodotto interno lordo (PIL) è ora il secondo più alto nella zona euro.

Ad oggi esistono molte ragioni per preoccuparsi del futuro dell’economia italiana, tante quante ce ne erano riguardo all’economia greca nel 2009.
Come la Grecia di allora, l’Italia di oggi ha tutti i numeri per dare il via ad una crisi economica e finanziaria in piena regola entro il prossimo anno o due. L’economia italiana è appena al di sopra di dov’era nel 1999, quando il Paese ha adottato l’euro come moneta.

Peggio ancora, dalla recessione economica mondiale del 2008-2009, l’economia italiana ha registrato una nuova e tripla recessione che ha lasciato la sua economia ad oggi a circa il 7 per cento al di sotto dei massimi pre-crisi del 2008, mentre il tasso di disoccupazione è fermo all’11 per cento.
Le carenze del mercato del lavoro contribuiscono in modo importante allo molto scarso rendimento della produttività del nostro Paese.

Di conseguenza, dall’adozione dell’euro nel 1999, i costi unitari del lavoro in Italia sono aumentati di circa 15 punti percentuali in più rispetto a quanto registrato in Germania.

Le banche italiane hanno ora circa 360 miliardi di euro di crediti deteriorati, che corrispondono ad incredibile 18 per cento del portafoglio prestiti.

Come se ciò non bastasse, le banche italiane detengono anche delle elefantiache quantità di debito pubblico italiano, che ora ammontano a più del 10 per cento del loro patrimonio complessivo. Il livello del debito pubblico italiano è passato dal 100 per cento del PIL nel 2008 al 133 per cento del PIL in questo momento.

A proposito, devi assolutamente leggere «Il piano “segreto” dell’UE per far fallire l’Italia»

L’inutile impegno del governo per salvare l’Italia

Ma cosa sta facendo il governo italiano per risolvere questi problemi? Taglia le aliquote fiscali? Riduce il peso del governo? Taglia la burocrazia?
Ovviamente no. I politici o stanno peggiorando le cose o sono impegnati in distrazioni inutili.

L’Italia ha un enorme sistema previdenziale che non funziona. Gli anziani vivono più a lungo e la bassa natalità in Italia ci preannuncia che in futuro non ci saranno abbastanza contribuenti per sostenere lo schema Ponzi messo in campo dal governo.
Il governo merita dei complimenti per aver riconosciuto il problema (la campagna del Fertility Day vi ricorda qualcosa?) ma poi zero, silenzio, tabula rasa.

Il problema principale rimane il fatto che gli elettori italiani pensano ancora che la risposta al problema sia il governo.
Non è mancanza di desiderio di avere figli, ma piuttosto la mancanza di supporto significativo fornito dal governo e dai datori di lavoro. Il governo incoraggia ad avere bambini, rafforzando il fatto che il sistema di welfare principale in Italia si basi ancora sui nonni.

Per il momento, il governo sta cercando di aiutare le famiglie con il cosiddetto bonus bebè tra 80 e 160 euro, dedicato alle famiglie a basso e medio reddito, e ha approvato una riforma del lavoro che dà maggiore flessibilità sul congedo parentale. Ma è da matti pensare che più tasse, più spesa, più regolamentazione possano migliorare le cose.

Infatti ora anche la sinistra sta ammettendo che queste leggi minano l’occupazione e in particolare le donne, rendendole meno attraenti agli occhi dei datori di lavoro.

Nel frattempo, il governo italiano sta compiendo un’altra serie di step inutili, tra cui la creazione di un nuovo bonus 18enni.

I giovani diciottenni si preparano ad ampliare la disoccupazione giovanile che è già oltre il 40 per cento, ma almeno possono accedere ad un «bonus cultura» da €500 per gentile concessione del governo (da leggere in tono ironico, si intende). Dal prossimo mese, ogni 18enne avrà il diritto a rivendicare la somma e a spenderlo per passatempi culturale come andare per teatri, concerti e musei, visitare siti archeologici e acquistare i libri. I giovani beneficiari si stima saranno 575.000 per un costo sulle casse statali di €290 milioni di euro.

Ultimo ma non meno importante, l’Italia nel frattempo è stata impegnata anche ad approvare altre forme di «cultura».
La corte di Cassazione ha stabilito che la masturbazione in pubblico non è un reato, a patto che non sia condotta in presenza di minori. Tutto questo è avvenuto a settembre e no, non è uno scherzo.

Un uomo di 69 anni era stato condannato a maggio 2015 dopo aver compiuto l’atto di fronte a studenti dell’Università di Catania, secondo i documenti depositati presso la Corte Suprema. L’uomo è stato condannato a tre mesi di reclusione e ad una multa di 3.200 euro. Tuttavia, l’avvocato dell’imputato ha portato il caso in appello davanti all’alta corte. I giudici hanno stabilito che la masturbazione pubblica fuori dalla presenza di minori non è più ritenuta condotta criminale a causa di un cambiamento della legge dello scorso anno, che ha depenalizzato l’atto.

È quantomai comprensibile che gli italiani siano “arrabbiati” davanti ad un governo dissoluto e senza alcun senso.

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