Pensioni: gli italiani dovranno aspettare i 71 anni di età per andarci, ecco quando

Giorgia Bonamoneta

8 Dicembre 2021 - 23:09

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In pensione a 71 anni, questo è lo scenario descritto dall’Ocse per chi entra nel mondo del lavoro oggi. Ecco perché.

Pensioni: gli italiani dovranno aspettare i 71 anni di età per andarci, ecco quando

Pensioni e italiani. Il rapporto diffuso dall’Ocse fotografa un futuro non particolarmente roseo per i lavoratori in attesa della pensione che entrano oggi nel mondo del lavoro. La parola giusta è proprio “attesa”, quella che aumenta ogni anno e che vedrà in futuro gli italiani andare in pensione verso i 71 anni di età.

In generale in Italia la situazione pensionistica è molto nebulosa. Con Quota 100 in uscita il 31 dicembre 2021 - anche se sarà possibile accedervi per chi avrà maturato i requisiti - il nuovo sistema pensionistico inserito nella manovra del 2022 sarà quella definita “Quota 102” che permetterà l’accesso alla pensione a chi avrà raggiunto 64 anni di età e 38 anni di contributi.

In futuro, sottolinea ancora lo studio Ocse, saranno 74 gli over 65 ogni 100 persone nella fascia d’età tra i 20 e i 64 anni d’età.

Gli italiani andranno in pensione a 71 anni di età

Sono mesi di intenso lavoro intorno al sistema pensionistico, tra la fine di Quota 100 - previsto per il 31 dicembre 2021 - e la discussione tra Governo e sindacati per rivoluzionare l’uscita dal lavoro, soprattutto in merito alla flessibilità in uscita e al futuro dignitoso per donne e giovani.

In ogni caso il dibattito pubblico sulle prospettive future non si ferma. Sembra infatti evidente che, per chi entra oggi nel mondo del lavoro, l’uscita da questo sarà molto distante nel tempo. 71 anni, questa è la prospettiva descritta dal rapporto del’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Pensioni: cosa dice il rapporto dell’Ocse

Quello sopra descritto è lo scenario fotografato dal rapporto “Pensions at a glance 2021” diffuso dall’Ocse. Si legge che l’Italia figura come uno dei sette Paesi dove l’età pensionabile è collegata, per legge, alla speranza di vita.

Si legge:

In un regime Ndc (Notional Defined Contribution) tale legame non è necessario per migliorare le finanze pensionistiche, ma mira a evitare che le persone vadano in pensione troppo presto con pensioni troppo basse e a promuovere l’occupazione in età più avanzata.

L’Italia quindi è uno di quei Paesi nel quale il requisito d’età pensionabile in futuro sarà tra i più elevati. L’Italia comunque è in dolce compagnia, con la Danimarca che segna l’età più alta (74 anni) e a seguire, accanto all’Italia, l’Estonia e i Paesi Bassi con 71 anni.

Rispetto alla media Ocse, che si aggira intorno ai 66 anni, in questi Paesi chi accede adesso al mercato del lavoro andrà in pensione molto in ritardo rispetto a oggi. Lo scarto è di circa 7 anni rispetto alla media.

In Italia e in questi altri Paesi - continua l’Ocse - tutti i miglioramenti dell’aspettativa di vita vengono automaticamente integrati all’età pensionabile”. Eppure questo processo si è arrestato con lo scoppio della pandemia, che ha abbassato l’aspettativa di vita. Anche le future modifiche, biennali, saranno legate a questo fenomeno e non dovrebbero subire mutamenti fino al 2025.

Il futuro delle pensioni: età sempre più alta da quando

Al momento la situazione è in stallo, ma in futuro il regime introdotto nel 1995 farà il suo corso e adeguerà le prestazioni pensionistiche all’aspettativa di vita e alla crescita. Intorno al 2040 sarà pienamente efficace.

A questo proposito sarà cruciale la crescita dell’occupazione. Questo perché nel 2050 il numero degli over 65 sarà ben più alto rispetto alla popolazione nella fascia d’età 20/64. In particolare saranno 74 le persone over 65 anni ogni 100.

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