Pensione nel 2021, ecco come: tutte le opzioni possibili

In pensione nel 2020, diverse opzioni possibile: da un minimo di 5 anni di contributi a Quota 100. Attesa per la conferma dell’Ape Sociale e dell’Opzione Donna.

Pensione nel 2021, ecco come: tutte le opzioni possibili

Pensioni, ultimi mesi del 2020 e poi arriverà il momento di pensare al prossimo anno.

A tal proposito, per chi ha intenzione di smettere di lavorare nel 2021 non mancano le brutte notizie: causa crollo del PIL, infatti, per chi andrà in pensione il prossimo anno l’importo della pensione sarà più basso rispetto a quello previsto senza lo scoppio della pandemia.

Ma chi potrà effettivamente andare in pensione nel 2021? Le regole per il pensionamento sono ancora quelle disciplinate dalla riforma del 2011, dalla cosiddetta Legge Fornero. A questa si affiancano alcune finestre per il pensionamento anticipato, come quella offerta da Quota 100 e - molto probabilmente - dall’Opzione Donna e dall’Ape Volontario (che dovranno però essere prorogate con la prossima Legge di Bilancio).

Ad eccezione di alcune novità attese con la manovra finanziaria, le regole per il pensionamento nel 2021 sono ormai certe; non ci saranno novità per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata, così come per Quota 100 che resterà in vigore per un altro anno.

Vediamo, quindi, quali sono le opzioni per il pensionamento nel 2021 così da capire qual è la finestra migliore per l’uscita dal mercato del lavoro.

Pensione nel 2021 per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996

Come prima cosa bisogna fare una differenza tra coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996 e chi lo ha fatto dopo.

Per chi lo ha fatto prima di questa data - che ha segnato il passaggio dal regime retributivo a contributivo - vi è la possibilità di andare in pensione al raggiungimento dei seguenti requisiti:

  • pensione di vecchiaia: età anagrafica 67 anni, oltre a 20 anni di contributi (con la possibilità per alcuni lavoratori di accedere alla pensione a 66 anni e 7 mesi di età, e per altri di andarci con 15 anni di contributi);
  • pensione anticipata: indipendentemente dall’età anagrafica sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.

A queste due opzioni se ne aggiunge una terza, conosciuta come Quota 41.

Questa può essere richiesta sia da coloro che hanno iniziato a lavorare prima che dopo la data del 1° gennaio 1996; tuttavia dal momento che per potervi ricorrere è necessario che l’interessato abbia maturato 12 mesi di contribuzione prima del compimento del 19° anno di età (i cosiddetti lavoratori precoci), è ovvio che possono accedere a questa opzione nel 2021 esclusivamente coloro che hanno iniziato a lavorare prima della suddetta data.

Con Quota 41 si può accedere alla pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, ma solo quando oltre ad essere lavoratori precoci si fa parte anche di una delle seguenti categorie:

  • disoccupati che hanno smesso di percepire da almeno 3 mesi dell’indennità sostitutiva di disoccupazione;
  • invalidi con percentuale almeno del 74%;
  • caregiver;
  • lavoratori usuranti.

Va detto che sia per Quota 41 che per la pensione anticipata la pensione decorre dal terzo mese successivo a quello in cui sono stati maturati i requisiti richiesti.

Pensione nel 2021 per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996

Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, invece, ci sono regole differenti.

Visto quanto detto in precedenza per Quota 41 è ovvio che anche per la pensione anticipata ci si riferisce esclusivamente a coloro che hanno iniziato a lavorare prima di questa data, in quanto diversamente non si riuscirebbe a maturare il requisito contributivo richiesto per l’accesso alla misura.

Per la pensione di vecchiaia, invece, possono accedervi anche coloro che rientrano interamente nel regime contributivo avendo avviato la prima esperienza lavorativa dopo il 1996. Tuttavia, questi devono soddisfare anche un altro requisito, di tipo economico: è necessario, infatti, aver maturato un importo della pensione superiore ad 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale.

L’importo per il 2021 deve essere ancora definito sulla base di quello che sarà il tasso di rivalutazione, ma comunque non sarà molto diverso da quello del 2020, pari a 459,83€. Quindi, per poter andare in pensione nel 2021 con la pensione di vecchiaia bisogna aver maturato un assegno mensile vicino ai 690 euro.

Va detto, però, che per i soli contributivi vi sono due opzioni ad hoc per pensione di vecchiaia e anticipata. Nel dettaglio, l’opzione contributiva prevede che:

  • per la pensione di vecchiaia si possa andare in pensione una volta compiuti i 71 anni di età, con soli 5 anni di contributi;
  • per la pensione anticipata si possa andare in pensione al compimento del 64° anno di età con 20 anni di contribuzione. Tuttavia, l’assegno di pensione maturato deve essere almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Per andare in pensione con questa formula nel 2021, quindi, è necessario che l’assegno di pensione sia vicino ai 1.285€.

Pensione nel 2021 con Quota 100

Le ultime dichiarazioni di Conte confermano Quota 100 per il solo 2021. Ciò significa che ancora per un altro anno, quindi per chi ne matura i requisiti entro il 31 dicembre 2021, si potrà andare in pensione una volta che la somma tra l’età anagrafica e i contributi maturati dà come risultato 100.

Come noto però vi è un minimo anagrafico, pari a 62 anni, e un altro contributivo, di 38 anni, da soddisfare.

Con Quota 100, però, la pensione non decorre dal mese successivo a quello di maturazione dei requisiti, bensì dopo tre mesi (finestra trimestrale) per i dipendenti del settore privato, sei mesi per gli statali.

Pensione nel 2021 con Opzione Donna e l’Ape Sociale

Due misure su cui non c’è ancora certezza sono l’Opzione Donna e l’Ape Sociale. Per far sì che queste due siano un’opzione valida per smettere di lavorare nel 2021, infatti, è necessario un rifinanziamento con la prossima Legge di Bilancio.

A tal riguardo il Ministero del Lavoro ha dichiarato di essere intenzionato a procedere in questa direzione, quindi non dovrebbero esserci problemi.

Per l’Opzione Donna si parla di estendere l’accesso a coloro che ne maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2020. Requisiti che ricordiamo essere:

  • 35 anni di contributi;
  • lavoratrici dipendenti: 58 anni di età;
  • lavoratrici autonome: 59 anni di età.

Anche per Opzione Donna vi è una finestra mobile, ma molto più ampia rispetto a quella prevista per Quota 100. Per le lavoratrici dipendenti, infatti, la pensione decorre 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti, mentre per le autonome dopo 18 mesi.

Infine c’è l’Ape Sociale che dovrebbe essere confermata con la Legge di Bilancio 2021. Va ricordato che questa non è un’opzione per il pensionamento ma comunque si tratta di una possibilità per smettere di lavorare in anticipo.

Questa è rivolta ai disoccupati, agli invalidi con percentuale pari o superiore al 74%, e ai caregiver che hanno maturato 30 anni di contribuzione, come pure ai lavoratori gravosi che hanno 36 anni di contributi.

Questi possono smettere di lavorare all’età di 63 anni ma la pensione decorre comunque al compimento dei 67 anni; negli anni che li separano dal collocamento in quiescenza avranno diritto ad un’indennità sostitutiva erogata tramite un prestito bancario che sarà restituito dallo Stato (senza quindi penalizzazioni per il lavoratore).

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