Pensione anticipata: ci sono vantaggi a rimanere in servizio oltre i 42 anni e 10 mesi?

Lorenzo Rubini

7 Giugno 2021 - 13:17

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Molte volte accedere alla pensione anticipata può essere un bel dilemma: conviene maggiormente rimanere in servizio?

Pensione anticipata: ci sono vantaggi a rimanere in servizio oltre i 42 anni e 10 mesi?

La pensione anticipata ordinaria permette di accedere alla quiescenza, indipendentemente dall’età, alla maturazione dei 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (per le donne un anno in meno). Ma se un lavoratore decidesse di restare in servizio una volta maturato tale requisito ne avrebbe dei vantaggi?

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Buongiorno,
ho 59 anni di età e 41 di contributi, ho anche un anno si contribuzione prima del compimento di 19 anni di età (ma non ho gli altri requisiti per i precoci), mi sembra di capire che potrò andare in pensione con i 42 anni e 10 mesi (a prescindere dall’età).
Mi confermate questa mia interpretazione?
Inoltre chiedo, se mi dovessi fermare in sevizio oltre i 42 anni e 10 mesi, ne avrei qualche vantaggio?
In questa Giungla delle pensioni non si capisce niente.
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta.”

Pensione anticipata o di vecchiaia?

Se non è in possesso degli altri requisiti relativi alla quota 41, pur essendo un lavoratore precoce, come lei stesso desume, dovrà attendere il raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi per poter accedere alla pensione.

La sua interpretazione, quindi, è giusta. Ma è bene sottolineare che al raggiungimento del requisito contributivo della pensione anticipata, il lavoratore che lo desidera può permanere il servizio (se lavora nella pubblica amministrazione fino al compimento dei 65 anni, se lavora nel settore privato anche oltre).

Permanere in servizio oltre il raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi, chiede, porta ad un effettivo vantaggio economico? Sicuramente sì: si continuano a versare contributi continuando a lavorare, che saranno utilizzati nel calcolo della pensione spettante ed inoltre si accede alla pensione con un’età superiore e questo significa l’applicazione di un coefficiente di trasformazione maggiormente vantaggioso.

Per il calcolo della quota contributiva della pensione, infatti, al montante contributivo per la trasformazione in assegno previdenziale, viene applicato un coefficiente di trasformazione che sale con il crescere dell’età: anche a parità di contributi versati, infatti, accedere alla pensione con qualche anno di ritardo porta al diritto di un assegno più elevato.

Se all’importo maggiore derivante dall’applicazione di un coefficiente di trasformazione più conveniente, poi, somma anche il fatto che il montante contributivo crescerebbe con gli anni in più di lavoro è facile intuire che un vantaggio economico c’è sempre nel permanere in servizio. Non so, però, quantificarglielo in euro visto che molto dipende dalla retribuzione percepita e dai contributi che si versano.

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