Pensione a 66 anni: vecchiaia o quota 100 prima?

Anticipare la pensione solo di qualche mese non porta una grossa perdita sull’assegno previdenziale spettante. Vediamo perchè.

Pensione a 66 anni: vecchiaia o quota 100 prima?

La pensione quota 100 potrebbe, in alcuni casi, portare a delle perdite sull’assegno che, eventualmente, si potrebbe percepire con la pensione anticipata ordinaria o con la pensione di vecchiaia. Se si accede alla quota 100, infatti, con 62 anni di età e con 38 anni di contributi si anticipa, rispetto alla pensione di vecchiaia di 5 anni e di altrettanto sulla pensione anticipata per gli uomini (per le donne un anno in meno).

5 anni in meno di contributi versati ed il coefficiente di trasformazione applicato all’età di 62 anni (rispetto a quello che si applicherebbe a 67 anni) potrebbero portare ad una perdita anche consistente dell’assegno previdenziale spettante. Ma non sempre è così.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Ho 66 anni compiuti il 4 agosto, lavoro presso Trenitalia ho contribuzione mista con 41 e 3 mesi di servizio (conteggio su INPS a giugno 2020 ). Dato che il prossimo agosto 2021 sarò in pensione chiedo se posso andare a dicembre 2020 in pensione o devo continuare sino al termine con il rischio di incappare in qualche modifica o ancora in qualche tassazione. Si precisa che poco tempo fa fatti i riscontri su quanto potrei prendere di pensione si aggira su 1900,00 .Chiedo un Vostro consiglio grazie anticipatamente cordialità”

Pensione a 66 anni

Nel suo caso andare in pensione a dicembre 2020 con la quota 100 o ad agosto 2021 con la misura di vecchiaia, non cambia molto a livello di importo dell’assegno.

A livello di contributi versati parliamo di soli 8 mesi di differenza tra una misura e l’altra, mesi che andrebbero ad incidere solo marginalmente sull’assegno.

Anche il coefficiente di trasformazione applicato tra i 66 ed i 67 anni ha un differenza minima che andrebbe ad incidere davvero poco sull’assegno.

Andando in pensione a dicembre, poi, le verrebbe liquidata una pensione con una rivalutazione del montante contributivo lievemente più alta, a causa della variazione dei coefficienti di trasformazione in vigore dal 1 gennaio 2021.

Se la sua intenzione è quella di smettere di lavorare entro la fine dell’anno, quindi, a mio avviso, a livello economico, non perderebbe una cifra considerevole rispetto alla pensione che le sarebbe liquidata a partire dal 1 settembre 2021.

«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email chiediloamoney@money.it»

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