Pensione 5 anni prima nel 2022 con la nuova pace contributiva: come funziona

Simone Micocci

24 Luglio 2021 - 12:40

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Anticipare l’accesso alla pensione fino a 5 anni: il Governo pensa alla conferma della pace contributiva, introducendo inoltre uno sconto dell’onere di cui bisogna farsi carico.

Pensione 5 anni prima nel 2022 con la nuova pace contributiva: come funziona

Potrebbe esserci una nuova pace contributiva all’orizzonte, la quale permetterebbe a chi lo vorrebbe di anticipare l’accesso alla pensione fino a cinque anni.

Mentre si attende il primo incontro tra il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e i sindacati, in programma il prossimo 27 luglio, si continua a discutere di come potrebbe essere il dopo Quota 100. In un mare di dubbi ci sono delle certezze: la prima è quella per cui non ci sono chissà che risorse da investire nella riforma delle pensioni e questo significa che bisognerà pensare a delle misure alternative dove chi vorrà andare in pensione prima dovrà accettare di farlo con un assegno ridotto a quello che gli sarebbe stato riconosciuto al compimento dei 67 anni.

E non è un caso se nelle ultime misure sintetizzate dall’Inps si fa spesso riferimento a penalizzazioni in uscita.

In quest’ottica si colloca anche la proposta di una nuova “pace contributiva” con la quale si darebbe la possibilità - a chi lo vorrà - di anticipare l’accesso alla pensione fino a cinque anni, scongiurando quindi il cosiddetto “effetto Quota 100”, il quale dal 1° gennaio 2022 rischia di generare appunto uno scalone di cinque anni.

Pensione cinque anni prima con la nuova pace contributiva

Con l’addio di Quota 100, chi per qualche mese non è riuscito a raggiungere i requisiti necessari entro la data del 31 dicembre 2021 rischia di dover attendere cinque anni ancora per andare in pensione.

Per la pensione di vecchiaia, infatti, sono richiesti 67 anni di età (rispetto ai 62 di Quota 100), mentre per quella anticipata i contributi maturati devono essere almeno 42 anni e 10 mesi (per gli uomini, un anno in meno per le donne), quindi poco meno di cinque anni rispetto ai 38 sufficienti per Quota 100.

Come evitare questo scalone di cinque anni? Tra le misure discusse in questi giorni c’è anche quella di una nuova pace contributiva. Nel dettaglio, verrebbe data la possibilità, a chi è interessato, di coprire i buchi cumulati durante la carriera, ossia quei periodi che per una serie di motivi (perlopiù nel caso in cui non si era occupati) non sono coperti da contribuzione.

Una pace contributiva - per un periodo di massimo cinque anni - è stata già prevista dal decreto 4/2019, ma anche questa, come Quota 100, è in scadenza il 31 dicembre di quest’anno. L’intenzione del Governo, dunque, sembra quella di rinnovare almeno questa misura prevedendo tra l’altro delle novità rispetto al passato.

Grazie alla pace contributiva, quindi, si potrebbe pagare di tasca propria (l’onere per il versamento dei contributi per i periodi scoperti spetta infatti al titolare) per anticipare l’accesso alla pensione fino a un massimo di cinque anni.

Pensiamo, ad esempio, a chi solo a marzo 2022 - all’età di 62 anni - raggiungerà i 38 anni di contributi per andare in pensione con Quota 100, quando però questa misura non esisterà più (eccetto che per chi ne ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2021). Tuttavia, aderendo alla pace contributiva questo potrebbe aumentare la propria posizione contributiva andando a versare volontariamente contributi per quei periodi in cui ne è scoperto: in questo modo, potrebbe ad esempio versare i 4 anni e 10 mesi di contributi che gli mancano per accedere alla pensione anticipata.

Pace contributiva: come funzionerà e quanto costa

Le regole dovrebbero essere le stesse di quella introdotta nel triennio 2019-2021. Non è chiaro, però, se potranno accedervi solamente i contributivi puri, ossia chi non ha alcuna contribuzione prima del 1996.

Si potranno riscattare al massimo cinque anni di contributi, anche per periodi non consecutivi tra di loro: l’importante è che il periodo da riscattare sia privo di contributi e di qualsiasi obbligo contributivo.

Il costo da sostenere dipende dalle ultime retribuzioni percepite: su queste, infatti, si applica la cosiddetta aliquota contributiva (o di computo) che nel caso dei lavoratori dipendenti è del 33%. Ma attenzione: novità assoluta dovrebbe essere il fatto che da parte dell’Inps potrebbe essere riconosciuto uno sconto, così da incentivare al versamento volontario dei contributi per andare prima in pensione.

Per abbattere il costo, inoltre, verrebbe data anche la possibilità ai datori di lavoro di sostenere una parte dell’onere, tramite premi di risultato detassabili fino a 3.000 euro, da cui questi potranno detrarre il 50% del costo sostenuto in cinque quote annuali.

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