PIR: novità in arrivo nel Decreto Fiscale

PIR: novità in arrivo nel Decreto Fiscale? Tutti i dettagli

PIR: novità in arrivo nel Decreto Fiscale

PIR: le novità in arrivo con il Decreto Fiscale potrebbero dare nuova linfa al mercato dei Piani Individuali di Risparmio, a lungo messo in disparte da una serie di vincoli introdotti negli ultimi mesi.

Le forze di maggioranza e quelle di opposizione hanno trovato una quadra: la Commissione Finanze della Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento proposto da Forza Italia volto a rilanciare i suddetti strumenti.

Se ufficializzate, ha dichiarato Sestino Giacomoni, membro del Coordinamento di presidenza di FI oltre che Vicepresidente della Commissione, le novità sul fronte PIR permetteranno di raccogliere almeno 150 miliardi di euro di risparmi privati da iniettare nell’economia reale. Il tutto nell’arco di un decennio.

PIR: le novità del Decreto Fiscale

Le proposte emerse durante l’esame del Decreto Fiscale hanno mirato innanzitutto a rimuovere tutti quei paletti che nei mesi scorsi hanno messo i bastoni fra le ruote al mercato dei Piani Individuali di Risparmio.

Via dunque per gli emittenti il limite di investimento del 3,5% in strumenti di venture capital e via anche a quello (sempre del 3,5%) destinato al listino delle piccole imprese AIM Italia.

“Grazie al lavoro serio e costruttivo portato avanti in Commissione Finanze è stato approvato un emendamento che dal 1° gennaio 2020 farà ripartire i Piani individuali di risparmio, dandogli nuovo slancio”,

ha dichiarato Giacomoni.

Con l’introduzione delle novità inerenti i PIR le Casse previdenziali potranno investire il 10% del proprio patrimonio in più di un Piano in ottica di diversificazione (vincolo previsto invece per le persone fisiche).

Inoltre il 5% della quota del 30% destinata all’economia reale dovrà riguardare solo ed esclusivamente le piccolissime imprese.

Volendo riassumere: le novità sui PIR imporranno di investire (per almeno i 2/3 dell’anno di durata del Piano) il 70% in strumenti finanziari, anche non negoziati su mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali, “emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabili organizzazioni nel territorio dello Stato.”

Il 25% del citato 70% dovrà essere indirizzato a aziende non quotate sul FTSE MIB o a indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Almeno un altro 5% del valore complessivo dovrà essere investito su strumenti finanziari di società non quotate né sul FTSE MIB né sul FTSE MID o, ancora, in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

L’obiettivo di queste novità sarà rispolverare i PIR per rafforzare l’economia e le piccole imprese grazie al risparmio degli italiani.

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