Oro è un buy? Verso il rally se la Fed non alza i tassi a giugno

L’oro crolla dopo i verbali del FOMC, perdendo circa $30. Ma questo potrebbe rendere più attraente il suo acquisto se quelle della Fed dovessero rivelarsi solo parole.

L’oro ha visto la sua quotazione crollare da $1.280 a $1.250 l’oncia dopo i verbali del FOMC dello scorso mercoledì.

Il rilancio dell’ottimismo, da parte della Fed, riguardo il possibile rialzo dei tassi di interesse durante il prossimo mese ha spinto verso l’alto l’indice spot del dollaro e portando ad un ribasso tutte le materie prime, oro compreso.

La nota correlazione inversa tra oro e dollaro porta i due principali beni rifugio a muoversi spesso in direzioni opposte, con il dollaro che guida in realtà l’andamento di tutte le materie prime, scambiate dagli altri paesi nella valuta statunitense.

Fino a pochi giorni fa, tuttavia, è bene ricordare che molti attori di mercato si era espressi a favore di un deciso rialzo del prezzo dell’oro nel prossimo futuro, con previsioni talvolta anche esagerate.

Il recente crollo non deve quindi scoraggiare i sostenitori del metallo prezioso e le parole della Fed, se tali dovessero rimanere, potrebbero sortire nel prossimo mese un effetto contrario a quello avuto in questi ultimi due giorni.

Prezzo oro: le parole della Fed potrebbero trasformarsi in un boomerang

I verbali del FOMC hanno portato ottimismo in territorio USA.

Il rialzo dei tassi di interesse potrebbe essere vicino, più vicino di quanto il mercato non creda.

La reazione scatenata sui mercati ha portato il dollaro ha guadagnare spinta e le altre valute a perdere valore, stessa sorte che è toccata alle materie prime e all’oro.

Il rialzo dei tassi interesse è stato ritenuto probabile per il prossimo mese ma sotto la condizione che i dati economici continuino a mostrare crescita, così come è sembrato nel mese di aprile, dopo i risultati deludenti del primo trimestre del 2016.

Il rialzo non deve quindi essere dato per scontato e i dati, come è stato per l’indice di produzione della Fed di Filadelfia durante la giornata di ieri, potrebbero controvertire le intenzioni USA.

Se entro il prossimo meeting di giugno, infatti, non si fossero manifestati dati particolarmente positivi, il rialzo non avverrà e la reazione dei mercati potrebbe essere più intensa e opposta a quella avvenuta negli ultimi due giorni.

Le conseguenze potrebbero portare ad una svalutazione del dollaro, che rimane in trend ribassista da inizio anno, e un conseguente forte rialzo dell’oro e delle materie prime.

L’ottimismo che ha preso piede con le aspettative post-verbali FOMC si potrebbe quindi rivelare un’arma a doppio taglio per la Fed che, con la Brexit alle porte e le presidenziali in casa, farebbe una scelta quantomeno coraggiosa nel rialzare i tassi proprio nel bel mezzo di questi eventi.

Per questi motivi un rialzo del prezzo dell’oro ha assunto nuovo fascino, con il calo della sua quotazione che ne aumenterebbe solo l’attrattiva.

Prezzo oro: ritorno verso la media mobile e sopra i $1.280

Il prezzo dell’oro ha segnato durante la giornata di ieri il minimo di maggio a $1.243 l’oncia, tagliando per un breve periodo la media mobile a 60 periodi, come osservabile dal seguente grafico giornaliero:

La trendline colorata in verde descrive con efficacia l’andamento degli ultimi tre mesi dell’oro, chiaramente rivolto al rialzo.

In particolare è bene notare il recente slide tra le medie mobili a 20 e a 60 periodi, con quella di più breve periodo che si è avvicinata alla seconda senza attraversarla e tornando a correre al rialzo.

Un segnale di questo genere è foriero di grande solidità e l’andamento degli oscillatori lo è allo stesso modo.

L’indicatore RSI si tiene da mesi al di sopra del livello medio di 50, facendo su e giù dalla zona di ipercomprato. L’attuale posizione è quindi da intendere ai minimi rispetto a quelli che sono gli standard dell’oro, prospettiva che amplia le possibilità di uno scenario rialzista.

Allo stesso modo il MACD non ha mai attraversato quota 0, rimanendo sempre positivo e su livelli medio alti, con le ultime giornate che lo hanno spinto verso i minimi rilevati ad aprile.

L’obiettivo sembrerebbe quindi quello di tornare al di sorpra della media mobile a 20 periodi e verso al resistenza nei pressi di $1.280, con il target che a quel punto si sposterebbe verso il test del livello psicologico di $1.300.

Se quelle della Fed dovessero rivelarsi solo parole, lo sprint dell’oro potrebbe tornare di attualità e allargare ancora di più le proprie prospettive del suo rialzo.

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