Partiamo da un dato: oggi nell’area Ocse il tasso di occupazione è il più alto degli ultimi vent’anni.
Dal 2005, infatti, anno di inizio della serie storica, non era mai stata rilevata una quota così elevata di persone con un lavoro. Nei 38 paesi dell’organizzazione il 70,3% degli abitanti tra i 15 e i 64 anni, ossia della popolazione in età lavorativa, è risultato occupato nel terzo trimestre 2024.
La crescita del’occupazione nell’area OCSE
Un risultato notevole, che rappresenta un record per l’Ocse in generale ma anche singolarmente per diversi paesi che la compongono, tra cui Francia, Germania e Italia, dove l’occupazione risulta in effetti ai massimi. Tuttavia, c’è una grossa differenza tra il record Ocse e quello italiano.
Nello stesso periodo (sempre terzo trimestre 2024), in Italia è stato rilevato un tasso di occupazione del 62,5%: anche in questo caso un traguardo storico, sebbene piuttosto modesto rispetto ai livelli raggiunti negli altri paesi. L’Islanda ha un tasso di occupazione dell’86,4%, i Paesi Bassi dell’82,3%, la Svizzera dell’80,3% e il Giappone del 79,5%, mentre la Germania è al 77,4%. L’Italia invece è lontana da qualunque media: oltre a quella Ocse (7,8 punti percentuali in meno), siamo sotto anche la media Ue (altro record, al 70,9%) ed Eurozona (70,5%). Scorrendo la graduatoria, verso gli ultimi posti, emerge che l’Italia, con il suo tasso di occupazione del 62,5%, risulta a livello Ocse sopra soltanto a Costa Rica (62,3%) e Turchia (55,2%).
1. Islanda – 86,38%
2. Paesi Bassi – 82,26%
3. Svizzera – 80,29%
4. Giappone – 79,53%
5. Nuova Zelanda – 78,45%
6. Germania – 77,38%
7. Australia – 77,22%
8. Danimarca – 77,20%
9. Norvegia – 76,99%
10. Svezia – 76,71%
11. Estonia – 75,77%
12. Repubblica Ceca – 75,50%
13. Ungheria – 75,11%
14. Irlanda – 74,92%
15. Regno Unito – 74,90%
16. Canada – 74,20%
17. Austria – 73,90%
18. Lituania – 73,67%
19. Portogallo – 72,97%
20. Polonia – 72,59%
21. Slovacchia – 72,24%
22. Finlandia – 72,24%
23. Slovenia – 72,56%
24. Stati Uniti – 71,80%
25. Lettonia – 71,51%
26. Unione Europea (media) – 70,86%
27. Zona Euro (media) – 70,51%
28. OCSE (media) – 70,26%
29. Corea del Sud – 69,58%
30. Israele – 69,54%
31. Francia – 69,20%
32. Lussemburgo – 69,16%
33. Belgio – 66,75%
34. Spagna – 66,26%
35. Cile – 64,10%
36. Messico – 63,88%
37. Colombia – 63,17%
38. Grecia – 63,09%
39. Italia – 62,54%
40. Costa Rica – 62,30%
41. Turchia – 55,24%
Il record italiano degli inattivi
Come sottolineato, in Italia, così come in altri paesi citati e tra l’altro per la stessa Ocse, nel 2024 l’occupazione ha raggiunto i livelli più alti di sempre considerando le serie storiche. È giusto quindi festeggiare, nella consapevolezza che in ogni caso i numeri italiani non sono poi così elevati e un allineamento ai valori medi risulta improbabile. Secondo Istat, il 2025 è iniziato con un’ulteriore crescita del tasso di occupazione in Italia, che ha toccato il 62,8%: comunque non sufficiente a superare la Grecia, quartultima a livello Ocse.
Come noto, gli occupati sono la principale componente della forza lavoro, mentre la seconda componente è rappresentata dai disoccupati: occupati e disoccupati sono considerati economicamente attivi, perché lavorano o sono alla ricerca di un lavoro. Discorso a parte bisogna farlo per chi, pur essendo all’interno della popolazione in età lavorativa, risulta inattivo, ossia non sta cercando un lavoro: a pesare sull’Italia è proprio l’alta incidenza degli inattivi.
1. Islanda – 89,77%
2. Paesi Bassi – 85,53%
3. Svizzera – 84,20%
4. Svezia – 83,93%
5. Danimarca – 82,67%
6. Nuova Zelanda – 82,61%
7. Estonia – 82,18%
8. Giappone – 81,72%
9. Australia – 80,64%
10. Germania – 80,25%
11. Norvegia – 80,18%
12. Lituania – 79,83%
13. Canada – 79,47%
14. Finlandia – 79,21%
15. Ungheria – 78,79%
16. Irlanda – 78,34%
17. Regno Unito – 78,31%
18. Austria – 78,17%
19. Portogallo – 78,01%
20. Repubblica Ceca – 77,54%
21. Lettonia – 76,95%
22. G7 (media) – 76,46%
23. Slovacchia – 76,36%
24. Slovenia – 75,63%
25. Zona Euro (media) – 75,41%
26. Unione Europea (media) – 75,40%
27. Stati Uniti – 74,96%
28. Polonia – 74,87%
29. Francia – 74,82%
30. Spagna – 74,80%
31. Lussemburgo – 74,34%
32. OCSE (media) – 74,03%
33. Israele – 71,47%
34. Corea del Sud – 71,41%
35. Belgio – 70,89%
36. Colombia – 70,30%
37. Cile – 70,25%
38. Grecia – 69,98%
39. Costa Rica – 66,85%
40. Italia – 66,62%
41. Messico – 65,78%
42. Turchia – 60,67%
I paesi Ocse hanno mediamente una forza lavoro (quindi occupati più disoccupati) pari al 74% della popolazione in età lavorativa; di conseguenza, l’altro 26% risulta inattivo. In Italia invece le proporzioni sono ben diverse: 67% come forza lavoro e circa 33% di inattivi. In altri termini, in Italia una persona su tre dai 15 ai 64 anni non lavora e nemmeno cerca un impiego, mentre in media nei paesi Ocse risulta inattiva solo poco più di una persona su quattro. Livelli inferiori si ritrovano solo in Messico (65,7%) e in Turchia (60,6%), gli unici paesi dell’organizzazione con una quota di partecipazione al mercato del lavoro più bassa di quella italiana.