OCSE: Italia maglia nera su crescita produttività

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha definito la crescita della produttività in Italia «sclerotica». Per il 2018 l’OCSE registra un calo annuale dello 0,20%. La penisola è in fondo alla classifica anche considerando il Pil per persona occupata, con -0,36% tra il 2001 e il 2017. Di seguito tutti i dettagli

OCSE: Italia maglia nera su crescita produttività

L’Italia è maglia nera su più fronti nel Compendio di indicatori sulla produttività, oltre ad essere in coda tra i principali Paesi industrializzati per l’andamento del Pil e l’evoluzione negativa dei salari.

«Sclerotica», così l’OCSE descrive la crescita della produttività in Italia. Ecco l’analisi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

La produttività italiana dal 1995

Secondo l’Organizzazione, tra il 1995 e il 2017 l’aumento della produttività del lavoro, ossia il Pil per ora lavorata, in Italia è stato dello 0,30%, il più basso tra le 40 economie prese in considerazione (le 36 OCSE più alcuni Paesi partner), a fronte di un aumento medio OCSE dell’1,47%.

Nel dettaglio, l’Italia è passata dal +1% di produttività del 1995-2000 al +0,1% del quinquennio successivo, per registrare successivamente una flessione dello 0,2% tra il 2005 e il 2010, seguita da +0,3% nei successivi cinque anni.

Andamento piatto invece tra il 2014 e il 2018. Per il 2018 l’OCSE registra un calo annuale dello 0,20%. Anche considerando il Pil per persona occupata, la Penisola è in fondo alla classifica, con -0,36% tra il 2001 e il 2017.

Produttività multifattoriale delude

Dati negativi anche riguardo la produttività multifattoriale. Questa prende in considerazione l’efficienza complessiva con cui lavoro e capitale sono utilizzati assieme nel processo produttivo: l’Italia resta ultima con una flessione dello 0,18% tra il 1995 e il 2017, anche se dal calo dello 0,5% nel 2001-2007 è passata al +0,08% nell’era post crisi finanziaria del 2008.

Crescita della produttività debole nell’intera area OCSE

La crescita della produttività, per altro, resta debole nell’intera area OCSE, con una crescita annuale dimezzata dal 2010 in poi rispetto ai livelli pre-crisi (+0,9%).

L’incremento del Pil pro capite intervenuto in questo periodo è stato sostenuto principalmente da un maggiore utilizzo del lavoro. Tuttavia, in molti Paesi, l’aumento dell’occupazione è avvenuto in settori a bassa produttività, il che ha frenato la produttività complessiva e si è tradotto in posti con salari inferiori alla media.

L’Italia, così come il Belgio, la Finlandia e la Spagna, ha addirittura registrato una distruzione netta di posti di lavoro in settori con produttività superiore alla media (-110.000 tra 2010 e il 2017) e un aumento nelle attività a produttività sotto la media (+170.000).

Sono, in contemporanea, diminuiti i posti nei settori con retribuzioni sopra la media (-55.000) e aumentati quelli pagati sotto la media (+115.000). Le retribuzioni, in media, sono diminuite dello 0,82% tra il 2010 e il 2014 e dello 0,19% tra il 2014 e il 2018. Il quarto dato peggiore dell’OCSE, davanti solo a Grecia, Canada e Belgio, contro l’aumento dello 0,75% nel 2001-2007.

Con la crisi hanno sono diminuiti anche gli investimenti fissi lordi, altro fattore essenziale ai fini della produttività, calati in Italia dal 21,6% del Pil nel 2007 al 18% del 2018, uno dei livelli più bassi dell’intera OCSE.

Italia: si amplia il gap della produttività rispetto agli altri Paesi

Si amplia il gap della produttività del Belpaese rispetto alle maggiori economie, sia il divario rispetto al Pil pro capite. Considerata base 100 la produttività statunitense, l’Italia (dati 2016) si ferma a 78. La Germania è al 98, la Francia al 94, mentre Irlanda e Lussemburgo volano a 135, la Norvegia a 112 e il Belgio a 105.

In fondo alla classifica: Polonia (50), Estonia (50) e Lettonia (47). Se poi si normalizza base 100 il Pil pro capite Usa, l’Italia, che nel 2001 era a quota 80, nel 2017 era scesa a 64, superata anche dalla Nuova Zelanda, migliorata nel frattempo (da 62 a 65). La media OCSE è passata da 72 a 73, la Germania da 82 a 83 e l’Irlanda ha fatto un balzo da 89 a 125.

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