Il nuovo ministro inglese è Boris Johnson. Cosa succede ora? Le conseguenze per la Brexit

Il nuovo primo ministro inglese è Boris Johnson. Cosa cambia per la Brexit e cosa aspettarsi ora?

Il nuovo ministro inglese è Boris Johnson. Cosa succede ora? Le conseguenze per la Brexit

Il Regno Unito accoglie il suo nuovo Primo Ministro. Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul rimpasto dell’ex governo May e cosa succede ora sia sul fronte politico sia su quello della Brexit.

In seguito alle dimissioni di Theresa May, gli iscritti al partito conservatore hanno votato nel corso dell’ultimo mese fino a comporre una rosa di soli due candidati. Boris Johnson ha raccolto 92.153 voti (57,84%) tra gli iscritti al partito conservatore inglese, contro i 46.656 espressi in favore al rivale Jeremy Hunt. I votati sono stati un totale di 159.320

Per approfondire: Chi è Boris Johnson?

Nuovo primo ministro Regno Unito: cosa sta succedendo?

È certo: il prossimo inquilino del numero 10 di Downing Street è Boris Johnson. Il vincitore e il successore di Theresa May darà inizio alla sua carriera di primo ministro inglese nella giornata di mercoledì.

Non mancano le polemiche all’interno dell’ambiente politico locale: Sir Alan Duncan ha presentato le sue dimissioni dal ruolo di ministro degli Esteri ancor prima della fine delle votazioni in segno di protesta per un’eventuale e possibile vittoria di Boris Johnson, che ora si è dimostrata realtà.
Il cancelliere Philip Hammond ha riferito alla BBC le sue intenzioni di dimettersi in caso di vittoria di Johnson, stessa promessa fatta dal segretario alla giustizia David Gauke. Staremo a vedere se i due ministri decideranno di essere coerenti.

Johnson ha dichiarato che il Regno Unito deve lasciare l’UE entro il termine del 31 ottobre, “Brexit o morte, qualunque cosa accada”.
L’UE ha ripetutamente affermato che non riaprirà i negoziati sull’accordo concordato con l’onorevole May.

Nuovo primo ministro inglese: la timeline

Mercoledì 24 luglio

  • 13:00 (ora italiana): Theresa May ospiterà la sua ultima questions session in qualità di primo ministro.
  • 14:00 (ora italiana): la May tornerà a Downing Street e farà un discorso finale rivolto al Paese. Si recherà quindi a Buckingham Palace per informare la Regina della sua sostituzione.
  • Più tardi nel pomeriggio, Boris Johnson si recherà a Palazzo per parlare con Sua Maestà.
  • In seguito, il nuovo primo ministro si recherà a Downing Street.
  • Il premier terrà il suo primo discorso in qualità di primo ministro prima di entrare per la prima volta al famoso civico numero 10.
  • La sera inizierà a nominare il suo gabinetto, compresi il nuovo cancelliere, il ministro degli Interni e il ministro degli Esteri.

Il primo ministro indirà nuovo elezioni generali?

Il nuovo primo ministro non deve necessariamente indire delle nuove elezioni generali. Infatti, quando sia Theresa May che Gordon Brown hanno assunto il ruolo di primo ministro, nessuno dei due ha spinto immediatamente per l’organizzazione di nuove elezioni. Piuttosto, hanno formato un nuovo governo nominando nuovi ministri.

Boris Johnson , tuttavia, potrà godere di una maggioranza di gran lunga inferiore rispetto a quella dei primi ministri precedenti e se dovessero verificarsi ribellioni o defezioni, potrebbe avere difficoltà a ottenere voti in Parlamento.

Perché l’ex primo ministro Theresa May si è dimessa?

Il 24 maggio Theresa May ha annunciato le sue dimissioni da primo ministro dopo che è diventato chiaro che non sarebbe stata capace di ottenere il suo accordo sulla Brexit in Parlamento.

Si è dimessa da leader del partito conservatore, ma ha dichiarato che sarebbe rimasta nel suo ruolo di primo ministro fino alla nomina di un suo successore.

Cosa cambia per la Brexit con Boris Johnson primo ministro?

Boris Johnson è stato il leader della campagna elettorale Leave in vista del referendum sulla Brexit nel 2016.
Johnson in seguito è stato nominato ministro degli Esteri ma si è dimesso dopo l’accordo Checkers, dichiarando di non poter sostenere il piano del premier sulla Brexit.

Ora afferma che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea il 31 ottobre, indipendentemente dalla presenza un accordo. Ciò significa che diventerebbe realtà la prospettiva di una no-deal Brexit.

Come già chiarito da Money.it nella guida su cos’è una no deal Brexit:

Secondo la Bank of England un divorzio disordinato metterebbe in discussione sia la sterlina inglese che il settore immobiliare britannico, i cui prezzi crollerebbero assieme al valore del pound.

Ma non solo. Un no-deal imporrebbe alle imprese di dover fronteggiare costi maggiori e persino nuovi vincoli doganali e le priverebbe dei cosiddetti passporting rights, ossia i diritti di scambiare beni e servizi con l’Ue senza necessità di licenze e permessi.

L’assenza di un accordo potrebbe determinare la reintroduzione di controlli al confine e mettere in discussione i trasporti e le operazioni commerciali tra i due grandi blocchi. Il Regno Unito inizierebbe ad essere trattato come un Paese terzo e finirebbe per essere assoggettato alle regole dell’OMC.

Il significato del no-deal, come accennato in precedenza, farebbe decadere il periodo di transizione previsto e imporrebbe a Londra di lasciare l’Unione immediatamente.

La Brexit senza intesa potrebbe altresì avere conseguenze profonde sui cittadini britannici ed europei in generale. Dai maggiori costi per i servizi di telefonia mobile, al possibile congelamento dei diritti di chi soggiorna nel Regno Unito, fino ad arrivare alla necessità di richiedere permessi speciali per guidare fuori dai confini nazionali.

Ogni aspetto inerente il Regno Unito e i suoi rapporti con l’Europa sarebbe probabilmente stravolto dall’ipotesi di no-deal.

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