Nuovi focolai, l’Unione europea chiede di lasciare le frontiere aperte: ecco perché

L’Unione europea chiede agli Stati membri e al Regno Unito di non attuare delle nuove chiusure verso gli altri Paesi, ma di seguire delle politiche coordinate. Ecco perché.

Nuovi focolai, l'Unione europea chiede di lasciare le frontiere aperte: ecco perché

L’Unione europea chiede agli Stati membri di non chiudere le frontiere nonostante i nuovi focolai che ormai stanno nascendo in tutto il vecchio continente. Una nuova chiusura delle varie Nazioni infatti causerebbe degli effetti devastanti a livello economico, soprattutto dopo il crollo del PIL, superiore all’11%, che si è registrato nel secondo trimestre dopo i vari lockdown.

Senza dei dati certi sarebbe inutile chiudere le frontiere, spiega l’Europa, nonostante proprio oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia dichiarato un record di nuove infezioni in tutto il mondo, che hanno superato i 294.000 casi, il picco più alto dall’inizio della pandemia.

Nuovi focolai, l’Europa chiede di non chiudere le frontiere

L’Europa ha chiesto ai suoi partner di non chiudere le frontiere nonostante l’aumento dei nuovi casi in quasi tutti i Paesi membri, mediante una lettera di 4 pagine inviata lo scorso 7 agosto. I commissari hanno quindi chiesto di limitare le nuove restrizioni, ma soprattutto di agire in modo coordinato. Per l’Europa infatti le circostanze sono “volatili” , dal momento che la situazione epidemiologica varia molto da Paese a Paese e precisa, sulla base della precedente esperienza vissuta durante la fase acuta dell’epidemia, che “il coordinamento resta fondamentale per garantire chiarezza e prevedibilità per i cittadini e le imprese, soprattutto nel settore dei viaggi”.

Solo tre mesi fa, il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, aveva dichiarato che la stagione turistica ci sarebbe stata, e così è stato, tuttavia adesso iniziano a mostrarsi gli effetti anche nel nostro Paese, con un crescente numero di nuove infezioni, provenienti soprattutto da Croazia e Grecia. Anche la Germania, lo scorso venerdì ha sconsigliato ai suoi cittadini di recarsi in Spagna, poiché considerata una “zona a rischio”.

Lo stesso ha fatto anche il Regno Unito, imponendo una quarantena di due settimane per i viaggiatori provenienti dalla Francia, mentre i Paesi Bassi hanno raccomandato di non recarsi in 6 province spagnole, ossia Madrid, Isole Baleari, Burgos, Salamanca, Almería e Navarra. In Italia invece è stato imposto il tampone a chi rientra da alcuni paesi ritenuti a rischio.

Servono misure coordinate a livello europeo

Quello che l’Unione europea vuole scongiurare è proprio una situazione frammentaria di chiusure, proprio come accaduto all’inizio della pandemia. La Commissione UE, nel documento inviato agli ambasciatori degli Stati membri e al Regno Unito ha precisato che:

“Dobbiamo garantire che l’UE sia pronta per i focolai, ma allo stesso tempo evitare una seconda ondata di azioni non coordinate alle frontiere interne. Il ripristino di restrizioni e controlli alle frontiere inefficaci deve essere evitato. La risposta deve essere proporzionata, coordinata e basata su prove scientifiche”.

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