Nord Stream 2 addio? Pechino corteggia Mosca per il raddoppio del flusso di gas

Mauro Bottarelli

29 Dicembre 2021 - 06:30

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Lo stop alle concessioni per la pipeline sta persuadendo Putin a optare per l’investimento in Power of Siberia 2, nuova tratta di collegamento col Dragone. Non a caso, gli Usa ci inviano la flotta..

Nord Stream 2 addio? Pechino corteggia Mosca per il raddoppio del flusso di gas

Che dietro la missione salvifica dei tankers Usa in rotta verso un’Europa assetata di gas naturale si celi un potenziale, clamoroso e letale errore di valutazione appare chiaro. Talmente chiaro che persino la stampa più filo-atlantica e dichiaratamente ostile al Cremlino sta utilizzando un surplus di condizionali nel raccontare la dinamica in atto. La quale, come mostra questo grafico,

Andamento del prezzo dei futures del gas europeo (Dutch) Andamento del prezzo dei futures del gas europeo (Dutch) Fonte: Bloomberg

in effetti negli ultimi giorni ha garantito un notevole e benedetto sospiro di sollievo all’Europa, la cui economia reale ora comincia realmente a fare i conti con industrie schiacciate dalla bolletta energetica.

E se questa immagine

Percorso del tanker Hellas Diana dal Texas alle Hawaii e ritorno Percorso del tanker Hellas Diana dal Texas alle Hawaii e ritorno Fonte: Bloomberg Finance

mostra come ai circa 20 vessels già in navigazione nelle ultime ore si sia unita anche la Hellas Diana (IMO: 9872987), tanker che dopo aver lasciato Corpus Christi in Texas il 27 novembre ha compiuto una inversone a U a ridosso delle Hawaii, puntando verso il canale di Panama e quindi il Vecchio Continente, questo altro grafico

Andamento dello spread di prezzo fra futures del gas Usa e Ue Andamento dello spread di prezzo fra futures del gas Usa e Ue Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mette la questione in prospettiva: l’arbitraggio garantito agli operatori di commodity statunitensi dallo spread fra gas Usa ed europeo a livello di prezzo si è già dimezzato nell’arco di una settimana ma garantisce ancora ampio margine di guadagno rispetto al livello di inizio anno.

Domanda: quando si arriverà a break-even esaurito, magari in contemporanea con il gelo che il meteo ha previsto colpirà gli Stati Uniti in gennaio, Washington sarà ancora così energeticamente generosa e solidale con l’Europa? La quale, infatti, deve ragionare non sul breve ma sul lunghissimo periodo: dipendendo totalmente dalle importazioni, se anche riuscisse a uscire indenne da questo inverno, la questione di riproporre strutturalmente da qui a pochi mesi. Con una criticità in più. Enorme. Stando alle cronache, Vladimir Putin sarebbe sul punto di perdere la pazienza. Seriamente. In molti vedono l’appuntamento del 10 gennaio per il meeting sull’Ucraina come deadline finale: se l’Occidente, inteso come Nato, dovesse continuare con la linea della criminalizzazione, delle sanzioni e soprattutto della non fornitura di garanzie scritte sullo stop all’allargamento a Est, allora sarebbe rottura.

Ma niente armi, niente tank in marcia, Mig in volo o missili balistici in posizione. L’arma sarebbe appunto energetica. E la vittime l’Europa. Nel colloquio del 15 dicembre scorso con Xi Jinping, infatti, Vladimir Putin avrebbe affrontato in maniera approfondita il tema con il leader cinese, soprattutto dopo l’ennesimo schiaffo in faccia ricevuto dal governo tedesco e dal suo stop fino al prossimo luglio all’iter delle concessione per Nord Stream 2. Xi Jinping non avrebbe perso tempo e, colta la palla del malcontento al balzo, avrebbe forzato la mano: se l’Europa non vuole il gas di Gazprom, lo prendiamo noi.

Al centro dell’ipotesi ci sarebbe quindi il progetto di raddoppio della pipeline Power of Siberia, come mostra questa cartina.

Tratta della pipeline Power of Siberia 1 e progetto di Power of Siberia 2 Tratta della pipeline Power of Siberia 1 e progetto di Power of Siberia 2 Fonte: Gazprom/Reuters

Lanciata operativamente nel 2019, l’infrastruttura primaria è lunga 2.220 chilometri e unisce l’Est della Siberia con la Cina del Nord e ha come core business l’accordo da 400 miliardi di dollari fra Gazprom e CNPC. La capacity piena verrà raggiunta nel 2025, quando verranno pompati verso il Dragone 38 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno. Quasi in contemporanea con la nascita del primo progetto, vide la luce anche Power of Siberia 2, un’operazione strutturalmente enorme e sistemicamente molto più importante della prima.

La quale, però, si arenò sui contrasti di percorso emersi fra Mosca e Pechino. La prima puntava a un passaggio dalla Siberia occidentale allo Xinjiang attraverso i monti Altai, la seconda avrebbe preferito un transito attraverso la Mongolia per arrivare direttamente alla Cina centrale. Due mesi fa, l’opzione proposta dal Dragone ebbe la meglio. Ma la fine dei lavori di Nord Stream 2 spinsero il Cremlino a prendere tempo per un motivo molto semplice: il gas di Power of Siberia 2 proviene infatti dagli stessi giacimenti che attualmente stanno rifornendo l’Europa.

In gioco ci sono 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno, la capacity massima di questo secondo progetto in fieri. Che apparentemente avrebbe appena subito un’accelerazione, poiché il 16 dicembre - casualmente il giorno successivo al colloquio con Xi Jinping - Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino il presidente della Mongolia, Ukhnaagiin Khurelsukh. A detta di molti, un chiaro segnale di accelerazione. E, forse, l’ultimo avviso all’Europa. Casualmente, dopo quella due giorni di colloqui sull’asse Mosca-Pechino-Ulan Bator, ecco materializzarsi la flotta statunitense di tankers carichi di LNG per gli europei in crisi energetica nera.

Conoscendo la media della preparazione dei funzionari Ue in materia di geopolitica, quanto accaduto rientra certamente nel novero della materia oscura dalle parti di Bruxelles. Una cosa è certa, però: Vladimir Putin non ha più solo il rubinetto del gas in mano, ha anche un acquirente molto potente e carico di denaro pronto e desideroso di subentrare. Il rischio di compromettere per sempre i rapporti e le forniture è alto, questa volta. Molto alto.

E attenzione, perché Pechino avrebbe tentato Mosca con un’altra offerta: in caso realmente Europa e Usa decidessero la mossa terminale di escludere Mosca dal sistema di pagamento SWIFT, la Cina avrebbe già spalancato alla Russia le porte del suo circuito alternativo, CIPS (Cross-Border Interbank Payment System). Insomma, stiamo per spingere definitivamente Mosca nella braccia di Pechino. Uno scenario idilliaco per i neo-con che mai hanno abbandonato i corpi intermedi del potere Usa, il cosiddetto Deep State e per il complesso bellico-energetico-industriale statunitense. Ma un vero e proprio suicidio annunciato per l’Europa.

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