Netflix: in Italia film prima al cinema, arriva il nuovo decreto

Il ministro dei beni culturali Bonisoli firma in queste ore un decreto che potrebbe modificare il nostro modo di guardare i film su Netflix.

Netflix: in Italia film prima al cinema, arriva il nuovo decreto

Netflix Italia potrebbe cambiare: la possibilità di vedere i film prodotti dal colosso dell’intrattenimento direttamente in streaming sulla piattaforma e al cinema è messa a rischio dal decreto elaborato dal ministro Bonisoli.

I film di Netflix dovranno necessariamente passare prima dalle sale cinematografiche e poi essere disponibili sul catalogo: “Penso che sia importante assicurare a chi gestisce una sala la tranquillità nel poter programmare film senza che questi siano disponibili in contemporanea su altre piattaforme”, questo quanto dichiarato dal ministro dei beni e delle attività culturali.

Il decreto prevederebbe una sorta di periodo finestra per la distribuzione della pellicola di turno, andando a modificare la norma attualmente in vigore (corrispondente alla 220 del 2016).

La normativa dispone di una programmazione in sala della durata massima di 105 giorni dalla prima proiezione, con 60 giorni se il film è presente in almeno 80 sale del territorio italiano. Il testo completo del decreto è atteso in serata, con il ministro a intento a firmare il provvedimento proprio in queste ore.

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Netflix Italia: film prima in sala, cosa cambia?

In poche parole, Netflix e altre piattaforme analoghe (si parla anche di altri servizi digitali, quindi YouTube, Amazon Prime e i futuri Disney+ e Apple on demand) non potranno mantenere il rilascio contemporaneo cinema e streaming dovendo, nel caso di una distribuzione cinematografica, optare prima per il rilascio al cinema e successivamente debuttare sulla piattaforma.

L’effetto tornado potrebbe aprire vari scenari, con una Netflix chiusa definitivamente alla distribuzione dei film in sala rivolta direttamente al rilascio dei propri contenuti in streaming: a rimetterci, in modo paradossale, sarebbero gli spettatori che fruiscono di entrambe le opzioni.

La polemica intorno al metodo di distribuzione di Netflix ha radici profonde, ed è fiorita durante la settantacinquesima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

L’ultima edizione, al contrario di quanto avvenuto a Cannes 2018, è stata caratterizzata da una dichiarata apertura verso i film realizzati dalle piattaforme digitali: oltre alla presenza di titoli come l’atteso Suspiria di Luca Guadagnino, prodotto da Amazon Prime, il festival ha visto trionfatore proprio Netflix con Roma di Alfonso Cuarón.

L’importante riconoscimento conferito alla pellicola, con il Leone d’Oro per il miglior film in concorso, ha messo in allarme gli esercenti e le varie associazioni a tutela dei distributori cinematografici come l’ANICA: quest’ultima ha mantenuto una linea molto dura nei confronti della grande N, protestando contro la distribuzione parallela in sala e in streaming di Sulla mia Pelle, portando alle dimissioni dell’allora presidente Andrea Occhipinti.

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Il caso «Sulla mia Pelle» e gli incassi

Il film dedicato agli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, anche questo presentato durante Venezia 75, è stato l’ultimo caso intorno cui è ruotata la protesta degli esercenti.

Quello che è interessante è l’emblematico caso del film con protagonista Alessandro Borghi in merito al decreto in approvazione in queste ore: Sulla Mia Pelle è stato distribuito in sala contemporaneamente al debutto in streaming su Netflix, lasciando la scelta della visione allo spettatore, per un totale di 70 sale sparse su tutto il territorio italiano.

Il numero delle sale ospitanti il film di Netflix è stato infatti inferiore a quelle previste dall’attuale normativa, che raramente viene applicata in maniera ferrea, a causa del particolare tema trattato (che ha visto il rifiuto alla proiezione da parte di alcuni cinema).

La pellicola prodotta da Lucky Red è riuscita, nel breve periodo di tempo e nel numero di sale inferiori a quelle relative alla grande distribuzione, a incassare complessivamente più di 530mila euro nelle sei settimane di programmazione, di cui 244mila euro solo nel primo weekend. L’esempio è utile a capire meglio la riforma attualmente in atto: nonostante la distribuzione limitata e la contemporanea presenza del film in streaming “gratuito” per gli abbonati il dato al botteghino è stato più che positivo.

Viene da chiedersi di conseguenza se e quanto effettivamente una distribuzione su due binari vada a danneggiare le sale e i cinema, e quanto una release esclusivamente più tradizionale sia capace di suscitare l’interesse del pubblico (che potrebbe comunque attendere che il film debutti in streaming nel servizio pagato) e quanto possa influire sulla pirateria (danneggiando i servizi in abbonamento).

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