Mps tra incubo bail in e referendum: Renzi si sta giocando tutto

Mps, il referendum costituzionale e lo spettro del bail in. Il governo intanto nega di voler ricorrere al fondo Salva Stati Europeo e spera nell’aumento di capitale entro fine 2016.

Il piano di “salvataggio” di Mps - che si articola nella cessione dell’intero ammontare di crediti deteriorati e in un successivo aumento di capitale da 5 miliardi di euro - e il referendum costituzionale che si terrà tra novembre e dicembre, com’è noto, sono legati in maniera indissolubile, anche se apparentemente non sembra esserci alcuna connessione tra i due temi.

L’incubo di Renzi e di migliaia di risparmiatori si chiama infatti “bail-in”. La nuova direttiva europea sulla gestione delle crisi (BRRD) prevede infatti che a sostenere le eventuali perdite di una banca siano, nell’ordine:

  • I) gli azionisti;
  • II) i detentori di altri titoli di capitale;
  • III) gli altri creditori subordinati;
  • IV) i creditori chirografari (ovvero coloro che possiedono quel tipo di credito che non è coperto da alcun tipo di garanzia reale o personale);
  • V) le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100mila euro;
  • VI) il fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti.

Il piano di salvataggio di Mps

Lo scorso 29 luglio, poco prima della pubblicazione dei risultati degli stress test BCE - dai quali Rocca Salimbeni è uscita con le ossa rotte, segnalandosi come l’unico istituto europeo insolvente in presenza di uno scenario economico avverso -, Mps ha ricevuto da Francoforte l’ok al piano di risanamento, che consiste nella cessione di 27,7 miliardi di sofferenze lorde e in una ricapitalizzazione monstre da 5 miliardi (attualmente il capitale dell’istituto senese ammonta a poco più di 700 milioni di euro).

Mps: il governo preferisce una soluzione di mercato

Il governo ha sempre detto di preferire una soluzione di mercato per il salvataggio della banca guidata da Fabrizio Viola. La mano dell’esecutivo, infatti, si vedrà solo nella fase di pulizia dei Non performing loans, con l’intervento del Fondo Atlante 2 tramite la Cassa depositi e prestiti.

Ma le incognite non mancano, dal momento che la buona riuscita dell’operazione è legata soprattutto a un aumento di capitale di proporzioni gigantesche e dall’esito tutt’altro che scontato.

Mps e l’incubo bail in per il governo

In teoria nulla vieta all’esecutivo di salvare Mps con soldi pubblici. Solo che poi scatterebbe la trappola del bail-in. In quel caso migliaia di italiani vedrebbero i propri risparmi azzerati e potrebbero vendicarsi con il premier in vista dell’imminente referendum.

Mps: il piano per ridurre l’aumento

I vertici di Mps da giorni stanno studiando un modo per ridurre da 5 a 3,5 miliardi l’entità della ricapitalizzazione, attraverso una conversione in azioni delle obbligazioni subordinate collocate presso gli investitori istituzionali: ma si tratta di una manovra caratterizzata da un elevato coefficiente di difficoltà e ricca di insidie.

Mps: il governo smentisce il ricorso al fondo ESM

Oggi, inoltre, l’esecutivo ha smentito su tutta la linea l’ipotesi - ventilata da La Stampa - di un ricorso al fondo Salva Stati Europeo (ESM) a sostegno del sistema bancario italiano. Secondo il quotidiano torinese - che cita tre diverse fonti a conoscenza del dossier - l’utilizzo del fondo sarebbe stato uno dei temi affrontati dal premier Matteo Renzi e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel nel corso dei vertici di Ventotene e Maranello.

Mps e il referendum costituzionale

Ma la questione più spinosa riguarda la tempistica. In occasione del forum Ambrosetti di Cernobbio, Renzi ha auspicato “che l’aumento di capitale di Mps possa essere svolto entro l’anno e si capisca il messaggio forte che noi abbiamo dato con il decreto delle popolari”.

In buona sostanza il presidente del Consiglio spera che l’operazione si chiuda prima del referendum costituzionale, il quale con ogni probabilità si svolgerà a cavallo tra novembre e dicembre.

Il governo deve però vincere la resistenza degli istituti che compongono il consorzio di garanzia per l’aumento di Mps (Jp Morgan, Mediobanca, Banco di Santander, Bofa Merrill Lynch, Goldman Sachs, Credit Suisse, Citigroup e Deutsche Bank), i quali, prima di mettere mano alle tasche, vorrebbero attendere l’esito della consultazione referendaria ed evitare di finire invischiati nel clima di incertezza che deriverebbe da un’eventuale vittoria del No.

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