Il Movimento 5 Stelle perde ancora pezzi: 4 deputati lasciano dopo il voto sul MES

Alessandro Cipolla

10 Dicembre 2020 - 12:18

10 Dicembre 2020 - 13:22

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Quattro deputati del Movimento 5 Stelle hanno annunciato il loro addio ai pentastellati dopo il voto del Parlamento sulla riforma del MES: sono Fabio Bernardini, Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia e Antonio Lombardo.

Il Movimento 5 Stelle perde ancora pezzi: 4 deputati lasciano dopo il voto sul MES

La riforma del MES ha ottenuto il via libera da parte del Parlamento, ma per il Movimento 5 Stelle dove non sono mancate defezioni nel voto adesso sembrerebbe essere iniziato il momento della resa dei conti.

La notizia dell’ultim’ora è la decisione di quattro deputati dei 5 Stelle (Fabio Bernardini, Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia e Antonio Lombardo) di abbandonare il Movimento in aperto contrasto con la scelta dei vertici del partito.

Dopo aver trovato un accordo sulla risoluzione da votare in Aula, il Movimento 5 Stelle infatti ha dato indicazione ai suoi parlamentari di votare a favore della ratifica della riforma del MES, salvando di fatto il governo che altrimenti sarebbe andato sotto.

Non sono mancati però diversi deputati e senatori che hanno deciso di votare contro oppure di astenersi, tanto che al Senato i giallorossi devono ringraziare anche alcune assenze tra le fila di Forza Italia.

Movimento 5 Stelle: in quattro lasciano dopo il MES

Fabio Bernardini, Carlo Ugo De Girolamo e Mara Lapia sono tre deputati che a Montecitorio hanno votato contro la riforma del MES, mentre Antonio Lombardo ha scelto di non prendere parte al voto.

Noi parlamentari subiamo giornalmente minacce di espulsioni e altri provvedimenti disciplinari se solo ci azzardiamo ad esporre il nostro pensiero - ha spiegato Bernardini all’Adnkronos - L’approvazione della riforma del MES è l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, non è più possibile rimanere nel Movimento 5 Stelle”.

I pentastellati continuano così a perdere pezzi, anche se alla Camera i numeri della maggioranza sono abbastanza ampi. Situazione molto diversa invece al Senato, dove possibili nuovi addii potrebbero mettere seriamente in difficoltà numerica il governo.

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