Moderna: richiami contro varianti funzionano

Marco Ciotola

14/04/2021

15/04/2021 - 13:06

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Studi primari parlano di chiara efficacia sulle varianti del coronavirus per i richiami vaccinali in sperimentazione da Moderna

I richiami vaccinali sperimentati da Moderna contro le varianti del coronavirus potrebbero funzionare.

Lo assicura uno studio primario che accompagna le fasi di test dei farmaci, sui quali è tuttora al lavoro la compagnia farmaceutica statunitense.

Il percorso, se privo di intoppi, potrebbe garantire la disponibilità dei sieri contro le temute varianti già entro ottobre stando al CEO dell’azienda, Stephane Bancel.

La ricerca non è ancora stata sottoposta a revisione da parte della comunità scientifica, ma per lo stesso CEO lascia intravedere “dati molto incoraggianti”, che lasciano ben sperare nel proseguimento del cammino di ricerca.

Moderna: richiami contro varianti funzionano

I richiami si focalizzano sul contrasto diverse varianti, tra cui c’è il temuto ceppo sudafricano, identificato come variante B.1.351.

Le sperimentazioni sembrano mostrare un grado di efficacia molto elevato, motivo per cui il CEO Stephane Bancel prevede che possano approdare all’utilizzo di massa a partire dagli Stati Uniti già da quest’autunno:

“Vogliamo assicurarci che ci siano richiami disponibili in autunno, così da proteggere le persone mentre ci avviciniamo al prossimo inverno”.

Il mese scorso gli statunitensi National Institutes of Health hanno iniziato a testare una varietà di sieri sperimentati da Moderna da utilizzare come possibile terza dose del vaccino anti-Covid, studiata proprio per garantire un livello maggiore di immunità.

L’approccio della Food and Drug Administration all’autorizzazione delle varianti è simile a quello relativo ai vaccini antinfluenzali annuali, questo significa che potrebbero essere autorizzati per l’uso di emergenza senza studi clinici troppo estesi nel tempo.

Moderna punta a inviare i dati alle autorità di regolamentazione entro pochi mesi. I commenti della compagnia sono arrivati appena un giorno dopo l’annuncio di un’efficacia del vaccino che supera il 90% nel proteggere dal contagio fino ai sei mesi successivi la seconda dose.

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