Mobbing coniugale: cos’è e come difendersi

Isabella Policarpio

28 Gennaio 2019 - 11:55

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Il mobbing coniugale avviene in ambito familiare, tra due coniugi, e consiste nelle offese reiterate contro il partner con il fine di umiliarlo ed arrecargli un danno.

Il mobbing coniugale è una nuova categoria di mobbing che pian piano sta trovando il pieno riconoscimento della giurisprudenza italiana.

Si tratta di una delle possibili forme del mobbing in famiglia e coinvolge due soggetti in qualità di coniugi o partners. Precisamente, il mobbing coniugale consiste nella condotta vessatoria, reiterata nel tempo, finalizzata ad offendere, deridere e umiliare il coniuge con lo scopo di fargli prendere delle decisioni che altrimenti non avrebbe preso e di arrecargli un danno alla salute, fisico o psichico.

Quando la condotta integra gli estremi di un reato, la vittima può sporgere una denuncia o presentare una querela, tuttavia fornire delle prove non è affatto semplice.

Cos’è il mobbing coniugale

Il mobbing coniugale è una categoria di mobbing che sta prendendo sempre più piede anche in Italia. Questa fattispecie viene ricompresa nel mobbing familiare, del quale rappresenta una delle possibili diramazioni, insieme al mobbing genitoriale.

Per la Corte di Cassazione, il mobbing coniugale per essere tale deve rispettare dei requisiti (gli stessi del mobbing sul lavoro) che sono:

  • la reiterazione nel tempo dei comportamenti persecutori;
  • il danno alla salute, sia fisico che psichico, della vittima;
  • il nesso causale tra la condotta mobbizzante ed il danno alla salute;
  • l’intenzionalità persecutoria dell’autore.

Per fare degli esempi, il mobbing coniugale si verifica quando uno dei coniugi offende ed umilia sistematicamente l’altro con il fine di deriderlo, denigrarlo e ferire la sua integrità psicofisica.

Sottolineiamo che il mobbing coniugale si verifica anche quando il singolo comportamento non è di per sé un reato, ma lo diventa nel momento in cui viene reiterato nel tempo con lo scopo di arrecare un danno.

Mobbing coniugale: la condotta

Il mobbing coniugale si verifica soprattutto quando la coppia vuole procedere alla separazione o al divorzio senza però raggiungere un accordo. In queste circostanze, infatti, spesso la conflittualità tra i coniuge si traduce in un vero e proprio piano per umiliare l’altro, con il fine di ferirlo, ledere la sua integrità psicofisica e fargli prendere delle decisioni che altrimenti non avrebbe preso.

La condotta in caso di mobbing coniugale può avere diversa natura: imposizioni, violenza verbale o fisica, coercizioni, rifiuto al dialogo ed umiliazioni sotto ogni aspetto della vita, anche sessuale.

A tal proposito proponiamo un elenco esemplificativo (ma non esaustivo) delle condotte più frequenti:

  • apprezzamenti offensivi in pubblico o in privato;
  • manifestazioni di disinteresse e di mancata stima;
  • provocazioni sistematiche;
  • tentativi di sminuire il ruolo genitoriale del coniuge;
  • sottrazione dei beni in comune;
  • rifiuto al dialogo;
  • disinteresse generale.

Data la difficoltà di inquadrare il mobbing coniugale in condotte tipiche, gioca un ruolo fondamentale la discrezionalità del giudice di merito.

A chi rivolgersi

Il mobbing coniugale è un fenomeno di difficile interpretazione, infatti, anche se ormai riconosciuto dalla giurisprudenza italiana, molti studiosi di psicologia e di diritto ne negano l’autonomia o, addirittura l’esistenza.

Non aiuta poi il fatto che dimostrare le condotte di mobbing, quindi le discriminazioni, le umiliazioni prolungate nel tempo, non è semplice e, di conseguenza, diventa difficile fornire alle autorità la prova del fatto.

Nel nostro Paese non esiste ancora una disciplina autonoma del reato di mobbing, tuttavia, anche se non esplicitamente contenuto nel Codice Penale, è possibile denunciare il mobbing quando la vittima subisce dei comportamenti riconducibili a fattispecie di reato (per esempio maltrattamenti in famiglia e violenza verbale).

Quindi, se la condotta costituisce un illecito penale, la vittima potrà sporgere una querela o una denuncia presso gli uffici delle Forze dell’ordine, dare impulso alle indagini investigative ed eventualmente al processo.

Inoltre, dato che spesso il mobbing coniugale avviene contestualmente alla separazione o al divorzio, chi subisce la condotta mobbizzante è legittimato a chiedere il divorzio con addebito.

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