Mercati, è rally di primavera: ecco su cosa puntare

Renato Frolvi

24/03/2016

Scenario sui mercati finanziari di primavera: caratteristiche e opportunità del dolce rally di primavera. Ecco su cosa puntare.

Mercati, è rally di primavera: ecco su cosa puntare

A partire dalla metà di febbraio i mercati azionari e i mercati del credito delle economie sviluppate hanno espresso un rimbalzo decisamente corposo, dopo il clima di crisi di dicembre e gennaio.
Alcuni ritenevano, almeno sino alla prima settimana di marzo, che si trattasse solo di un rimbalzo tattico e non di un ritorno al trend rialzista che aveva caratterizzato i mercati azionari nel periodo 2009-2014. Tuttavia, giunti oramai ad aprile 2016, si può ipotizzare che il trend rialzista si sia definitivamente stabilizzato, anche se con una pendenza molto più dolce.

Mercati di primavera: ritorno al trend rialzista, ma dolce

A tutt’oggi infatti i dati fondamentali che limitano il deciso apprezzamento delle azioni non sono cambiati:

  • una crescita mondiale ancora tenue, nonostante che il timore di un hard landing cinese nel 2016 sia del tutto svanito oramai;
  • una crescita debole degli utili;
  • i mercati iniziano sempre più ad essere diffidenti del potere delle banche centrali di raggiungere gli obbiettivi di inflazione e crescita, un fattore di freno per un robusto trend rialzista dei listini. Purtroppo i limiti di efficacia delle politiche delle banche centrali stanno diventando sempre più evidenti, soprattutto con riferimenti alla politica dei tassi di interesse negativi.

Le ragioni del crollo di inizio 2016

Possiamo dire ora con una ragionevole dose di certezza che i crolli dei mercati finanziari a gennaio e fino a metà febbraio sono stati provocati:

  1. dai timori per l’impatto del calo dei prezzi del petrolio sulle economie dei paesi emergenti, vista la forte correlazione tra il prezzo del WTI e l’indice S&P500;
  2. dal pessimismo indotto delle banche centrali, allorquando è iniziata la politica dei tassi d’interesse negativi, che ha fatto pensare agli investitori che la recessione globale fosse imminente;
  3. da rumours insistenti circa probabili dissesti finanziari di grosse istituzioni internazionali che erano costrette a vendite coattive e dismissioni di assets per coprire buchi di bilancio. Di conseguenza il rinnovato timore di una crisi sistemica (simile a quello circolante negli ambienti finanziari post default della Lehman) aveva indotto tutti gli investitori a vendere senza distinguere tra azioni “sane” e azioni di aziende problematiche;
  4. si vocifera anche che alcuni grossi fondi sovrani appartenenti ai paesi esportatori di petrolio siano stati tra i protagonisti delle vendite coattive per riparare ai buchi di bilancio statali provocati dal crollo del prezzo del greggio.

Mercati di primavera: i fattori rialzisti

A partire dal 15 febbraio tutto si inverte: l’inizio del rimbalzo infatti coincide con la dichiarazione di Deutsche Bank di lanciare una OPA sui propri bond senior e della ferma volontà di pagare le cedole dei propri bond subordinati, oltre alla pubblicazione di un bilancio della Commerzbank ben oltre le più rosee aspettative.

Al contempo, il West Texas Intermediate inizia la sua fase di rimbalzo che dai minimi di 26.5 dollari del 10 febbraio lo porterà agli attuali 41 dollari barile.

Inoltre i dati macro-economici americani (disoccupazione, ordini industriali) iniziano ad essere migliori delle aspettative già a partire dalla seconda metà di febbraio.

A fine febbraio la notizia dell’introduzione di tassi negativi da parte della banca del Giappone dà un altro segnale di ottimismo perché i mercati sono certi oramai che la FED, messa con le spalle al muro, non potrà rimanere l’unica banca centrale al mondo a irrigidirsi su una politica monetaria rialzista.

Bisogna però anche dire che l’introduzione di tassi d’interesse negativi da parte della Bank of Japan (BoJ) e della Banca Centrale Europea (BCE), una manovra che ha come obiettivo reflazionare i prezzi delle attività e imprimere slancio alla crescita economica, è una policy che ha bisogno di tempo per manifestare i suoi effetti sulla crescita.

Al tempo stesso, tuttavia, questa politica può produrre effetti collaterali negativi a breve termine (può indurre gli investitori a pensare che se gli istituti centrali ritengono necessarie queste misure estreme, vuol dire che non si è ancora usciti dal pericolo recessione) e può determinare anche effetti collaterali a medio-lungo termine sui bilanci delle banche (scarsa redditività degli impieghi) e anche sui bilanci delle assicurazioni (redditività negativa delle gestioni separate sulle polizza vita).

Questo induce molti gestori in questo periodo a sottopesare decisamente le banche e le assicurazioni europee nei loro portafogli e a sovrappesare invece i settori industriali, soprattutto quelle aziende con tassi di dividendo stabilmente al di sopra dei tassi di interesse dei bond governativi, e che hanno al tempo stesso forte potere contrattuale nel fissare il costo della raccolta obbligazionaria.

I fondamentali economici rimangono comunque abbastanza buoni e il pericolo di recessione a livello mondiale sembra essere del tutto svanito.

Più probabile uno scenario di tenue crescita per un lungo periodo di tempo, soprattutto se i prezzi del petrolio e delle commodities risaliranno la china, perché ciò permetterà ai paesi esportatori di ricevere “ossigeno” per le le loro economie per il tramite del canale della bilancia dei pagamenti.

Nel panorama di tenue ma consolidata crescita svettano gli USA, che nel corso del 2016 dovrebbero crescere fra il 2,2% e il 2,5%, al contrario dell’Eurozona che è vista accelerare leggermente tra l’1,5% e l’1,8%. Ma, in entrambi i casi, la crescita del PIL reale sarà dovuta alla forza della domanda interna.

Sono svanite invece le paure di un “hard landing” in Cina: dagli ultimi dati pervenuti ci sembra di poter escludere una crescita 2016 che crolla al 5% o meno. Le previsioni di crescita del PIL cinese sono sempre ancorate in una fascia che va dal 6% al 6,5%.

Mercati: il problema degli utili aziendali

Il problema vero rimangono quindi gli utili aziendali.
Infatti, le previsioni di crescita degli utili continuano a essere riviste al ribasso, sia per le blue chips americane che per quelle europee, ad appena il 2,6% per lo S&P 500 Composite e al 3,3% per lo STOXX Europe 600, in una zona normalmente associata a una recessione.

La componente fondamentale che ha abbassato le stime sugli utili degli indici è quella relativa al settore energia e commodities.

Su cosa puntare con il rialzo di primavera

L’apprezzamento potenziale delle azioni è di conseguenza limitato alla revisione al rialzo degli utili e al deciso rilancio del trend economico e ciò significa che, in assenza di sorprese positive sul lato macro-economico e sul lato micro-economico, il nuovo trend rialzista all’orizzonte avrà un ritmo più dolce e non così consistente come il trend 2009 -2014.

I miei titoli preferiti in questo contesto:

  • il settore auto (BMW, Daimler, Eenault),
  • il settore chimico (Bayer, Basf)
  • il settore industriale (ABB in Svizzera, Kone in Finlandia, SKF in Svezia, Siemens).

Sconsiglio le banche in generale e soprattutto le banche italiane, alle prese con sofferenze, scarsa redditività e richieste di aumenti di capitale della BCE e sconsiglio anche le assicurazioni perché la curva dei tassi negativa non offrirà grandi opportunità di rendimento per le gestioni separate delle polizze vita e quindi avranno difficoltà a collocare i loro prodotti a capitale garantito, oltre ad avere problemi nell’onorare i loro impegni sulle vecchie polizze a rendimento garantito collocate negli anni passati.