Mercati azionari: i dazi di Trump un ostacolo alla crescita globale nel secondo semestre?

Mentre Stati Uniti e Cina rivaleggiano sulla supremazia commerciale globale la bilancia commerciale cinese sale ancora su nuovi record e la guerra commerciale prosegue a colpi di dazi. Ecco le conseguenze

Mercati azionari: i dazi di Trump un ostacolo alla crescita globale nel secondo semestre?

La guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina va avanti nonostante i primi segnali di distensione emersi sul finire della scorsa settimana. Fra le parti in gioco sembra affiorare un cauto ottimismo sulla possibilità di un prossimo incontro, ma le criticità sono ancora molte.

A dispetto delle volontà del Presidente Donald Trump, a giugno il surplus commerciale della Cina nei confronti degli Stati Uniti ha toccato un nuovo record a 28,97 miliardi di dollari, grazie a un rialzo di oltre 4 miliardi sui 24,58 miliardi di maggio. Il dato più significativo è quello relativo alle esportazioni cinesi verso l’America, il cui ammontare assoluto è salito a 42,62 miliardi di dollari. Questi numeri da soli riescono a dare una dimensione alle immani conseguenze che ulteriori ondate di tariffe doganali, dopo quelle entrate in vigore il 6 luglio scorso, avrebbero sul commercio globale.

Da non sottovalutare il confronto fra le due sponde dell’Oceano Atlantico, ovvero con l’Europa. Se gli Usa dovessero prendere provvedimenti protezionistici anche contro le merci importate dal Vecchio Continente verrebbero seriamente minate le prospettive di crescita, già delicate, dell’Europa. Su questo fronte gli operatori sono più fiduciosi e guardano ad un possibile accordo tra Ue e Usa nell’incontro bilaterale annunciato da Trump in occasione del Summit NATO con Juncker, in agenda il prossimo 25 luglio. Il Presidente USA ha, tuttavia, tenuto a precisare che se non sarà raggiunto un compromesso scatteranno i dazi sulle importazioni di automobili prodotte in Europa.

Il pericolo dazi, i mercati e l’inflazione

Nel caso di una potenziale escalation negativa, i mercati azionari potrebbero subire un duro contraccolpo, anche maggiore di quello accusato fino ad ora. Erigere barriere commerciali in entrata da parte dei tre principali blocchi economici globali potrebbe portare alla rottura delle catene di approvvigionamento alle quali fanno affidamento molte aziende e danneggiare i processi di produzione, dato che le dogane potrebbero ritardare o bloccare le spedizioni.

L’imposizione di tariffe commerciali da parte degli Usa verso l’Europa andrebbe ad incidere negativamente anche su di un altro aspetto ancora poco trattato, ovvero sull’inflazione. Avere più barriere commerciali verso gli Usa significherebbe per le imprese europee essere costrette ad aumentare l’offerta domestica e/o aumentare i prezzi dei prodotti. Il pericolo è che un’inflazione che cresce troppo in fretta in una fase controllata di uscita dalle politiche monetarie accomodanti potrebbe spingere la BCE addirittura ad accelerare sul percorso verso la normalizzazione. Le conseguenze per mercati azionari e obbligazionari sarebbero inevitabilmente negative.

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Considerazioni

La minaccia rappresentata dall’imposizione di tariffe doganali sulle merci in entrata negli Usa è stato il principale driver che ha provocato la correzione dei mercati nella prima finestra di anno. Anche negli Stati Uniti la ripresa degli indici di Wall Street è stata più volte messa in discussione quando i toni fra le due superpotenze economiche mondiali andavano assumendo un contorno di vera e propria “guerra”.

Per il momento dunque i timori su un “ritorno al protezionismo globale” hanno prevalso, anche negli stessi Stati Uniti dove hanno stemperato le emotività dovute alla riforma fiscale di Trump. Vedremo se sarà così anche per il resto dell’anno o se i mercati, soprattutto quelli azionari, riusciranno a reperire altrove la benzina che serve per recuperare il terreno lasciato scoperto.

Un buon banco di prova è rappresentato dalla stagione degli utili da poco iniziata, prima cartina di tornasole per verificare se ad ora gli investitori hanno o meno esagerato nel prezzare nelle quotazioni di Borsa il rischio dazi che in questi mesi ha catalizzato il dibattito politico internazionale.

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