Maxi tagli in busta paga per i più ricchi: perché urge la riforma delle addizionali Irpef

Simone Micocci

27 Dicembre 2021 - 15:48

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Riforma IRPEF, attenzione all’effetto addizionali: così Regioni e Comuni possono far pagare di più a chi ha un reddito medio-alto.

Maxi tagli in busta paga per i più ricchi: perché urge la riforma delle addizionali Irpef

La riforma fiscale che ha portato alla revisione delle aliquote IRPEF è stata accolta con grande entusiasmo: tuttavia, c’è un aspetto che merita di una riflessione ed è quello delle cosiddette addizionali regionali e comunali, in quanto c’è il rischio che queste vadano a sfavorire particolarmente i redditi elevati.

Già per la riforma fiscale c’è chi ha avuto da ridire in quanto il massimo beneficio si ha per i redditi di circa 40.000,00€, tant’è che per i redditi più bassi è stato deciso d’introdurre un bonus contributi che - solamente per il 2022 - garantirà un incremento di stipendio sotto i 35.000 euro di reddito. E va detto anche che con la revisione dell’IRPEF nazionale, il cambio di aliquote è stato accompagnato da una profonda revisione delle detrazioni, aumentate a tal punto da garantire a tutti una riduzione d’imposta almeno pari a quella attuale.

Un processo che avrà ripercussioni a livello locale con regioni e comuni che dovranno per forza di cosa rivedere il sistema delle addizionali IRPEF se non vogliono rischiare che ci siano dei maxi tagli, persino spropositati, per chi ha redditi elevati.

Addizionali locali: perché serve una riforma a causa della nuova IRPEF

Il passaggio da cinque a quattro scaglioni IRPEF, con le modifiche alle relative aliquote, impone delle riflessioni a livello locale. Vale per le addizionali delle Regioni, così come pure per quei 2.959 Comuni - il 43,6% degli enti che applicano l’addizionale - che hanno deciso di differenziare le aliquote per fasce di reddito.

Con la revisione dell’IRPEF “nazionale”, anche gli enti locali dovranno ridurre le loro addizionali tenendo conto non di cinque bensì di quattro scaglioni di reddito. Il problema è che questa operazione non potrà essere bilanciata attraverso una revisione delle detrazioni, visto che in ambito regionale e comunale non esistono. Per questo c’è il rischio di sfavorire, persino troppo, determinati contribuenti.

Cerchiamo di capire il perché guardando a come cambiano le aliquote IRPEF con l’ultima riforma:

  • nessuna variazione per redditi sotto ai 15 mila euro;
  • si riduce di 2 punti, dal 27 al 25%, la richiesta per i redditi tra i 15 e i 28 mila euro;
  • taglio di 3 punti, dal 38% al 35%, invece, tra i 28 mila e i 50 mila euro di reddito;
  • aumenta, invece, la richiesta sopra i redditi di 50 mila euro, dove l’aliquota è del 43% (prima era del 41% sopra i 55 mila euro).

Questo è a livello nazionale; bisogna però interrogarsi, e in pochi lo hanno fatto in questi giorni, su qual è l’effetto per le addizionali. Una semplice trasformazione di tipo proporzionale comporterebbe un maxi aumento per i redditi compresi tra i 50 mila e i 75 mila euro.

Anche perché, come sostiene Il Sole 24 Ore, è molto probabile che regioni e comuni vadano a effettuare il ricalcolo con l’obiettivo però di garantirsi almeno lo stesso gettito attuale, così da non perdere neppure un euro: tuttavia, il gettito andrà spalmato su quattro gruppi di contribuenti e non più su cinque come avviene oggi. Bisogna però considerare che in Italia il 77% dei contribuenti si trova nei primi due scaglioni, di cui uno è stato persino favorito dalla riforma IRPEF. Per far quadrare i conti, quindi, è sempre più probabile un incremento delle addizionali nella fascia alta.

Addizionali IRPEF: quando si decide?

Il timore dei redditi elevati è che i vantaggi della riforma IRPEF nazionale vengano mitigati dalle nuove addizionali regionali e comunali. Il rischio è di dover pagare di più a livello locale, azzerando quindi il risparmio garantito dal taglio delle tasse deciso dal Governo centrale.

Per evitare che una tale operazione vada a svantaggiare in maniera spropositata i più ricchi, le amministrazioni locali dovranno riflettere per trovare una quadra che possa accontentare tutti. Per farlo c’è tempo fino al 31 marzo 2022.

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