Mascherine FFP2: quanto durano e quante volte si possono riutilizzare

Giorgia Bonamoneta

12 Gennaio 2022 - 21:31

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Sempre più richieste, le mascherine FFP2 rischiano di diventare introvabili. Le mascherine non sono riutilizzabili, ma spesso si usano oltre il tempo limite. Ecco come utilizzarle correttamente.

Mascherine FFP2: quanto durano e quante volte si possono riutilizzare

Le mascherine FFP2 sono sempre più richieste. L’estensione del loro utilizzo, tra obblighi e raccomandazioni, le hanno rese più difficili tra trovare. Per questo motivo molti italiani utilizzano più volte le stesse mascherine, sia chirurgiche che di tipo FFP2. Ma quanto durano davvero e quante volte si possono riutilizzare senza rischi per la salute?

Le mascherine di tipo FFP2 sono monouso e per questo motivo andrebbero buttate dopo ogni utilizzo. L’uso della mascherina inoltre non dovrebbe superare le otto ore. Ma l’esplosione della richiesta per via delle nuove norme e il loro utilizzo monouso le rendono rare e spesso sono riutilizzate.

Domandarsi se si possono riutilizzare è lecito e infatti è la stessa domanda che si sono fatti gli scienziati dietro la ricerca del Deaconess Medical Center di Boston.

Quanto durano mascherine FFP2 e quante volte si posso utilizzare

L’obbligo di indossare la mascherina FFP2 è stato esteso a diverse situazioni, oltre ai mezzi di trasporto pubblici, questo tipo di mascherine devono essere portate anche al cinema, al teatro, allo stadio e durante gli eventi sportivi al chiuso.

La domanda di mascherine è tornata ad aumentare in relazione alle nuove norme. Inoltre, proprio per la loro natura, sono monouso e quindi dopo un solo utilizzo (di circa 8 ore) dovrebbero essere gettate. Fin dall’inizio della pandemia però sono state molte le occasioni nelle quali gli italiani hanno deciso di riutilizzare le mascherine, anche dopo diversi giorni, utilizzando metodo di pulizia fatti in casa come l’utilizzo di un detersivo igienizzante nella lavatrice.

Mascherine FFP2 riutilizzabili: quali sono?

Il costo delle mascherine di tipo FFP2, rispetto al passato, è stato abbassato. Il Governo ha deciso di calmierare il prezzo per consentire più facilmente l’acquisto a tutta la popolazione che ne ha bisogno. All’utilizzo monouso esiste però un’alternativa.

Ci sono infatti delle mascherine di tipo FFP2 riutilizzabili. La differenza tra le monouso e quelle riutilizzabili sta in una lettera presenza sulle stesse mascherine o sulla confezione. Le mascherine monouso presentano la sigla “NR”, mentre le mascherine riutilizzabili la lettera “R”.

Le mascherine non riutilizzabili, quelle con la sigla “R”, possono essere utilizzate per un periodo di tempo dalle 6 alle 8 ore. Questo orario massimo può non essere consecutivo e quindi le mascherine possono essere riutilizzate nell’arco della giornata.

Sterilizzare le mascherine è possibile? Cosa è stato scoperto negli Stati Uniti

Da tempo si discute e si cerca di provare il riutilizzo delle mascherine. Il problema principale, oltre il costo di una fornitura costante di mascherine chirurgiche o di tipo FFP2, è l’impatto ambientale che queste hanno. Si possono trovare mascherine gettate ai lati delle strade, in spiaggia e nelle aree verdi.

I ricercatori del Deaconess Medical Center di Boston (Stati Uniti) hanno fatto un passo avanti per provare che con la sterilizzazione è possibile riutilizzare le mascherine FFP2 non riutilizzabili, senza pregiudicare la loro efficienza. “Non abbiamo riscontrato differenze statisticamente significative nell’adattamento qualitativo e quantitativo o nell’efficienza di filtrazione” hanno confermato i ricercatori dopo il processo di decontaminazione.

I risultati sono ottimi: la mascherina può essere riutilizzata fino a 25 volte e la capacità filtrante è rimasta superiore al 95%. Il processo di decontaminazione però non è replicabile in casa. Per funzionare si deve utilizzare il perossido di idrogeno vaporizzato (VHP). Il metodo prevede l’uso del vapore in condizioni di vuoto profondo. L’autrice dello studio, la dottoressa Christina Yen, ha concluso parlando dell’importanza di ridimensionare e tradurre la capacità di disinfezione in altri contesti.

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