Mario Draghi: cosa è cambiato in 5 anni alla guida della BCE

Mario Draghi festeggia 5 anni in carica come presidente della BCE. Ecco cos’è cambiato nell’economia dell’Eurozona dal suo insediamento.

Cinque anni fa Mario Draghi è diventato il presidente della Banca Centrale Europea, prendendo le redini dell’economia dell’eurozona in una forte fase di sofferenza.

Cinque anni dopo, la crisi in qualche modo è più sotto controllo e alcuni analisti si congratulano con l’economista italiano per le riforme e il programma di acquisto di obbligazioni - altrimenti noto come quantitative easing.
Tuttavia, con dei tassi di interesse ultra-bassi e la disoccupazione a livelli ostinatamente elevati, gli investitori si domandano costantemente quando l’economia inizierà il suo percorso di normalizzazione.

Mario Draghi: 5 anni alla guida della BCE

Il 1° novembre 2016 segna il quinto anniversario da quando Mario Draghi ha preso le redini della BCE, con il compito di portare stabilità monetaria nella zona euro portare il blocco fuori da una grave crisi economica - un gioco da ragazzi, insomma.

È stato un mezzo decennio ricco di eventi. A partire dall’ormai famoso discorso dell’estate del 2012 a Londra, in cui Draghi ha annunciato per la prima volta il suo impegno a fare “tutto il possibile” (“whatever it takes”) per salvare l’euro. Quelle tre piccole parole, pronunciate nel bel mezzo di una crisi del debito sovrano paralizzante, sono riuscite a distendere i nervi e a prevenire una spirale discendente che minacciava di distruggere la moneta unica.

Una sfida un po’ più bizzarra e frivola è arrivata l’anno scorso, quando Draghi è stato il bersaglio di una protesta durante una conferenza stampa della BCE. Una giovane donna è salita sulla scrivania del presidente, inondandolo di coriandoli.
L’incidente può sembrare relativamente poco importante, ma la reazione calma di Draghi (guadagnandosi gli applausi dei giornalisti in sala per aver portato a termine la conferenza senza tante storie) riflette il modo in cui Mario Draghi ha preso il suo ruolo.

In tempi recenti, con l’economia in difficoltà della zona euro che sembra richiedere una nuova ondata di stimolo e con la minaccia di una spirale deflazionistica nell’area, ha annunciato al mercato un nuovo «bazooka» di misure in un modo così sobrio da sembrare in contraddizione con la politiche coraggiose, storiche e senza precedenti che stava presentando.

Se dovessimo riassumere i messaggi di Draghi negli ultimi cinque anni in una sola frase, non potremmo non fare riferimento alla sua ripetizioni costante per cui le banche centrali possono fare ben poco senza l’implementazione di politiche fiscali da parte dei governi.
L’influenza esercitata dalla banca centrale è enorme, e le conseguenze di qualche sbaglio possono essere terrificanti, ma alla fine Draghi ha ragione: le banche centrali possono stabilizzare la nave, ma non possono cambiare la sua direzione.

Cosa è cambiato con Draghi in 5 anni

La crisi dell’euro era nella sua fase peggiori quando Draghi è salito alla guida della BCE ma, dopo aver affrontato una serie di sfide inizialmente, il presidente è riuscito a portare l’economia verso la crescita.

La prima risposta di Draghi, offrire alle banche della liquidità praticamente illimitata a condizioni generose, non ha appianato la situazione.
Non era abbastanza da ricostruire la fiducia degli investitori per il futuro dell’euro.
Solamente quando Mario Draghi ha avuto il coraggio di dire al mondo che la BCE avrebbe agito come le altre banche centrali, e cioè come prestatore di ultima istanza nei momenti di estrema difficoltà, è riuscito ad appianare la crisi di fiducia dell’euro sotto controllo. Al tempo, il suo motto ’fare tutto ciò che serve’ funzionò come per magia.

Il quantitative easing della BCE sta tentando di sostenere il recupero dell’economia della zona euro e un’espansione costante in linea con la crescita tendenziale di circa l’1,5 per cento, con un aumento significativo dell’occupazione e un calo dei deficit fiscali.

L’economia della zona euro ha sofferto il peggio della crisi economica alla fine del 2009, quando gli stati periferici di Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Cipro faticavano a rifinanziare il debito pubblico senza l’assistenza di istituzioni finanziarie terze parti come la BCE, il Fondo monetario internazionale (FMI) e il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF). La crisi ha scosso la fiducia degli investitori nelle economie della zona euro e paesi come Grecia e Spagna sono ancora alle prese con alti livelli di debito e disoccupazione.

Mario Draghi, senza dubbio, ha avuto il non invidiabile compito di cercare di trascinare l’economia della zona euro fuori da una crisi finanziaria apparentemente senza fine.

L’eurozona è sicuramente un posto migliore di quanto non fosse cinque anni fa, con chiari seppur lenti segnali di ripresa per la crescita e l’inflazione.

Ma esistono ancora delle sfide per Draghi, tra cui la decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione europea e gli alti livelli di debito in alcuni paesi, in particolare l’aumento dei crediti deteriorati in Italia. Il comparto bancario è ancora in difficoltà, con i problemi del debito greco e italiano che continuano a peggiorare.

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