MIUR: le conseguenze delle dimissioni di Fioramonti

Nel giorno di Natale Lorenzo Fioramonti ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di Ministro dell’Istruzione. Ecco quali potrebbero essere le conseguenze di questo suo gesto.

MIUR: le conseguenze delle dimissioni di Fioramonti

Ministero dell’Istruzione, importanti novità nel 2020: alla guida del dicastero di Viale Trastevere potrebbe non esserci più Lorenzo Fioramonti, il quale - proprio nel giorno di Natale - ha presentato una lettera di dimissioni al premier Conte.

Il malcontento del Ministro dell’Istruzione ve lo abbiamo raccontato qualche giorno fa ma adesso, con la notizia data da diversi organi di stampa, sembra esserci ormai l’ufficialità (anche se nessuna delle parti in causa ha ancora commentato). Ricordiamo il motivo che ha portato Fioramonti a rassegnare le dimissioni: le poche risorse stanziate in Legge di Bilancio 2020 per il comparto Istruzione e Ricerca.

Secondo il Ministro, infatti, il Governo doveva osare di più e riconoscere almeno 3 miliardi di euro per il comparto Istruzione e un altro miliardo per la Ricerca; in caso contrario non avrebbe esitato a presentare le dimissioni.

E così è stato, dal momento che la Legge di Bilancio prevede meno di 3 miliardi di euro complessivi per l’intero comparto, Ricerca compresa. Ed ecco quindi che Fioramonti, il quale è stato assente sia nell’ultimo Consiglio dei Ministri che alla Camera per il voto sulla manovra, ha deciso di fare un passo indietro a meno di quattro mesi dal suo insediamento a Viale Trastevere.

Quali potrebbero essere le conseguenze di una tale decisione? Tante, sia sul piano politico che su quello amministrativo.

Lorenzo Fioramonti non sarà più Ministro dell’Istruzione?

Come prima cosa bisognerà capire se la decisione di Fioramonti sarà definitiva oppure se soggetta a ripensamenti. Non è detto che il premier Conte e il Movimento 5 Stelle accettino di buon grado questa decisione; c’è una concreta possibilità, infatti, che a questo venga chiesto di restare alla guida del Ministero dell’Istruzione in virtù del buon lavoro fatto in questi mesi.

A questo punto l’ultima parola spetterà a Fioramonti, il quale sembra aver presentato le dimissioni più per una questione di coerenza che per volontà personale.

Ad oggi, comunque, tutti gli indizi portano ad un cambio nel MIUR, tant’è che Fioramonti avrebbe già pensato ad una nuova organizzazione all’interno della Camera dei Deputati.

Lorenzo Fioramonti lascia la maggioranza?

Fioramonti sembra voler formare un nuovo gruppo parlamentare che, in prospettiva, potrebbe tramutarsi in un soggetto politico vero e proprio. Con lui potrebbero andare dai sei agli otto deputati, tra i quali dovrebbero esserci Nunzio Angiola e Gianluca Rospi.

Il Governo M5S-PD, però, non ha nulla da temere: sembra infatti che il nuovo gruppo di deputati guidato da Fioramonti non farà mancare il proprio appoggio al premier Conte restando quindi all’interno della maggioranza.

Ministero dell’Istruzione: chi al posto di Fioramonti?

Per il dopo-Fioramonti sembra esserci già un nome e un cognome: Nicola Morra, oggi presidente della commissione Antimafia.

Un nome che avrebbe una doppia valenza: da una parte Morra è molto vicino al mondo della scuola - è un ex insegnante di Storia e Filosofia - e quindi perfetto per sedere al MIUR, mentre dall’altra, facendo questo parte dei dissidenti del M5S, potrebbe essere l’occasione per farlo rientrare all’interno del gruppo dei fedeli a Di Maio.

MIUR: cosa cambia con il nuovo Ministro?

La linea politica dovrebbe essere la stessa, semmai a preoccupare sono le tempistiche riguardo ai prossimi concorsi scuola.

È inevitabile, infatti, che un cambio di guida a Viale Trastevere provocherà un rallentamento per i bandi di concorso in uscita nei prossimi mesi, come quello per la scuola dell’infanzia e primaria o quello straordinario per la scuola secondaria (previsto dal Decreto Scuola).

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