Libia, centri di detenzione verso la chiusura. Cosa accadrebbe?

L’instabilità e la mancanza di sicurezza per i detenuti dei centri in Libia stanno portando il governo a considerarne la chiusura

Libia, centri di detenzione verso la chiusura. Cosa accadrebbe?

I migranti detenuti nei centri in Libia potrebbero essere rilasciati perché la loro vita non può essere più tutelata e la loro sicurezza non è garantita.

Il premier Fayez al Sarraj starebbe valutando la chiusura dei centri di detenzione nati sulle coste libiche, come riferito in un post di Facebook dal locale Ministero dell’Interno.

La decisione arriva dopo il bombardamento che, nella notte di ieri, ha colpito il centro di detenzione di Tajoura nei pressi di Tripoli, provocando il decesso di un centinaio di persone, tra le quali numerose donne e bambini.

Centri di detenzione per migranti, il governo valuta la chiusura

Dopo il vile attacco di Tajoura, nei pressi di Tripoli, il governo di accordo nazionale starebbe valutando di chiudere i battenti dei centri di detenzione, con la conseguente liberazione dei migranti, lì detenuti.

Secondo il Ministero, il Governo di accordo nazionale non sarebbe più in grado di proteggere i migranti illegali. Da mesi, infatti, continua lo scontro militare tra il governo di Fayez al Sarraj da una parte e gli uomini delle milizie del generale Haftar dall’altra, senza arrivare a un accordo: il raid a sorpresa di ieri ne è la prova.

Non è la prima volta che i migranti vengono colpiti da un bombardamento aereo, fanno sapere dalla missione Onu in Libia. Si tratta già del secondo episodio. Azioni queste che mettono a repentaglio la vita di uomini, donne e bambini impossibilitati a fuggire.

Le Nazioni unite hanno invitato la comunità internazionale a condannare questo crimine e a imporre sanzioni a coloro che hanno ordinato ed eseguito l’attacco. Ma questo appello al governo libico non basta. Se la comunità internazionale non farà nulla per proteggere la Libia da Haftar, la Libia smetterà di aiutare l’Europa nel bloccare i migranti.

Grazie agli accordi internazionali e alla nascita dei centri di detenzione per migranti sulle coste africane, si era infatti assistito a un evidente calo degli sbarchi in Europa. Era diminuito anche il numero dei morti nel Mediterraneo.

Ma è anche vero che le condizioni nei centri - anche in quelli governativi - non sono idilliache, come dimostrato da un rapporto delle stesse Nazioni Unite. L’Onu, nel dipingere questi luoghi come veri e propri lager, racconta di orrori inimmaginabili.

Torture e abusi subiti da profughi e migranti tra i più strazianti: stupri, scariche elettriche, violenze. Il rapporto parla anche di estorsioni ai danni dei migranti: i torturatori avrebbero costretto le vittime a chiamare le famiglie per obbligarle a sentire le urla di dolore dei propri cari, così da chiederne il riscatto.

Oggi la decisione del premier libico di chiudere queste carceri è una buona notizia dal punto di vista dei diritti umani, ma con la fuga di migranti pronti a raggiungere l’Europa, potrebbe aggravare la situazione sbarchi. Tra l’altro il governo libico sembrerebbe intenzionato anche a non intervenire più con la locale Guardia costiera per fermare gli scafisti in mare.

Anche se non è specificato il numero dei centri di detenzione che verrebbe chiuso, quelli ufficiali sarebbero una ventina con circa 8.000 persone. Ma molti altri sono i centri non ufficiali ch ospitano non solo uomini in fuga da guerre e torture, ma anche criminali e jihadisti.

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Argomenti:

Libia Immigrazione

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