Letta o Gentiloni alla guida della Nato: così il Pd è diventato più atlantista degli Usa

Alessandro Cipolla

13/04/2022

13/04/2022 - 12:54

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Enrico Letta e Paolo Gentiloni sarebbero in lizza per il ruolo di segretario generale della Nato quando, nel 2023, scadrà il mandato di Jens Stoltenberg: in ballo ci sarebbe anche Mario Draghi.

Letta o Gentiloni alla guida della Nato: così il Pd è diventato più atlantista degli Usa

Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, il Partito democratico è stata la più puntuale sponda delle posizioni atlantiche nel nostro Paese, con la linea dettata dal segretario Enrico Letta perfettamente sovrapponibile a quella della Nato.

Una sintonia che negli ultimi giorni ha alimentato le voci che vorrebbero un esponente dei dem, meglio se un ex presidente del Consiglio, in corsa per l’importante ruolo di segretario generale della Nato.

Un identikit che sembrerebbe corrispondere perfettamente a quello di Enrico Letta e Paolo Gentiloni, anche se è circolato pure il nome di Mario Draghi che comunque sarebbe meno interessato rispetto ai due esponenti del Pd.

Quando Joe Biden ha vinto le elezioni negli Stati Uniti, per la guida della Nato si è parlato molto anche di Matteo Renzi: nonostante i buoni rapporti con l’inquilino della Casa Bianca, la vicinanza con l‘Arabia Saudita dovrebbe mettere fuori causa il leader di Italia viva.

Letta o Gentiloni alla Nato?

Jens Stoltenberg è l’attuale segretario generale della Nato: oltre a presiedere l’assemblea generale, spetta a lui rappresentare l’Alleanza atlantica a livello internazionale. Specie in un momento come questo, la sua figura è centrale nel delicato scacchiere geopolitico.

Stoltenberg, più volte in passato primo ministro della Norvegia, è in carica dal 2014 e il suo mandato è stato prorogato una prima volta nel 2019 fino al 2022. Lo scoppio della guerra in Ucraina però ha spinto i 30 Paesi che fanno parte della Nato ad allungare ulteriormente di un anno il mandato.

Il suo incarico cesserà di conseguenza a settembre 2023, con l’Italia che sarebbe in pole per esprimere quello che sarà il prossimo segretario generale; da battere, però, stando ai rumors ci sarebbe la concorrenza del Regno Unito.

Considerando che in Italia nella primavera del 2023 si terranno le elezioni politiche, a settembre del prossimo anno spetterà al nuovo Governo indicare quello che sarà il candidato del nostro Paese per la guida della Nato.

A prescindere dal vincitore delle elezioni, in pochi nel nostro panorama politico in questo momento avrebbero i requisiti per ambire a tale incarico: Enrico Letta, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Giuseppe Conte e Mario Draghi.

Escludendo Renzi e Conte, il primo per i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il secondo in quanto non sarebbe sufficientemente atlantista, resterebbero in ballo Letta, Gentiloni e Draghi. L’attuale presidente del Consiglio però non sembrerebbe avere grande interesse a ricoprire un nuovo incarico internazionale.

Paolo Gentiloni invece, che nel 2023 sarà quasi al termine del suo incarico di commissario europeo, potrebbe essere il profilo adatto al pari di un Enrico Letta che, se non dovesse riuscire a tornare a Palazzo Chigi, si potrebbe così “accontentare” del ruolo di segretario generale della Nato.

Il totale appoggio da parte del Partito democratico alle posizioni espresse dall’Alleanza atlantica in merito alla guerra in Ucraina, potrebbe essere così un modo per lanciare la candidatura di Letta e Gentiloni: in un periodo del genere settembre 2023 però è ancora una data lontana, specie considerando che di mezzo ci saranno anche le elezioni politiche della prossima primavera.

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