Legge di Stabilità 2015: Italia promossa con riserva insieme a Francia e Spagna

Vittoria Patanè

28/11/2014

28/11/2014 - 12:23

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La Commissione europea promuove l’Italia con riserva. Avremo più tempo, ma bisogna accelerare con le riforme

Legge di Stabilità 2015: Italia promossa con riserva insieme a Francia e Spagna

Sono in tutto sette i Paesi promossi con riserva. Tra questi c’è l’Italia che secondo Commissione europea nel 2015 rischia di violare il Patto di Stabilità.

L’UE ci chiede quindi di garantire il rispetto delle regole comunitarie, ma soprattutto di proseguire con le riforme economiche e strutturali in grado di garantire una crescita al Paese. Una nuova valutazione ci sarà a marzo.

Gli altri Paesi a rischio sono: Austria, Belgio, Francia, Malta, Spagna e Portogallo. I sette rimandati dovranno quindi:

adottare le misure necessarie nell’ambito della procedura nazionale di bilancio al fine di garantire che il bilancio 2015 sia conforme al Patto

Tornando all’Italia:

La Commissione è dell’opinione che l’Italia ha fatto progressi per quanto riguarda le raccomandazioni di bilancio (...) e invita le autorità a fare ulteriori passi avanti. In questo contesto, misure di aiuto alla crescita, un rigido controllo della spesa pubblica primaria, un aumento dell’efficienza della spesa pubblica e le previste privatizzazioni contribuirebbero a portare il debito pubblico su un piano calante, coerente con la regole del debito nei prossimi anni.

Ricordiamo che la Legge di Stabilità 2015 attualmente in discussione in Parlamento, prevede un aggiustamento del deficit pari allo 0,3% del PIL, una misura insufficiente per rispettare le regole europee. Ma, a causa dell’attuale crisi economica, Bruxelles ha scelto di venirci in contro, non chiedendo ulteriori provvedimenti di finanza pubblica a condizione che l’Italia attui le riforme strutturali che ha promesso negli ultimi mesi.

Secondo i calcoli della Commissione infatti, il Governo dovrebbe effettuare nel 2015 un taglio del deficit strutturale pari al 2,5% del PIL. Tenendo conto un deficit strutturale nel 2013 dello 0,8% del prodotto interno lordo, il bilancio l’anno prossimo tornerebbe in un attivo strutturale di oltre l’1,5% del Pil.

Un cambiamento troppo significativo perché l’Italia possa farcela. Bruxelles dunque ci da più tempo e a marzo ricontrollerà i nostri progressi.

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